Rimborso abbonamenti per coronavirus: obbligo per Associazioni e SSD?

Rimborso abbonamenti per coronavirus: obbligo per Associazioni e SSD?

L’emergenza coronavirus ha sconvolto l’Italia (e non solo), stravolgendo le priorità delle persone ed obbligandole anche ad affrontare problematiche (non sanitarie) che mai avrebbero pensato di dover gestire. Ne sanno qualcosa i gestori di centri sportivi e natatori (palestre e piscine costituite in forma di Associazione piuttosto che di Società Sportiva Dilettantistica) o quelli di Enti culturali Non Profit, che, come se non bastassero le tragiche conseguenze economiche derivanti dalla chiusura forzata imposta il 9 marzo scorso (ad oggi fino al prossimo 3 maggio), per le quali il “Cura Italia” di marzo ha cercato di fornire un aiuto (anche con indennità per autonomi e sportivi), in taluni casi si trovano nella spiacevole situazione di dover gestire richieste di rimborso di abbonamenti già pagati per attività che il Centro, in questo momento, non è nella condizione di poter erogare.

Vediamo quindi come gestire le richieste di restituzione in base alla tipologia del pagamento ricevuto.

Quota associativa: è possibile chiedere il rimborso se l’Associazione è chiusa per il coronavirus?

È usuale (ma non obbligatorio) per le Associazioni richiedere ai propri associati il versamento di una quota annuale di iscrizione, solitamente da pagarsi in un’unica soluzione oppure anche dilazionata nel corso dell’anno sociale ma sempre in esito alla corretta conclusione dell’iter di richiesta. Questo pagamento discende direttamente dalla qualifica di “socio” del sodalizio, potendo dunque godere dei diritti e dei doveri connessi a tale status anche attraverso il sostentamento della stessa Associazione con il sostegno del suo fondo patrimoniale. Posto poi che, secondo le previsioni civilistiche (articolo 37 c.c.) e tributarie di riferimento in materia di agevolazioni fiscali per gli Enti di tipo associativo (articolo 148 TUIR), la restituzione di questo conferimento deve essere vietata (anche per espressa previsione statutaria), va da sé che è da escludersi la possibilità di rimborso della quota associativa (o di parte di essa).

Non solo: qualora il pagamento della quota associativa sia previsto con cadenza periodica, questo sarà da ritenersi in ogni caso dovuto anche nell’ipotesi di temporaneo mancato svolgimento delle attività associative in quanto alle stesse non è comunque direttamente riferibile (essendo connesso alla “qualifica personale”). Sarà l’Organo preposto, in tale caso, a dover stabilire se il mancato versamento costituisca causa di decadenza dalla qualifica di associato e secondo quali termini e/o procedure, senza scordarsi la rilevanza del buon senso, necessario in situazioni di emergenza come quella in essere.

Abbonamento pagato ma centro chiuso per coronavirus: è possibile chiedere il rimborso ad Associazioni Non Profit e SSD?

Il caso più usuale è certamente quello di richieste di rimborso di abbonamenti (mensili, semestrali, annuali e chi più ne ha più ne metta, generalmente attività istituzionale per l’Ente) per attività già pagate ma delle quali il socio (di Associazione) o il tesserato (di Società Sportiva) non può fruire a causa della chiusura forzata degli Enti.

Ebbene, questa fattispecie richiede una precisazione, poichè mentre il “Cura Italia” ha inserito una previsione specifica in tema di spettacoli “a data fissa”, non si è invece espresso sugli abbonamenti per attività sportive (o culturali, a parità di presupposti a monte). In tal caso, infatti, il corrispettivo pagato da un socio/tesserato di ASD/SSD in abbonamento si riferisce alla partecipazione ad “attività sportive dilettantistiche, compresa l’attività didattica” (ex articolo 90 L. 289/2002), e dunque ad un “percorso sportivo” che ha per oggetto l’insegnamento (o il miglioramento, a seconda del livello) di talune discipline sportive, promuovendo dunque stili di vita sani, a vantaggio di ogni praticante e dell’intera collettività.

In questo senso la qualificazione del “percorso sportivo” acquistato “in abbonamento” da un socio/tesserato è evidente che deve avere una sua certa durata nel tempo (per ragioni organizzative), ma allo stesso tempo non è vincolato ad essa, poichè conserva la propria valenza indipendentemente dalla sua collocazione nel tempo, circostanza che rende il pagamento effettuato coerente con il servizio reso indipendentemente dall’ipotesi che di esso si possa fruire a maggio, giugno, luglio … o comunque ad emergenza finita.

A queste condizioni, pertanto, le attività (sportive o meno) promosse non sarebbero vincolate ad una “data”, quanto al raggiungimento di un obiettivo (sportivo e non), che potrà essere posticipato ad un momento successivo alla cessazione dell’emergenza sanitaria ed al venir meno dei divieti imposti, che rendono impossibile la prestazione da parte dei vari Enti.

#SportatHome: un ottimo strumento per non interrompere le attività e “scongiurare” le richieste di restituzione degli abbonamenti

La “deriva tecnologica” subita (principalmente) dalle attività sportive promosse da ASD e SSD in esito alle chiusure forzate per impedire il contagio da coronavirus può certamente rappresentare uno strumento utile a “certificare” la buona fede del Centro Sportivo.

In tali casi infatti, l’Ente che abbia continuato a promuovere le proprie attività, seppur con palinsesti e modalità evidentemente condizionate dall’emergenza, sia per mantenere i contatti attivi con la propria utenza sia per onorare i contratti in essere, potrà rafforzare la propria posizione con la buona fede che evidentemente ne caratterizza l’operato nell’esecuzione della propria obbligazione, scongiurando richieste di rimborso anche grazie all’erogazione gratuita di ulteriori attività, senza intaccare il credito per gli abbonamenti già pagati (fatti salvi diversi accordi tra le parti ovvero previsioni specifiche).

In sostanza, dunque, premessa la necessità di tener conto delle eventuali previsioni contrattuali in essere tra soci/tesserati e l’Ente, sia esso sportivo piuttosto che un’Associazione culturale (futuro ETS, con scadenza per gli adeguamenti statutari posticipata al prossimo 31 ottobre), alle condizioni evidenziate sopra appare giuridicamente sostenibile la posizione di Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche che ritengano di non dar seguito alle richieste di rimborso eventualmente ricevute, e ciò anche in ragione del fatto che alla premesse di cui sopra non appaiono applicabili gli istituti dell’inadempimento, piuttosto che dell’indebito o dell’arricchimento senza causa.

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22 commenti

  1. Buongiorno
    io frequentavo la palestra durante la pausa pranzo o prima di andare a lavoro
    La mia palestra aprirà senza la possibilità di fare docce.
    Ho chiesto non il rimborso ma il fatto che il mio abbonamento possa essere bloccato finchè non ripristineranno l’uso delle docce.
    Mi è stato risposto che la palestra riapre e quindi non ho diritto a nessuna sospensione ulteriore ma che il mio abbonamento verrà esteso di validità per i giorni di chiusura.
    Senza l’utilizzo delle docce mi stanno però di fatto impedendo l’utilizzo.
    Posso far valere il mio problema richiedendo semplicemente la sospensione?
    oltre a questo la palesta offriva altri servizi da me pagati e che comunque non potranno più essere erogati nei termini del contratto che io ho firmato e per cui io non sto chiedendo nessun tipo di risarcimento.

    1. Buongiorno. Comprendo quanto indicato, ma il Decreto Rilancio, ovviamente, non entra nel merito di un caso così specifico, limitandosi a precisare che in virtù dell’impossibilità di usufruire dei “contratti di abbonamento per l’accesso ai servizi offerti da palestre, piscine e impianti sportivi di ogni tipo” a causa della sospensione dell’attività sportiva, viene riconosciuta agli interessati la facoltà, esercitabile entro trenta giorni “dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”, di richiedere il rimborso di quanto versato per i periodi di sosta, “allegando il relativo titolo di acquisto o la prova del versamento effettuato”. In alternativa, al gestore dell’impianto sportivo sono concessi trenta giorni di tempo dalla presentazione dell’istanza per “rilasciare un voucher di pari valore incondizionatamente utilizzabile presso la stessa struttura entro un anno dalla cessazione delle predette misure di sospensione dell’attività sportiva”. Accanto a questa previsione di legge, in ogni caso, il buon senso dovrebbe rappresentare il criterio cui ispirarsi per dirimere tutti i possibili casi che non possono ragionevolmente essere normati in un DL. Cordialità, Stefano Bertoletti

  2. Buonasera,
    gestisco una casa vacanze a Roma ed i miei ospiti stranieri un paio di giorni prima della chiusura totale, hanno sottoscritto un abbonamento quadrimestrale in una palestra. Loro vorrebbero il rimborso ma la palestra si ostina a rispondere di poter solo prolungare la durata dell’abbonamento. Il problema è che questi ragazzi torneranno nel loro paese ad inizio luglio quindi potrebbero usufruirne solo di un mese o poco più. Io capisco che le palestre si trovano in difficoltà dopo due mesi di chiusura e fanno bene ad incentivare il prolungamento degli abbonamenti ma questo è un caso particolare e mi pare anche un’ingiustizia pagare per quattro mesi ma poterne usufruire solo di uno e loro sono stati irremovibili anche per un eventuale rimborso parziale. C’è qualche modo per obbligarli a fare un rimborso anche se loro non vogliono neanche venire incontro per un rimborso parziale?

    1. Buongiorno. Comprendo quanto indicato, ma il Decreto Rilancio, ovviamente, non entra nel merito di un caso così specifico, limitandosi a precisare che in virtù dell’impossibilità di usufruire dei “contratti di abbonamento per l’accesso ai servizi offerti da palestre, piscine e impianti sportivi di ogni tipo” a causa della sospensione dell’attività sportiva, viene riconosciuta agli interessati la facoltà, esercitabile entro trenta giorni “dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”, di richiedere il rimborso di quanto versato per i periodi di sosta, “allegando il relativo titolo di acquisto o la prova del versamento effettuato”. In alternativa, al gestore dell’impianto sportivo sono concessi trenta giorni di tempo dalla presentazione dell’istanza per “rilasciare un voucher di pari valore incondizionatamente utilizzabile presso la stessa struttura entro un anno dalla cessazione delle predette misure di sospensione dell’attività sportiva”. Accanto a questa previsione di legge, in ogni caso, il buon senso dovrebbe rappresentare il criterio cui ispirarsi per dirimere tutti i possibili casi che non possono ragionevolmente essere normati in un DL. Cordialità, Stefano Bertoletti

  3. Buongiorno, gestisco una ASD, se è stata rilasciata la ricevuta ai fini della detraibilità in dichiarazione e riconosciamo il rimborso per i mesi non goduti, come mi devo comportare ai fini fiscali?

    1. Buongiorno. È sufficiente procedere con la predisposizione di una nota di rimborso con tutti i dati anagrafici, la cifra e la motivazione del rimborso: se poi dei pagamenti per i quali effettuate il rimborso avete anche emesso relativa ricevuta di incasso in allora Vi suggeriamo di citarne anche il numero nella nota di rimborso. Cordialità, Stefano Bertoletti

  4. Buongiorno,
    ho fatto gli ingressi in palestra e non sono potuto andare per il corona, e sono scaduti, la palestra mi rimborsa quelli non fatti senza l ‘iva è corretto? non ha inserito anche la quota dell’iscrizione..premetto che ho fatto gli ingressi a fine febbraio e su 10 ne ho usufruiti 3.

    Grazie

    1. Buongiorno. In via generale i corrispettivi versati da un socio ad una ASD per la partecipazione ad attività sportive da questa promosse sono de-commercilizzati ed anche non soggetti ad IVA. Cordialità, Stefano Bertoletti

  5. Buonasera,

    nel decreto Rilancio si evince che i consumatori/soci/ecc possono richiedere alle associazioni sportive il rimborso di abbonamenti o quote già versate/anticipate.
    Non mi è chiaro se l’associazione sportiva può autonomamente decidere tra il rimborso in liquidità e il voucher o è il consumatore che decide quale di queste due opzioni scegliere.

    Inoltre vorrei sapere se lo Stato darà dei fondi perduti a queste associazioni per l’ulteriore danno che inevitabilmente questi rimborsi causeranno (calcolando anche solo le spese di contabilità, bancarie, restituzione del contributo, nuova contabilità, note di credito ecc ) . Non sarebbe allora più giusto restituire un 50% della quota versata?

    In fine non mi è chiaro se anche altre tipologie di associazione (APS, culturali ecc) devono restituire, in caso di richiesta da parte del partecipante, il contributo in denaro per le ore di corsi non completati causa Covid. Nel decreto non mi sembra ci sia nulla a riguardo.
    Nella fattispecie, molte associazioni aps propongono corsi al minimo delle spese, proprio per far si che chiunque possa parteciparvi, proponendo corsi al disotto del loro valore commerciale e quindi attuabili esclusivamente per l’alto numero di consensi/partecipanti (sto parlando di corsi educativi/formativi anche al costo di 1 euro l’ora).

    Come potrebbe restituire tale somme? La perdita sarebbe pesante per un’associazione e non mi sembra ci siano fondi perduti a riguardo. Mi sembra di aver letto che verrà aumentato un fondo in particolare, utilizzabile esclusivamente da alcune associazioni (iscritte al registro unico non ancora attivo), sicuramente sotto forma di bando o esclusivamente per progetti dettati dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali… quindi non è un vero aiuto.

    Vi ringrazio in anticipo per ogni tipo di chiarimento a riguardo.
    Buon lavoro!

    1. Buongiorno. Rispondo per punti.
      1 – L’articolo 216 n. 4, per come è formulato, lascia al gestore la scelta tra rimborso dell’abbonamento o emissione del voucher di pari valore, quindi allo stato attuale appare pacifico che la decisione spetti insandacabilmente al centro sportivo (https://www.tuttononprofit.com/2020/05/decreto-rilancio-aiuti-economici-asd-ssd-istruttori-sportivi.html).
      2 – Al momento non sono note eventuali forme di contributo per detti Enti.
      3 – L’articolo 216 è inserito in un capo dedicato alle “misure per lo sport”, quindi non si può applicare questa previsione anche ai corrispettivi versati ad associazioni culturali o similari (https://www.tuttononprofit.com/2020/05/decreto-rilancio-misure-economiche-sostegno-terzo-settore.html).
      Cordialità, Stefano Bertoletti

  6. Buongiorno, la mia famiglia (siamo tre persone) ha sottoscritto un abbonamento annuale, presso un circolo spirtivo, come soci, che scadrebbe a settembre. Vorrei chiedere se ho diritto al rimborso monetario sia dei tre mesi non usufruiti, sia dei mesi rimanenti fino a settembre, rifiutando prolungamenti o voucher, dato che sono cambiate le condizioni per effetto del covid e quindi non vorremmo più frequentare il suddetto circolo. Grazie.

    1. Buongiorno. Le segnalo un nostro approfondimento specifico, sulla base delle previsioni del decreto rilancio: https://www.tuttononprofit.com/2020/05/decreto-rilancio-aiuti-economici-asd-ssd-istruttori-sportivi.html. Sul punto il Decreto Rilancio ha previsto che in virtù dell’impossibilità di usufruire dei “contratti di abbonamento per l’accesso ai servizi offerti da palestre, piscine e impianti sportivi di ogni tipo” a causa della sospensione dell’attività sportiva, viene riconosciuta agli interessati la facoltà, esercitabile entro trenta giorni “dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”, di richiedere il rimborso di quanto versato per i periodi di sosta, “allegando il relativo titolo di acquisto o la prova del versamento effettuato”. In alternativa, al gestore dell’impianto sportivo sono concessi trenta giorni di tempo dalla presentazione dell’istanza per “rilasciare un voucher di pari valore incondizionatamente utilizzabile presso la stessa struttura entro un anno dalla cessazione delle predette misure di sospensione dell’attività sportiva”. Cordialità, Stefano Bertoletti

  7. Buongiorno, il mio caso è relativo all’acquisto di un’ora in un circolo di tennis.
    Mi spiego, tutti i martedì dalle 19 alle 20 giocavo a tennis con amico, per un anno avevo l’ora prenotata fissa alla tal ora e giorno.
    L’acquisto della suddetta ora fissa dura e scade dopo 1 anno.
    Ho telefonato e mi hanno riferito che non prolungano l’abbonamento per il periodo non goduto ma attendono risposte dal governo a riguarda di una proposta fatta dai vari circoli al governo.
    Il quale dovrebbe procedere a rimborsare.
    ???
    Grazie

    1. Buongiorno. Copio/incollo di seguito quanto previsto sul punto dalle bozze circolanti del Decreto Rilancio, in attesa della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che ad oggi ancora non è avvenuta: “A seguito della sospensione delle attività sportive, disposta con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri attuativi dei decreti legge 23 febbraio 2020, n. 6, e 25 marzo 2020, n. 19, e a decorrere dalla data di entrata in vigore degli stessi, ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di abbonamento per l’accesso ai servizi offerti da a palestre, piscine e impianti sportivi di ogni tipo, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1463 del codice civile. I soggetti acquirenti possono presentare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, istanza di rimborso del corrispettivo già versato per tali periodi di sospensione dell’attività sportiva, allegando il relativo titolo di acquisto o la prova del versamento effettuato. Il gestore dell’impianto sportivo, entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza di cui al periodo precedente, in alternativa al rimborso del corrispettivo, può rilasciare un voucher di pari valore incondizionatamente utilizzabile presso la stessa struttura entro un anno dalla cessazione delle predette misure di sospensione dell’attività sportiva”. Cordialità, Stefano Bertoletti

  8. Buongiorno,
    sono tesserata presso un’associazione sportiva dilettantistica che prevede la possibilità di acquistare pacchetti di lezioni a scadenza. Attualmente, data la sospensione, propongono lezioni interattive on line (scalando una lezione dal pacchetto ogni due seguite) o lezioni scaricabili (scalando una lezione dal pacchetto per ogni lezione scaricata) e hanno segnalato che i pacchetti scadranno comunque a fine luglio, confermando la chiusura dell’anno prevista al momento della sottoscrizione. Per ragioni assolutamente personali, non ho né possibilità né intenzione di usufruire dei pacchetti alternativi. Ho richiesto una proroga della scadenza per un periodo equivalente alla sospensione delle attività e mi è stato risposto che, in caso di proposta alternativa, il CONI non prevede rimborsi. Ma come è possibile che, se una persona acquista una cosa e non ha la possibilità di usufruire dell’alternativa proposta non abbia diritto ad avere la spesa in qualche modo rimborsata?
    Grazie e cordiali saluti

    1. Buongiorno. In attesa della pubblicazione in GU, questo il testo dell’articolo specifico del Decreto Rilancio annunciato ieri dal presidente Conte sul punto: “A seguito della sospensione delle attività sportive, disposta con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri attuativi dei decreti legge 23 febbraio 2020, n. 6, e 25 marzo 2020, n. 19, e a decorrere dalla data di entrata in vigore degli stessi, ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di abbonamento per l’accesso ai servizi offerti da a palestre, piscine e impianti sportivi di ogni tipo, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1463 del codice civile. I soggetti acquirenti possono presentare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, istanza di rimborso del corrispettivo già versato per tali periodi di sospensione dell’attività sportiva, allegando il relativo titolo di acquisto o la prova del versamento effettuato. Il gestore dell’impianto sportivo, entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza di cui al periodo precedente, in alternativa al rimborso del corrispettivo, può rilasciare un voucher di pari valore incondizionatamente utilizzabile presso la stessa struttura entro un anno dalla cessazione delle predette misure di sospensione dell’attività sportiva”. Cordialità, Stefano Bertoletti

  9. Buongiorno, anche io mi trovo nell’impossibilità di usufruire del servizio in futuro, e al momento del pagamento avevo specificato questo fatto. Ora si rifiutano di rimborsare la quota dovuta, penso che in un momento come questo abbiamo un motivo più che valido di richiedere il rimborso sopratutto quando la formula dell’Associazione risulta essere una scusa perché le palestre sono in modo evidente imprese a scopo di lucro. Inoltre il fatto che diano la possibilità di differire il servizio da la possibilità di non far perdere a queste Associazioni la maggior parte dei soci, ma coloro che non hanno la possibilità devono essere tutelati in qualche modo.

    1. Buongiorno. Come indicato al termine dell’articolo risulta indispensabile verificare la concorde volontà delle parti, tradotta negli accordi sottoscritti da Lei per l’Ente. Sempre nell’articolo abbiamo ribadito la necessità di affidarsi in goni caso al “buon senso”, a maggior ragione in situazioni assolutamente straordinarie nonché di emergenza come quella in corso. Va da sé che potrà legittimamente avanzare le Sue richieste di tutela, me non perchè “le palestre sono in modo evidente imprese a scopo di lucro”. Cordialità, Stefano Bertoletti

  10. e se un associato cambiasse città, ad esempio perchè studente universitario, dichiarandosi impossibilitato a fruire di un recupero futuro, può aver diritto ad un rimborso economico?

    1. Buongiorno. Come indicato nell’articolo è necessario tener conto in via principale delle previsioni contenute nei contratti in essere tra le parti, il tutto ovviamente da declinarsi nel caso specifico, che a fronte di quanto indicato rappresenta un caso eccezionale rispetto alla norma, anche alla luce della situazione emergenziale causata dal coronavirus. Cordialità, Stefano Bertoletti

  11. Buongiorno,
    quindi leggendo il suo articolo deduco che nel caso i tesserati di una SSD facciano richiesta per un rimborso, la società non è obbligata ad accogliere la richiesta in quanto i corsi verrano recuperati appena possibile e nel frattempo abbiamo messo a disposizione gratuitamente delle lezioni online. Corretto?

    1. Buongiorno. L’articolo si conclude confermando la necessità prima di tutto di “tener conto delle eventuali previsioni contrattuali in essere tra soci/tesserati e l’Ente”, precisando poi che “alle condizioni evidenziate”, e dunque nel caso di “percorso sportivo” che non termina a data certa, “appare giuridicamente sostenibile la posizione di Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche che ritengano di non dar seguito alle richieste di rimborso eventualmente ricevute, e ciò anche in ragione del fatto che alla premesse di cui sopra non appaiono applicabili gli istituti dell’inadempimento, piuttosto che dell’indebito o dell’arricchimento senza causa”. Cordialità, Stefano Bertoletti

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