ASD ed SSD possono portare lo sport a casa degli iscritti?

Coronavirus: ASD ed SSD possono portare lo sport a casa? #SportatHome

Non utilizzerò altro tempo e parole per confermare quanto la situazione si sia aggravata e quanto moltissime persone abbiano troppo tardi compreso l’assoluta necessità di assumere atteggiamenti corretti per la salute di tutti contro la pandemia globale del coronavirus; desidero invece mettere per iscritto alcune mie considerazioni legate all’evidente necessità di provare a reagire nell’unico modo che conosco e che personalmente mi pare quanto mai necessario: portare lo sport a casa!

Per settimane, forse mesi, i centri sportivi rimarranno chiusi o quasi (salvo rarissime eccezioni) … non serve lo sconforto (anche se è più che comprensibile), sia perché si stanno trovando soluzioni sul piano economico e finanziario (Piemonte, Veneto, Lombardia e molte altre Regioni si stanno muovendo in questa direzione, oltre alle misure “salva-economia” di cui molto si sta parlando, e sulle quali anche il Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha confermato che “nessuno dovrà restare indietro“), ma soprattutto perché ogni gestore ha davanti a sé la possibilità di fare qualcosa … a prescindere dalle contingenze nelle quali siamo tutti costretti a vivere.

Il coronavirus ha incredibilmente accelerato i tempi, certificando la necessità di inventare altre modalità per fornire servizi e proporre attività sportive portando direttamente lo sport a casa degli iscritti.

So bene che alcune attività sportive sono difficilmente erogabili a distanza (penso alle attività natatorie, piuttosto che ai balli di coppia), ma sappiamo tutti che è possibile (e forse doveroso) provare ad inventare qualcosa che ancora non esiste … perché nessun gestore sportivo si era mai immaginato di dover combattere una pandemia prendendosi cura dei propri soci e/o tesserati anche a casa loro.

Cosa può fare il titolare di un centro sportivo di Bergamo? Come può affrontare questa emergenza un istruttore di Padova? Come possono reagire i titolari di piscine in Lombardia ed i maestri di danza sportiva di Torino? Ed a Lecce, Agrigento, Piacenza e Modena, Palermo ed Aosta cosa si può fare?

Sono giorni che sento persone disperate, sono settimane che mi spacco la tesa per cercare almeno qualche parola di conforto, se non di aiuto.

Mi sono rotto di rispondere non lo so. Proviamo insieme a fare qualcosa di reale?

Se il centro sportivo è chiuso per il coronavirus e la lezione delle 16 non si può organizzare in palestra … è possibile portare lo sport a casa, magari anche alla stessa ora e con il solito istruttore?

Sono d’accordo che non sia la stessa cosa, ma posso comunque fornire ai miei iscritti qualcosa di utile, pur se in remoto, che non li faccia sentire “abbandonati” e che mantenga la palestra “sul pezzo”. Non è un obbligo, ci mancherebbe, ma solo un tentativo di reazione … un modo per tenere la mente occupata, perché in prima linea ci sono gli operatori sanitari, che è possibile aiutare solo stando a casa per limitare il contagio.

Se siamo competenti, se siamo bravi, se siamo disponibili ad inventarci qualcosa per realizzare ciò che ancora non abbiamo immaginato … allora significa che possiamo reagire. E che il coronavirus è solo lo spunto per un progetto di “sport a casa” buono non solo per l’oggi, ma magari anche per il domani!

Perché praticare attività sportiva fa bene e aumenta le difese immunitarie: è possibile all’aperto (rispettando le regole di prevenzione imposte dal momento), ma anche a casa propria! Da soli o in compagnia su skype, attraverso webinar o con video su youtube, con dirette FB piuttosto che IG, o ancora con gli hangout di Google: da questo punto di vista chi più ne ha più ne metta!

Possiamo condividere esperienze, idee, esperimenti che funzionano ed altri che non hanno avuto l’esito sperato, piattaforme e tecnologie informatiche, progetti per lo sport che annullano la distanza (o quantomeno la rendono più sopportabile) e sistemi di allenamento pratici ed efficaci.
Possiamo mettere noi stessi (ed i nostri istruttori …) a pensare qualcosa di utile, allontanando le ragioni per deprimerci tutti, per il bene nostro e degli altri. Da questo punto di vista potete vedere molti esempi virtuosi sulla nostra pagina facebook Movida Studio, che in questo momento cerca anche di fungere da “ripetitore” per le buone prassi …

Se abbiamo professionalità che ci arrivano dalla laurea in scienze motorie o da brevetti ed attestati federali … ma soprattutto se lo sport ci ha davvero insegnato a non darci mai per vinti, è ora che dobbiamo tirare fuori l’energia che occorre per fare, perché nessuno va lasciato indietro!
Quante persone possiamo far muovere se portiamo lo sport a casa? Quanto conforto possiamo provare a offrire in un momento nel quale i pensieri di tutti sono orientati al contagio del coronavirus?

Non so cosa farà la scuola o altre categorie, ma il mondo sportivo non può stare a piangersi addosso: questo è il tempo per reagire, per inventare qualcosa che non c’è ancora, perché non abbiamo mai pensato che un giorno portare lo sport a casa non sarebbe stato solo una frontiera, ma una vera necessità.

Possiamo rappresentare un esempio, possiamo accendere una piccola luce … e ne vale la pena anche solo provarci!

Grazie a tutti, comunque … e “che la forza sia con voi”! #SportatHome

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2 commenti

  1. l’attività motoria a casa: qualora un socio che ha seguito le indicazioni dell’istruttore , con modalità on line , dovesse avere problemi o incidenti o infortuni o procurare danni , la asd -ssd risponderebbe?

    1. Buongiorno. Per il profilo in oggetto è necessario verificare le previsioni contenute nella polizza assicurativa attivata dall’Ente di Promozione o Federazione Sportiva Nazionale sui la ASD/SSD è affiliata. Cordialità, Stefano Bertoletti

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