Socio o tesserato? Differenza per Associazioni e Società Sportive

Socio o tesserato? Differenza per Associazioni e Società Sportive

Molto spesso i termini “socio” e “tesserato” vengono utilizzati dagli operatori sportivi di Associazioni e Società Sportive come sinonimi: ma se da un lato (quello delle agevolazioni fiscali per i corrispettivi versati) questi termini possono essere “accostati”, da un altro (quello dei diritti/doveri del singolo) la differenza di “status” è assai rilevante. Cerchiamo quindi di fare chiarezza su di un tema assai rilevante, sul quale recentemente anche Agenzia Entrate (con la circolare 18/E dell’agosto 2018) ha fornito alcune indicazioni interpretative.

Chi è un Socio di un’Associazione? Quali sono i suoi diritti e doveri?

La qualifica di socio può essere concessa a chiunque condivida scopi e finalità ideali dell’ente Non Profit al quale richiede di iscriversi, secondo quanto stabilito dal suo statuto sociale.

Senza dilungarci su tutte le previsioni obbligatorie che lo statuto di un’Associazione deve necessariamente contenere, per quanto ci occupa in questo approfondimento in esso dovrà sicuramente essere prevista una “disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo” (art. 148 TUIR). Essere socio di un’Associazione, pertanto, rappresenta la conclusione di un iter che muove da una richiesta espressa dell’interessato, per terminare con la deliberazione specifica sul punto resa dall’Organo incaricato individuato nello statuto, che certifica la nascita del vincolo associativo tra le parti.

E se per gli Enti del Terzo Settore l’individuazione delle proprie finalità tra le attività di interesse generale di cui all’art. 5 del D. Lgs. 117/2017 è obbligatoria ai fini dell’adeguamento statutario ai dettami della Riforma entro il prossimo 30 giugno 2020, è in ogni caso necessario per ogni Associazione individuare l’iter di iscrizione, poiché dallo status di “socio” derivano diritti e doveri tutt’altro che trascurabili.
Un socio è infatti prima di tutto autorizzato ad utilizzare i locali sociali per partecipare alle attività organizzate consultando altresì i libri sociali; concorre a costituire le assemblee (sia ordinarie che straordinarie) e gode dell’elettorato attivo (votare) e di quello passivo (essere votati). A questi diritti si contrappongono i doveri di osservanza dello statuto e degli eventuali regolamenti e deliberazioni dell’Ente, oltreché quello di corrispondere le quote stabilite (sempre se dovute).

Che differenza c’è tra socio e tesserato?

A differenza del vincolo associativo, il tesseramento costituisce presupposto fondamentale per garantire lo svolgimento di attività sportive anche nell’alveo dell’Ente nazionale di riferimento (EPS, FSN o DSA che sia), individuando i soggetti autorizzati a prendervi parte e conferendogli eventuali ulteriori facoltà, eventualmente cumulabili ma non identificabili con quelle dell’associato.

Prima fra tutte, come anticipato, quella di concorrere nelle competizioni sportive, ottenendo anche il riconoscimento dei risultati raggiunti, nonché la possibilità di beneficiare di una copertura assicurativa, durante lo svolgimento delle attività, alle condizioni sottoscritte dall’Ente con il broker di riferimento. Il tesseramento si configura infatti come un atto amministrativo, che iscrive il soggetto all’Ente Sportivo Nazionale in questione.

Altro differenza fra socio e tesserato è ravvisabile nella durata del rapporto, che se per il tesseramento segue il periodo imposto (o scelto) dall’Ente di Promozione o Federazione Sportiva Nazionale, per il rapporto associativo deve essere esclusa “espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa” (sempre ex art. 148 TUIR), salva l’eventuale necessità di rinnovare la volontà di appartenenza all’Ente e le ipotesi di recesso ed esclusione (sempre secondo le previsioni di ogni singolo statuto).

Socio e tesserato: la de-commercializzazione dei corrispettivi versati secondo Agenzia Entrate

Su di un tema così delicato anche Agenzia Entrate ha contribuito a fornire chiarezza per ciò che più le occupa, andando ad individuare condizioni e requisiti da soddisfare per poter con ragione considerare i corrispettivi versati ad Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche non soggetti ad imposte. In particolare, l’Amministrazione Finanziaria, che già si era espressa sul tema con la risoluzione 38/E del 17 maggio 2010,  con la recente circolare 18/E del primo agosto 2018, ha chiarito nel quesito 7.1 che “I soggetti nei confronti dei quali devono essere rese le attività svolte dalle associazioni e società sportive dilettantistiche non lucrative ai fini dell’applicazione della disposizione agevolativa di cui all’articolo 148, comma 3, del TUIR, sono in primo luogo quelli aventi la qualifica associati o soci. La disposizione agevolativa in argomento si applica, tuttavia, anche con riferimento alle attività effettuate dall’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa nei confronti di soggetti frequentatori e/o praticanti che non rivestono la qualifica di soci o associati, a condizione che i destinatari delle attività risultino, come previsto dalla norma, “tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali”, vale a dire tesserati della Federazione Sportiva Nazionale, dell’Ente di Promozione Sportiva o della Disciplina Sportiva Associata cui è affiliato l’ente sportivo dilettantistico non lucrativo”.

Non è però sufficiente il solo vincolo associativo piuttosto che il mero tesseramento per consentire alle ASD/SSD di godere delle agevolazioni riservate, essendo infatti indispensabile che si “tratti di attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, dovendosi escludere la possibilità che vengano sottratti all’imposizione i corrispettivi pagati a fronte di prestazioni collegate solo in via indiretta o eventuale agli scopi istituzionali”. Infatti, in caso contrario, e dunque nell’ipotesi di un corrispettivo versato sì da un socio o tesserato ma non per attività coerenti con le finalità istituzionali ideali dell’Ente, questo dovrà a pieno titolo rientrare nei proventi costituenti reddito imponibile, e come tale assoggettato ad imposte secondo il regime fiscale di riferimento (che per questi Enti è solitamente quello individuato dalla L. 398/91), trattamento quindi analogo a quello riservato a corrispettivi versati per prestazioni “effettuate nei confronti di soggetti che non rivestono la qualifica di soci o associati né di soggetti che siano tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali”.

Per nulla secondaria, infine, è la conclusione del ragionamento, che certifica la differenza di “statuts” tra socio e tesserato, dal momento che precisa come “… gli obblighi relativi alla democraticità del vincolo associativo … devono essere rispettati dall’associazione sportiva dilettantistica nei confronti dei soggetti aventi lo status di associato della stessa associazione, vale a dire nei confronti di coloro che sono uniti all’associazione dallo specifico vincolo giuridico derivante dall’adesione al contratto associativo. Per quanto concerne i soggetti “tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali” (Federazioni Sportive Nazionali, Enti di Promozione Sportiva e Discipline Sportive Associate), nel caso in cui tali soggetti non rivestano anche lo status di associati dell’associazione sportiva dilettantistica, nei confronti degli stessi non sussistono gli obblighi relativi all’attuazione del principio di democraticità”.

Per verificare statuto e modalità gestionali adottate dal Vostro Ente proponiamo un intervento che prevede:

  • invio di questionario in formato excel via mail;
  • ricezione del questionario compilato unitamente ad una copia di statuto;
  • call conference su skype (o di persona presso di noi) dedicata all’analisi del questionario, alla gestione dell’Associazione ed alle eventuali criticità riscontrate, con verifica delle possibili soluzioni operative;
  • predisposizione, nei 5 giorni lavorativi successivi, di apposita relazione, con le prassi corrette.

Per maggiori informazioni scriveteci a info@tuttononprofit.com con oggetto “info check”.

Questo approfondimento è stato realizzato in collaborazione con la Dott.ssa Mimma Sgrò.

Tutto Non Profit © riproduzione riservata, MOVIDA SRL

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6 commenti

  1. Salve e complimenti per l’articolo “Soci e tesserati”.
    Sono il presidente di una ASD e mi sono comportato così:
    Una persona vuol diventare socio, lo chiede, gli fornisco statuto e regolamenti se ci sono, compila domanda socio, il CDA approva.
    Ora la situazione è diventa socio esempio dal 10 ottobre 2019 lui corrisponde la quota sociale il 10 ottobre 2019, quando deve ripagare la quota successiva per mantenere i diritti del socio?
    Noi facciamo ripagare il 10 ottobre 2020 ma alcuni fanno pagare la quota sociale a gennaio in riferimento anche al tesseramento a Federazione o EPS.
    Grazie

    1. Buongiorno. Occorre distinguere la quota associativa corrisposta al sodalizio per partecipare alle attività da questo organizzate dalla uota di tesseramento all’Ente di Promozione Sportiva o Federazione Sportiva Nazionale cui la ASD è affiliata. La prima, infatti, dovrà essere versata all’inzio dell’anno sociale, o comunque non appena si apra la campagna tesseramento del nuovo anno, rivolta a tutti i socio già iscritti o a coloro che aspirano ad essere parte del sodalizio; la tessera di EPS/FSN, invece, dovrà essere pagata dall’Ente in concomitanza con la scadenza della precedente (in caso di rinnovo), così da confermare la corretta attivazione in capo all’associato della copertura assicurativa garantita dal tesseramento ad EPS/FSN. Cordialità, Stefano Bertoletti

  2. buongiorno, ho letto con attenzione l’articolo su “Soci e Tesserati”.
    desidero fare i miei complimenti per la chiarezza e semplicità usata.
    saluti.

  3. Buonasera , abbiamo da poco costituito una associazione ODV con scopi sociali (assistere e sostenere donne sottoposte a cure chemioterapiche) . Siamo un tot di socie inserite nell’atto costitutivo. Adesso vorremmo ” coinvolgere ” altre persone. Ho letto e capito cosa comporta avere nuovi soci (richiesta scritta , approvazione del consiglio direttivo e obblighi verso il nuovo socio) per cui vorrei sapere se è possibile avere dei tesserati , ovvero simpatizzanti occasionali che versano una quota stabilita (senza essere approvati, senza essere coinvolti /obbligati a rinnovare l’iscirzione o ad inviare recesso , senza partecipare alle Aseemblee), a fronte del tesseramento però la nostra associazione a differenza per esempio delle associazioni sportive , non fornirebbe nulla ai tesserati.

    1. Buongiorno. Il versamento di una quota stabilita rappresenta un corrispettivo, che può essere decommercializzato esclusivamente a condizione che, ex art. 148 del TUIR, venga versato “in diretta attuazione degli scopi istituzionali, … nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti”. Diversamente i proventi in questione (non essendo donazioni/liberalià) sarebbero da ritenersi commerciali, con tutte le consuguenze del caso in termini di imposte, IVA e dichiarazioni fiscali (https://www.tuttononprofit.com/2016/02/enti-non-profit-quando-un-corrispettivo-e-istituzionale-e-quando-commerciale.html). Cordialità, Stefano Bertoletti

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