Associazioni e bilanci: cosa fare per approvare i rendiconti annuali (entro aprile?) e quali errori non commettere

L’Assemblea sociale ordinaria approva ogni anno il rendiconto consuntivo e quello preventivo entro il mese di aprile”: anche il Vostro statuto contiene questa previsione (o una molto simile), vero? Vediamo cosa significa, perché è così importante, quali adempimenti (preventivi e successivi) comporta e come non farsi trovare impreparati o commettere errori “capitali”.

Se lo statuto della Vostra associazione è stato redatto in maniera coerente con le norme vigenti all’epoca della sua costituzione (e se così non fosse è necessario correre ai ripari …), di certo non possono mancare le previsioni relative alla disciplina uniforme del rapporto associativo, al diritto di voto per i maggiori d’età (tra l’altro) per l’approvazione annuale di un “rendiconto economico e finanziario” oltreché l’individuazione di “criteri e idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti” (art. 148 comma 8 del TUIR 917/1986). Ma al di là delle previsioni formali (che ci devono essere per poter legittimamente godere delle agevolazioni fiscali riservate al settore degli Enti di tipo associativo Non Profit), nella sostanza questo che cosa comporta per le Associazioni? Scopriamolo insieme.

ATTENZIONE! Le indicazioni contenute in questo approfondimento valgono per tutte le tipologie di associazioni, da quelle sportive dilettantistiche a quelle culturali e ricreative, piuttosto che ONLUS, associazioni di promozione sociale o ancora di volontariato, il tutto in attesa che la riforma del Terzo Settore prenda pieno vigore (in esito al “via libera” della Commissione Europea ed alla creazione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), con tutte le conseguenze del caso (tra le quali la modifica del citato art. 148 del TUIR ex art. 89 D. Lgs. 117/2017).

PREMESSA: “elementi quali le modalità di convocazione e verbalizzazione delle assemblee dei soci costituiscono, in via generale, indici rilevanti al fine di desumere la reale natura associativa dell’ente e l’effettiva democraticità del sodalizio” (così la circolare 18/E di Agenzia Entrate dell’agosto 2018). Questo significa che una delle possibili “prove” dell’effettivo rispetto del principio di democraticità all’interno di un’Associazione (necessaria per aver titolo di beneficiare della de-commercializzazione dei corrispettivi incassati da “iscritti, associati o partecipanti”) può essere resa anche attraverso la dimostrazione di aver adottato forme e modalità di convocazione idonee a garantirne l’effettiva conoscibilità per tutti i soci, oltreché procedure certe di verbalizzazione delle assemblee in grado di certificarne il contenuto ed i partecipanti.

Tutto questo si traduce nella necessità in capo al Consiglio Direttivo di predisporre i rendiconti, cui far seguire apposita convocazione di assemblea sociale ordinaria secondo le previsioni statutarie ed in ogni caso con la dovuta trasparenza; in occasione della riunione poi occorrerà sottoporre a tutti gli associati intervenuti i bilanci da approvare, confermando il tutto mediante verbale idoneo a rendere trasparente traccia di quanto analizzato e deliberato dai soci intervenuti, da rendere consultabile secondo le modalità indicate nello statuto sociale.

Errori da non commettere nella proceudra di approvazione dei rendiconti di un’Associazione

Sotto questo profilo la fantomatica circolare 18/E di Agenzia Entrate dell’agosto 2018 (che sta iniziando a mietere le sue prime “vittime” sulla corretta identificazione delle attività connesse per gli Enti in regime 398/91) è stata assai chiara. Sono infatti indici di violazione della democraticitàla mancanza assoluta di forme di comunicazione idonee ad informare gli associati delle convocazioni assembleari e delle decisioni degli organi sociali; la presenza di diverse quote associative alle quali corrisponda una differente posizione del socio in termini di diritti e prerogative, rispetto alla reale fruizione e godimento di determinati beni e servizi; l’esercizio limitato del diritto di voto – dovuto alla presenza, di fatto, di categorie di associati privilegiati – in relazione alle deliberazioni inerenti l’approvazione del bilancio, le modifiche statutarie, l’approvazione dei regolamenti, la nomina di cariche direttive, ecc..”. Conclude infatti l’Amministrazione che “in tali ipotesi … ravvisandosi un nesso diretto fra le violazioni poste in essere dall’associazione e la disposizione statutaria concernente la democraticità dell’ente, si ritiene che l’associazione … decada dai benefici subordinati all’osservanza della clausola della democraticità”.

Tutto sommato semplice, no? Ma se avete ancora dubbi o volete saperne di più, approfondendo iter, significato e procedura, leggete QUI.

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