Somministrare alimenti e bevande ai soci di un’Associazione (culturale, sportiva, …) è attività istituzionale?

La somministrazione di alimenti e bevande effettuata da un’associazione non profit (culturale, sportiva dilettantistica, …) nei confronti dei propri soci è da ritenersi un’attività commerciale, e pertanto sempre rilevante per l’Ente ai fini del calcolo delle imposte.

Alzino le mani tutti coloro che, almeno una volta, hanno sentito o (peggio ancora) letto che se un’associazione somministra alimenti e bevande solo ai propri associati quei proventi possono essere considerati istituzionali (e dunque detassati) … Bene: ora tiratele giù, afferrate il mouse e preparatevi a scoprire come stanno davvero le cose.

QUADRO NORMATIVO, art. 148 TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi, del 22/12/1986 n. 917)
“3. Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti …
4. La disposizione del comma 3 non si applica per le cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita, per le somministrazioni di pasti, per le erogazioni di acqua, gas, energia elettrica e vapore, per le prestazioni alberghiere, di alloggio, di trasporto e di deposito e per le prestazioni di servizi portuali e aeroportuali …
5. Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno, non si considerano commerciali, anche se effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui viene svolta l’attività istituzionale, da bar ed esercizi similari … sempreché le predette attività siano strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e siano effettuate nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3″.

CONSIDERAZIONI
Partiamo da un assunto, scontato ma non banale per il corretto inquadramento della fattispecie che ci occupa: le associazioni non profit devono nascere per il perseguimento di una finalità ideale e non lucrativa, motivo per il quale godono delle agevolazioni fiscali ad esse riservate dal Legislatore. Sul punto il Codice del Terzo Settore (D. Lgs. 117/2017) è stato chiaro, inserendo tra questi Enti quelli “costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale …“. Ai sensi dell’art. 148 n. 3 del TUIR, pertanto, ciò significa che un corrispettivo incassato si potrà ritenere istituzionale a condizione che venga versato da un socio (che abbia correttamente acquisito tale qualifica) e per la partecipazione ad attività coerenti con le finalità (ideali) dell’Ente stesso. Sarebbe davvero secondo Voi immaginabile ipotizzare la “somministrazione di pasti” come finalità ideale, non lucrativa, civica e solidaristica di un Ente non profit, tale da fargli meritare la de-commercializzazione dei corrispettivi incassati?

CONCLUSIONI
A meno che l’associazione non sia ricompresa “tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287“, alle “somministrazioni di pasti” non si applica la de-commercializzazione di cui al comma 3, circostanza che implica che detti corrispettivi specifici, ancorché incassati dagli associati (e da chi altri sennò?), risultano rilevanti ai fini commerciali.
Dati per scontati gli adempimenti amministrativo-sanitari, l’Ente pertanto dovrà, sotto il profilo fiscale:
– essere titolare di partita IVA;
– versare su questi proventi incassati le imposte e l’IVA alle scadenze e secondo le aliquote previste dal regime fiscale di riferimento (presumibilmente quello disciplinato dalla legge 398 del 1991, la medesima che dispone, ricorrendone i presupposti per l’adesione, l’esonero dall’obbligo di rilascio di ricevuta fiscale);
– predisporre e trasmettere le dichiarazioni fiscali del caso (modello UNICO ENC, spesometro).

Consolidato, sul punto, l’orientamento della Cassazione (n. 15191 del 2006, n. 21406 del 2012 e n. 15475 del 13 giugno 2018. scorso), per cui “L’attività di bar con somministrazione di bevande verso pagamento di corrispettivi specifici, svolta da un circolo culturale, anche se effettuata ai propri associati, non rientra in alcun modo tra le finalità istituzionali del circolo e deve, dunque, ritenersi ai fini del trattamento tributario, attività di natura commerciale“.

Per tutti coloro che intendessero verificare la gestione della loro Associazione/Società Sportiva abbiamo ideato un check di cui seguono specifiche. L’intervento proposto prevede:
– invio da parte nostra via mail di apposito questionario in formato excel;
– trasmissione sempre a mezzo mail del questionario compilato unitamente ad una copia di statuto;
– call conference su skype dedicata all’analisi del questionario, della gestione dell’Associazione/Società ed alle eventuali criticità riscontrate, con verifica delle possibili soluzioni operative;
– predisposizione, nell’arco dei 5 giorni lavorativi successivi alla call, di apposita relazione corredata dall’indicazione delle corrette modalità gestionali.

Per maggiori informazioni, inviate una mail all’indirizzo info@tuttononprofit.com con oggetto “info check”.

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6 commenti

  1. Buongiorno, la presenza nella sede di un’associazione culturale, di una macchinetta del caffè in capsule (in comodato d’uso), comporta qualche problema o necessita di qualche particolare permesso?
    Grazie

    1. Buongiorno. Premessa la necessità di rispettare le previsoni igienico-sanitarie, se il caffè non viene ceduto dietro il pagamento di un corrispettivo ma la cessione avviene gratuitamente non esistono adempimenti amministrativi/fiscali specific, in quanto non si tratta di somministrazione nel senso “tecnico” del termine. Cordialità, Stefano Bertoletti

  2. Buongiorno, forse sono fuori tema, ma desideravo comunque porre una domanda in merito alla Fatturazione Elettronica, che (se non ho compreso male) pare diventera’ obbligatoria per tutti gli enti no profit, apparentemente senza distinzione, a partire dal prossimo Gennaio 2019.
    Sono un Presidente di una Associazione Culturale Dilettantistica no Profit che opera con soci iscritti, che offrono il proprio operato da Musicista, DJ oppure Cantanti, senza essere compensati, se non per le sole spese sostenute relative alla trasferta.
    Ovviamente, tutti i compensi sono correttamente giustificati dalle trasferte sostenute e pertanto fiscalmente fatturati e successivamente dichiarati, con le modalita’ fiscali permesse dal regime fiscale della “legge 398 del 1991″ a cui sono registrato.
    MI chiedevo se chi come me, fosse registrato con un regime fiscale ”legge 398 del 1991”, non sara’ esonerato dall’utilizzo della Fatturazione Elettronica come per esempio i regimi Forfettari?

      1. Buongiorno, grazie della risposta,
        e nel mio caso, in cui l’Associazione di cui sono Presidente, che possiede si la Partita IVA (registrata con legge 398 del 1991), ma non ha rapporti con pubbliche amministrazioni, ma solamente con altre tipologie di enti privati (Bar, Ristoranti, Feste di partito ecc.) sara’ obbligata ad utilizzare ugualmente il sistema della Fatturazione Elettronica nei confronti di quest’ultimi soggetti?
        Claudio.

        1. Buongiorno. Ad oggi, i soggetti nei cui confronti è obbligatoria l’adozione della fattura elettronica sono quelli tassativamente individuati, non altri. In caso di novità aggiorneremo i nostri lettori. Cordialità, Stefano Bertoletti