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martedì 28 giugno 2016

Riforma del Terzo Settore, ARTICOLO 4: Riordino e revisione della disciplina del Terzo settore e codice del Terzo settore

“Codice del Terzo settore”, corretta gestione dei rapporti fra gli associati, verifica dell’attività e Registro unico nazionale del Terzo settore sono alcuni degli argomenti che tratteremo nell'approfondimento odierno.
L’articolo 4 della Riforma del Terzo Settore è uno degli articoli sui quali il Legislatore si è "scatenato" di più, scrivendo fino alla lettera q). Procediamo quindi nella nostra analisi, approfondendo, com’è nostra abitudine, i passaggi che con ottime probabilità saranno maggiormente significativi per la gestione pratica e quotidiana degli Enti Non Profit. Ci teniamo a ricordare però che, come sottolineato nel nostro primo articolo, si dovranno attendere i decreti legislativi emanati dall’Esecutivo prima che si verifichino tali cambiamenti "in senso pratico".

immagine Tutto Non Profit Riforma del Terzo Settore, ARTICOLO 4: Riordino e revisione della disciplina del Terzo settore e codice del Terzo settore

La prima indicazione al Governo è, alla lettera a), la creazione “in materia di Enti del Terzo Settore” di un “codice per la raccolta e il coordinamento delle relative disposizioni”. Pare che gli operatori del settore potranno contare (finalmente) su di un unico documento che andrà a riordinare le norme che disciplinano gli Enti Non Commerciali. Si tratterebbe certamente di una fondamentale semplificazione, se redatta con gli opportuni accorgimenti: speriamo che il Governo riesca in questo intento!

Nella lettera seguente si dispone l’individuazione delle “attività di interesse generale che caratterizzano gli enti del Terzo Settore il cui svolgimento […] costituisce requisito di accesso alle agevolazioni previste dalla normativa”. State certi che non appena avremo questa notizia la pubblicheremo in gran velocità! Con quale criterio potranno essere individuate le "attività di interesse generale"? Che succederà agli Enti che svolgono attività che non si potranno ritenere di “interesse generale”? Avranno comunque diritto alle agevolazioni fiscali? Se sì, quali?
Pazienza, ci vuole pazienza ...

Il Legislatore procede quindi col ribadire che per gli Enti del Terzo Settore dovranno rimanere fondamentali principi come la democrazia interna, l’eguaglianza e la partecipazione dei Soci, il divieto di distribuzione degli utili, l’obbligo di redazione del bilancio, tutti argomenti di cui abbiamo già ampiamente discusso.

Alla lettera i) si giunge ad un passaggio che lascia qualche dubbio. Il Parlamento incarica il Governo di “individuare specifiche modalità e criteri di verifica periodica dell'attività svolta e delle finalità perseguite, nel rispetto delle previsioni statutarie e in relazione alle categorie dei soggetti destinatari”. Come si potrà applicare questa disposizione ancora non lo sappiamo. Chi verificherà cosa, per la precisione? 

Proseguendo il nostro viaggio nell’alfabeto troviamo, alla lettera l), l’incarico al Governo di “disciplinare […] i limiti e gli obblighi di pubblicità relativi agli emolumenti, ai compensi o ai corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti nonchè agli associati”. Ben venga finalmente un limite certo e non contestabile entro il quale si potranno retribuire i Soci che svolgono attività! Ci chiediamo però se sarà altrettanto gradito l’obbligo di pubblicare gli emolumenti ricevuti da (quasi) chiunque ed a qualsiasi titolo, posto che senza ombra di dubbio un'imposizione del genere garantirebbe maggior trasparenza ...

Dulcis in fundo analizziamo la lettera m) nella quale il Legislatore delega all’Esecutivo l’istituzione di un “Registro unico nazionale del Terzo settore” in cui dovranno essere iscritti, a seconda di alcuni criteri specificati alla lettera di cui sopra, gli Enti che rientreranno nel Terzo Settore. Andranno forse scomparendo Anagrafe delle ONLUS, registri delle APS, registri delle ODV e similari? Oppure si aggiungerà un’ulteriore obbligo di iscrizione in capo agli Enti del Terzo Settore?

Solitamente si dice "chi vivrà vedrà" ... in questo meglio "chi leggerà saprà"!

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Stefano Bertoletti
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mercoledì 22 giugno 2016

Riforma del Terzo Settore, ARTICOLO 3: Revisione del titolo II del libro primo del codice civile

Il Governo metterà mano nel cuore della normativa degli Enti Non Commerciali, il titolo II del libro primo del Codice Civile. Semplificazione della normativa e nuovi obblighi per gli Enti Non Commerciali in arrivo: un bene o un male?

Proseguiamo il nostro approfondimento settimanale sulla Riforma del Terzo Settore (tra l'altro recentemente pubblicata in Gazzetta Ufficiale) con l’articolo 3, rubricato “Revisione del titolo II del libro primo del codice civile”. Si tratta a nostro avviso di uno dei passaggi cruciali della riforma, motivo per il quale occorre analizzarlo con attenzione poiché contiene precise indicazioni su come il Governo dovrà rivedere gli articoli del Codice Civile che disciplinano le persone giuridiche, fra cui le associazioni riconosciute e le associazioni non riconosciute.
 
immagine Tutto Non Profit Riforma del Terzo Settore, ARTICOLO 3: Revisione del titolo II del libro primo del codice civile

Analizziamo ogni lettera dell’articolo (in corsivo il testo della Riforma, cui seguono alcune nostre riflessioni):
 
Art. 3
1. Il decreto legislativo di cui all'articolo 1, comma 2, lettera a) (ndr: il decreto che dovrà contenere la revisione di cui sopra), è adottato nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) rivedere e semplificare il procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica; definire le informazioni obbligatorie da inserire negli statuti e negli atti costitutivi; prevedere obblighi di trasparenza e di informazione, anche verso i terzi, attraverso forme di pubblicità dei bilanci e degli altri atti fondamentali dell'ente anche mediante la pubblicazione nel suo sito internet istituzionale; prevedere una disciplina per la conservazione del patrimonio degli enti;

Se il Governo riuscirà nell’intento, da una parte avremo la tanto auspicata semplificazione della normativa e delle procedure (ottima l’idea di rivedere il procedimento di riconoscimento della personalità giuridica), dall’altra ulteriori adempimenti volti a garantire maggiore trasparenza. Le Associazioni, fra l’altro, potrebbero doversi preparare a pubblicare online i propri bilanci, eventualità che sicuramente andrebbe a sostenere il principio della trasparenza, ma che potrebbe causare timori ed anche qualche disagio: gli enti che non possiedono un sito web dove pubblicheranno i propri bilanci? Ogni associazione dovrà dotarsene?

b) disciplinare, nel rispetto del principio di certezza nei rapporti con i terzi e di tutela dei creditori, il regime di responsabilità limitata degli enti riconosciuti come persone giuridiche e la responsabilità degli  amministratori, tenendo anche conto del rapporto tra il patrimonio netto e il complessivo indebitamento degli enti medesimi;
Maggiori indicazioni in relazione alla responsabilità degli amministratori sarebbero ben accolte non solo per quanto riguarda gli enti riconosciuti come persone giuridiche, ma soprattutto per le associazioni non riconosciute: le indicazioni più autorevoli in possesso dei cittadini, ad oggi, sono solo alcune sentenze della Cassazione che si fondano sull’art. 38 del Codice Civile.

c) assicurare il rispetto dei diritti degli associati, con particolare riguardo ai diritti di informazione, partecipazione e impugnazione degli atti deliberativi, e il rispetto delle prerogative dell'assemblea, prevedendo limiti alla raccolta delle deleghe;
I diritti degli associati sono sacrosanti: ben venga una normativa in grado di garantirne il rispetto. Tra l’altro, sono oramai anni che Agenzia Entrate fonda buona parte delle proprie contestazioni sulla mancata gestione democratica degli enti. Speriamo solo non diventino complicazioni enormi o ingenue procedure tali per cui “fatta la legge, trovato l’inganno”.

d) prevedere che alle associazioni e alle fondazioni che esercitano stabilmente e prevalentemente attività d'impresa si applichino le norme previste dai titoli V e VI del libro quinto del codice civile, in quanto compatibili, e in coerenza con quanto disposto all'articolo 9, comma 1, lettera e);
Un messaggio lapalissiano: agli enti non profit che si comportano come enti for profit devono essere applicate le norme degli enti for profit!

e) disciplinare il procedimento per ottenere la trasformazione diretta e la fusione tra associazioni e fondazioni, nel rispetto del principio generale della trasformabilità tra enti collettivi diversi introdotto dalla riforma del diritto societario di cui al decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 6.
Questo passaggio non appare di grande impatto sul mondo del Terzo Settore, tuttavia potrebbe dar luogo a prospettive interessanti per alcune associazioni e fondazioni.

Concludiamo l’articolo, come di consueto, con una domanda/provocazione: le potenzialità del testo di questa Riforma appaiono evidenti, riuscirà il Governo a sfruttarle a dovere? In medicina si dice “primum non nocere”, cioè “per prima cosa, non nuocere” ... Speriamo che fra coloro che stanno redigendo i decreti vi sia un buon "medico" ...

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martedì 14 giugno 2016

Riforma del Terzo Settore, ARTICOLO 2: principi e criteri direttivi generali

L’articolo due della Riforma affronta i “principi e criteri direttivi generali” che dovranno essere contenuti nei decreti legislativi. Esistono davvero le risorse e la volontà politica per riuscire ad applicare queste indicazioni?

Come Vi avevamo anticipato nell'articolo madre di questa rubrica, la Riforma del Terzo Settore è una legge delega. Ciò significa che per avere conseguenze pratiche dovremo attendere i decreti delegati che il Governo sarà tenuto ad emanare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del testo licenziato dalle Camere, tutti secondo i principi individuati nell'articolo 2 e che analizzeremo in questo approfondimento.
immagine Tutto Non Profit Riforma del Terzo Settore, ARTICOLO 2: principi e criteri direttivi generali
Tali decreti dovranno:
a)    riconoscere, favorire e garantire il più ampio esercizio del diritto di associazione e il valore delle formazioni sociali liberamente costituite, ove si svolge la personalità dei singoli, quale strumenti di promozione e di attuazione dei principi di partecipazione democratica, solidarietà, sussidiarietà e pluralismo, ai sensi degli articoli 2, 3, 18 e 118 della Costituzione;
b)    riconoscere e favorire l’iniziativa economica privata il cui svolgimento, secondo le finalità e nei limiti di cui alla presente legge, può concorrere ad elevare i livelli di tutela dei diritti civili e sociali;
c)    assicurare, nel rispetto delle norme vigenti, l’autonomia statutaria degli enti, al fine di consentire il pieno conseguimento delle loro finalità e la tutela degli interessi coinvolti;
d)    semplificare la normativa vigente, garantendone la coerenza giuridica, logica e sistematica.

Come dite?! Sarebbe anche ora di “semplificare la normativa vigente”?! Non possiamo che concordare. Se i primi tre punti contengono principi condivisibili, ma molto teorici, l’ultimo è da ritenersi il vero snodo cruciale per il futuro degli Enti Non Profit. Già perchè il mondo degli Enti Non Commerciali è una giungla di leggi, decreti, sentenze, circolari, risoluzioni ed atti vari che spesso si sovrappongono e talvolta addirittura contraddicono l’un l’altro: immaginare una semplificazione che garantisca “coerenza giuridica, logica e sistematica” sarebbe il sogno di ogni operatore del terzo settore, compreso chi scrive. A dirla tutta, in un Paese vario come il nostro in realtà ciò che più auspichiamo è evitare che si verifichi l’esatto opposto: ulteriori complicazioni della normativa sarebbero infatti quanto mai dannose per tutti quegli Enti che lavorano con serietà e nel rispetto delle regole.
Che sia davvero la volta buona ...?
Ah ... a proposito di semplificazione normativa … sapete che pochissimi giorni fa il CONI ha emanato una circolare con cui indica quali sono le discipline sportive per le quali non è necessario il certificato medico?
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