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lunedì 8 febbraio 2016

Enti Non Profit: quando un corrispettivo è istituzionale? E quando è commerciale?

Gentili lettori, a poco più di due anni dal nostro articolo (sempre attualissimo) intitolato "Come distinguere le attività istituzionali da quelle commerciali per un'Associazione", vista la quotidiana grossa mole di richieste di chiarimento sul punto, abbiamo deciso oggi di affrontare la questione della natura dei corrispettivi versati ad un Ente Non Profit da un altro punto di vista, muovendo l'analisi dall'articolo della legge di riferimento sul punto.

immagine Tutto Non Profit Enti Non Profit: quando un corrispettivo è istituzionale? E quando è commerciale?

Il testo da analizzare è dunque quello del D.P.R. 917 del 22.12.1986, comunemente più noto come T.U.I.R. (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), il quale al Titolo II, Capo III, articolo 148 stabilisce che:
"1. Non è considerata commerciale l'attività svolta nei confronti degli associati o partecipanti, in conformità alle finalità istituzionali, dalle associazioni, dai consorzi e dagli altri enti non commerciali di tipo associativo. Le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo. 
2. Si considerano tuttavia effettuate nell'esercizio di attività commerciali, salvo il disposto del secondo periodo del comma 1 dell'articolo 143, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi agli associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto. Detti corrispettivi concorrono alla formazione del reddito complessivo come componenti del reddito di impresa o come redditi diversi secondo che le relative operazioni abbiano carattere di abitualità o di occasionalità. 
3. Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un'unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonchè le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati".

Ciò significa che i corrispettivi versati dai soci (tecnicamente definiti tali secondo il corretto iter di iscrizione, di cui già abbiamo parlato QUI) per la partecipazione ad attività coerenti con le finalità istituzionali ed ideali dell'Ente stesso sono da considerarsi proventi istituzionali e come tali non costituenti reddito imponibile né soggetti ad imposizione fiscale alcuna (per l'esercizio dei quali è sufficiente che l'Ente sia titolare di codice fiscale). Nel caso invece di corrispettivi provenienti da non soci oppure versati per attività/beni/servizi non rientranti nelle finalità ideale dell'Ente stesso, questi dovranno essere considerati corrispettivi commerciali, con tutte le conseguenze del caso; in particolare:
- l'Ente dovrà essere titolare di partita IVA;
- a seconda del regime fiscale di riferimento (tipico per gli Enti del terzo settore è quello disciplinato dalla legge 398/91, che abbiamo analizzato QUI, mentre QUI ne abbiamo evidenziato alcune conseguenze in tema di emissione di ricevute fiscali) dovranno essere versate le imposte sull'imponibile oltre che l'IVA;
- l'Ente dovrà presentare la dichiarazione dei redditi (Modello UNICO ENC).

In altre parole pertanto per definire con certezza la natura di un corrispettivo incassato occorrerà verificare da chi sia stato versato ed a fronte di quale attività: se proveniente da un socio per la partecipazione ad attività coerenti con le finalità ideali dell'Ente sarà da ritenersi istituzionale; in tutti gli altri casi invece, salvo particolarissime eccezioni da analizzarsi caso per caso, si tratterà di un corrispettivo commerciale. 

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mercoledì 20 gennaio 2016

UFFICIALE: prorogato di sei mesi l'obbligo di dotazione di defibrillatore per gli Enti Sportivi Dilettantistici

Come molti si attendevano (e da qualche giorno era nell'aria, ma ancora solo ufficioso), a poche ore dalla scadenza, prevista per oggi, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha posticipato di sei mesi la scadenza dell'obbligo di dotazione di defibrillatori semiautomatici imposto agli Enti Sportivi Dilettantistici firmando il Decreto di modifica del Decreto 24 aprile 2013 recante la "Disciplina della certificazione dell'attività sportiva non agonistica e amatoriale e linee guida sulla dotazione e l'utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita" (il cosiddetto Decreto Balduzzi, di cui avevamo ampiamente analizzato le implicazioni QUI).

immagine TUTTO NON PROFIT UFFICIALE: prorogato di sei mesi l'obbligo di dotazione di defibrillatore per gli Enti Sportivi Dilettantistici

Con la pubblicazione in G.U. del 18.01.2016 del nuovo Decreto (consultabile QUI) è stata dunque posticipata di sei mesi la scadenza dell'obbligo di dotazione posto in capo alle "società sportive sia professionistiche che dilettantistiche" (così l'art. 7 n. 11 del Balduzzi) di dotarsi si defibrillatori semiautomatici e di altri eventuali dispositivi salvavita al fine di salvaguardare la salute dei cittadini che praticano attività sportive.

Sono state dunque ascoltate le richieste del Presidente del CONI (del 2.11.2015) e del Coordinatore degli Assessori allo Sport del Friuli Venezia Giulia (del 5.1.2016), che nei giorni scorsi avevano a gran voce richiesto un differimento del termine vista l'impossibilità che entro il 20 gennaio 2016 venissero completate "su tutto il territori nazionale le attività di formazione degli operatori del settore sportivo dilettantistico circa il corretto utilizzo dei defibrillatori semiautomatici".

Basteranno questi sei mesi per consentire alle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche di non farsi trovare impreparate alla nuova partenza?
Non ci resta che attendere ... 

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mercoledì 9 dicembre 2015

SRL sportive dilettantistiche (SSD) ed Associazioni Sportive: alcune riflessioni per "l'Espresso" online

La massiccia attività informativa e formativa che con tanto impegno questo blog intende realizzare conduce spesso a riconoscimenti che si manifestano nei motivi più svariati: in primo luogo attraverso gli apprezzamenti che quotidianamente giungono dai lettori sia per la chiarezza espositiva che per i tempi di risposta e secondariamente dalle richieste di supporto provenienti da interlocutori "illustri" (si ricorda in proposito l'intervento richiesto dalla trasmissione televisiva "Mi Manda RAI 3" andata in onda lo scorso novembre ed avente ad oggetto le finte associazioni non profit).
Ebbene, lo scorso venerdì non ha fatto eccezione, quando a richiedere un supporto è stato il giornale online "l'Espresso", nella persona del suo collaboratore Dott. Paolo Fantauzzi, che documentandosi per la predisposizione di un approfondimento si imbatteva in QUESTO nostro articolo del 2011 sulle SRL sportive dilettantistiche senza finalità di lucro.

Il quesito di origine muoveva dalla necessità di comprendere come mai le SRL sportive (SSD) pur senza averne titolo a volte riuscissero a beneficiare del cinque per mille, ma ben presto le richieste di chiarimento si sono indirizzate verso un confronto tra le SRL sportive (SSD) e le Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD), circostanza quest'ultima che portava il giornalista a richiedere "di spiegare sinteticamente e in maniera semplice ... le agevolazioni di cui gode una srl e quindi l'importanza di questa verifica per evitare il caso di furbetti che ne approfittino".
Al quesito è seguita una precisa quanto sintetica relazione, che esigenze giornalistiche hanno ridotto (potete consultare l'articolo completo de "l'Espresso" QUI), ma che ragioni didattiche e di opportunità inducono a ritenerne utile una condivisione integrale.
immagine Tutto Non Profit SRL sportive dilettantistiche (SSD) ed Associazioni Sportive: alcune riflessioni per "l'Espresso" online
"Le Società Sportive Dilettantistiche di capitali senza fine di lucro costituiscono una particolare e piuttosto recente categoria di soggetti giuridici, individuata da una legge del 2002 e destinataria del particolare regime fiscale di favore previsto per le associazioni sportive dilettantistiche.
Dal punto di vista civilistico si tratta di ordinarie società di capitali disciplinate dalle disposizioni del Codice Civile,  e come tali commerciali per natura dal punto di vista fiscale, ma in deroga alla disciplina ordinaria prevista per le Società commerciali, esse possono beneficiare delle agevolazioni fiscali spettanti alle associazioni sportive dilettantistiche, ovvero, in estrema sintesi:

- de-commercializzazione delle operazioni effettuate in diretta attuazione degli scopi istituzionali verso il pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti;
- determinazione forfettaria del reddito di impresa, con applicazione ai ricavi derivanti da attività commerciale del coefficiente di redditività del 3%, e dell’IVA dovuta.
Va da sé che Enti di tale natura non possano accedere al beneficio del cinque per mille, e ciò per almeno una duplice serie di ragioni: in prima battuta la mancata connotazione "associativa" degli stessi e secondariamente la loro intrinseca "commercialità" sotto il profilo fiscale.
Allo stesso modo poi, agevolazioni fiscali di tale portata necessitano di impostazioni coerenti e rigorose con la natura intima degli Enti Non Profit (quali le Associazioni e le Società Sportive Dilettantistiche), e ciò in ragione del fatto che talvolta purtroppo si assiste alla nascita di tali tipologie di Enti più per i loro indubbi vantaggi fiscali (de-commercializzazione  dei corrispettivi dei soci/tesserati) che non per il perseguimento delle finalità cui il Legislatore ha ritenuto di voler riservare dette straordinarie agevolazioni (scopi ideali).
Infine appare auspicabile e didatticamente utile ricordare che le S.R.L. sportive dilettantistiche debbono operare nei confronti dei tesserati (i soci per le A.S.D.) per promuovere e diffondere le attività sportive, che le risorse economiche devono rappresentare  un mezzo per meglio raggiungere questi scopi e che ogni forma di comunicazione adottata (compresi i social network e i website) non deve mai trascenderne la natura (esattamente come per le associazioni sportive dilettantistiche)
".

Ben consapevoli che la tematica in questione non possa essere "liquidata" così rapidamente e che la maggior parte degli operatori del non profit operino con cognizione di causa ben lontani dall'atteggiamento di quei "furbetti" che tanto male fanno al mondo del terzo settore, ci rendiamo disponibili agli indirizzi in calce a fornire eventuali supporti più specifici e circostanziati funzionali a meglio definire le peculiarità con relativi "pregi/difetti" delle Società Sportive Dilettantistiche a responsabilità limitata senza finalità di lucro.

Sapevate già tutto o vi siete persi per strada qualche pezzo? Avete necessità di verificare la gestione della vostra Associazione/Società Sportiva Dilettantistica? In caso affermativo abbiamo ideato un check fatto apposta per Voi! L'intervento proposto prevede: 
- invio da parte nostra via mail di apposito questionario in formato excel; 
- trasmissione sempre a mezzo mail del questionario compilato unitamente ad una copia di statuto; 
- call conference su skype dedicata all’analisi del questionario, della gestione dell'Associazione ed alle eventuali criticità riscontrate, con verifica delle possibili soluzioni operative; 
- predisposizione, nell’arco dei 5 giorni lavorativi successivi alla call, di apposita relazione corredata dall’indicazione delle corrette modalità gestionali.
Per maggiori informazioni sul check, cliccate QUI mettendo come oggetto "info check".

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