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venerdì 22 luglio 2016

Riforma del Terzo Settore, ARTICOLO 10: Fondazione Italia Sociale

È istituita dalla riforma la Fondazione Italia Sociale con lo "scopo di sostenere ... la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi da parte di enti del Terzo settore, caratterizzati dalla produzione di beni e servizi con un elevato impatto sociale e occupazionale". Era quel che ci voleva oppure no?

La Riforma del Terzo settore si chiude con la formale istituzione della "Fondazione Italia Sociale": se è chiaro che la finalità è nobile e condivisibile, per comprenderne l'effettiva portata (e le eventuali implicazioni, positive o negative) occorre pazientare ancora un pochino... Nel frattempo è possibile prendere atto degli obiettivi che si prefigge nonché dei principi previsti dal suo statuto:

immagine Tutto Non Profit Riforma del Terzo Settore, ARTICOLO 10: Fondazione Italia Sociale

a) l'adozione di "strumenti e modalità che consentano alla Fondazione di finanziare le proprie attività attraverso la mobilitazione di risorse finanziarie pubbliche e private, anche mediante il ricorso a iniziative donative per fini sociali e campagne di crowdfunding";
b) la previsione di "strumenti e modalità di investimento, diretto o in partenariato con terzi, anche con riferimento alla diffusione di modelli di welfare integrativi rispetto a quelli già assicurati dall'intervento pubblico e allo sviluppo del microcredito e di altri strumenti di finanza sociale";
c) "la nomina, nell'organo di governo della Fondazione, di un componente designato dal Consiglio nazionale del Terzo settore di cui all'articolo 5, comma 1, lettera g)".

Gli interventi innovativi che questa Fondazione di diritto privato sarà chiamata a sostenere dovranno essere caratterizzati dalla produzione di beni e servizi con un elevato impatto sociale e occupazionale e rivolti, in particolare, ai territori e ai soggetti più svantaggiati..

Per il raggiungimento dei propri scopi, "nel rispetto del principio di prevalenza dell'impiego di risorse provenienti da soggetti privati", potrà instaurare rapporti con omologhi enti o organismi in Italia e all'estero potendo contare per il 2016 su di una dotazione iniziale di un milione di euro grazie alla riduzione delle risorse che la legge di stabilità 2015 ha destinato alla Riforma del Terzo settore.

L'organizzazione, il funzionamento e la gestione della Fondazione dovranno essere ispirati a "principi di efficacia, efficienza, trasparenza ed economicità" ed a decorrere dall'anno successivo all'entrata in vigore della Riforma del Terzo settore, la Fondazione dovrà trasmettere alle Camere, entro il 31 dicembre di ogni anno, una "relazione sulle attività svolte per il perseguimento degli scopi istituzionali", sia sui risultati conseguiti che sull'entità e articolazione del patrimonio, nonché sull'utilizzo della dotazione economica iniziale.

Con l'auspicio che tutto questo possa davvero essere d'aiuto al Terzo settore ed al mondo del non profit in generale, restiamo ora in trepidante attesa dei decreti attuativi ;-)

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Riforma del terzo Settore, ARTICOLO 9: misure fiscali e di sostegno economico

Tra gli scopi della riforma oltre all'individuazione di "misure agevolative e di sostegno economico in favore degli enti del Terzo settore" anche il riordino e l'armonizzazione della "relativa disciplina tributaria e delle diverse forme di fiscalità di vantaggio". Vediamo come.

L'articolo 9 della Riforma del Terzo Settore (analizzata a partire da QUI) individua i principi ed i criteri direttivi cui si dovrà uniformare l'Esecutivo al fine di introdurre misure agevolative e di sostegno economico in favore degli enti del Terzo settore, procedendo altresì al riordino ed all'armonizzazione della relativa disciplina tributaria e delle diverse forme di fiscalità di vantaggio. Questi i principi e criteri direttivi indicati nella norma. 

Immagine Tutto Non Profit Riforma del terzo Settore, ARTICOLO 9: misure fiscali e di sostegno economico

- "revisione complessiva della definizione di ente non commerciale ai fini fiscali connessa alle finalità di interesse generale perseguite dall'ente e introduzione di un regime tributario di vantaggio...";
- "semplificazione del regime di deducibilità dal reddito complessivo e di detraibilità dall'imposta lorda sul reddito delle persone fisiche e giuridiche delle erogazioni liberali, in denaro e in natura...";
- "completamento della riforma strutturale dell'istituto della destinazione del cinque per mille" con "revisione dei criteri di accreditamento dei soggetti beneficiari e dei requisiti per l'accesso al beneficio nonché semplificazione e accelerazione delle procedure per il calcolo e l'erogazione dei contributi spettanti agli enti" prevedendo altresì "obblighi di pubblicità delle risorse ad essi destinate, individuando un sistema improntato alla massima trasparenza ...";
- "razionalizzazione dei regimi fiscali e contabili semplificati in favore degli enti del Terzo settore...";
- per le imprese sociali previsione "della possibilità di accedere a forme di raccolta di capitali di rischio tramite portali telematici" nonchè "di misure agevolative volte a favorire gli investimenti di capitale";
- "istituzione ... di un fondo destinato a sostenere lo svolgimento di attività di interesse generale", di cui abbiamo parlato QUI;
- "introduzione di meccanismi volti alla diffusione dei titoli di solidarietà e di altre forme di finanza sociale finalizzate a obiettivi di solidarietà sociale";
- "promozione dell'assegnazione in favore degli enti di cui all'articolo 1, anche in associazione tra loro, degli immobili pubblici inutilizzati ...";
- "previsione di agevolazioni volte a favorire il trasferimento di beni patrimoniali agli enti di cui alla presente legge";
- "revisione della disciplina riguardante le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, in particolare prevedendo una migliore definizione delle attività istituzionali e di quelle connesse fermo restando il vincolo di non prevalenza delle attività connesse e il divieto di distribuzione, anche indiretta, degli utili o degli avanzi di gestione ...".

Se è vero come è vero che questa Riforma intende "rivoluzionare" il Terzo Settore, le premesse sembrano di certo incoraggianti: l'unico auspicio è che i vari iter legislativi non snaturino la ratio promossa dal Legislatore confermando semplificazioni ed una maggior trasparenza.

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giovedì 21 luglio 2016

Riforma del Terzo Settore, ARTICOLO 8: servizio civile universale

Con la Riforma del Terzo Settore il Governo riscrive organicamente anche la disciplina in materia di servizio civile evidenziando i principi ed i criteri direttivi cui dovranno ispirarsi i decreti legislativi attuativi.

L'articolo 8 della legge delega per la riforma del Terzo Settore (la cui analisi abbiamo iniziato QUI) manifesta la volontà dell'Esecutivo di procedere ad una revisione della disciplina in materia di "servizio civile nazionale". Ribadito che in assenza dei decreti legislativi attuativi, che dovranno essere emanati, salvo proroghe, entro il 18 maggio 2017, ci troviamo di fronte a "tanti bei propositi", vediamo quali dovranno essere i criteri alla base della revisione di questo istituto.

Immagine Tutto Non Profit Riforma del Terzo Settore, ARTICOLO 8: servizio civile universale

1. Finalizzare il servizio civile alla "difesa non armata della patria e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica";
2. prevedere un meccanismo di programmazione, di norma triennale dei contingenti di giovani italiani e stranieri regolarmente soggiornanti di età compresa tra 18 e i 28 anni che possano essere ammessi, tramite bando pubblico, al servizio civile universale;
3. definire lo status giuridico degli ammessi attraverso l'instaurazione, tra i giovani e lo Stato, di uno specifico rapporto di servizio civile non assimilabile al rapporto di lavoro, con previsione dell'esclusione da ogni imposizione tributaria di tale prestazione;
4. attribuire allo Stato le funzioni di programmazione, organizzazione, accreditamento e controllo del servizio civile universale, realizzando altresì in collaborazione con le Regioni appositi programmi e conferendo la possibilità in capo alle Regioni, agli Enti locali, agli altri Enti Pubblici territoriali ed agli Enti del terzo settore di "attivare autonomamente progetti di servizio civile con risorse proprie, da realizzare presso soggetti accreditati";
5. prevedere criteri e modalità di accreditamento degli enti di servizio civile nell'ottica della semplificazione e della trasparenza nel rispetto di quanto stabilito dalla legge 64 del 2001 ("Istituzione del servizio civile nazionale");
6. prevedere criteri e modalità di semplificazione e di trasparenza delle procedure di gestione e di valutazione dell'attività svolta dagli enti di servizio civile universale;
7. prevedere una durata compresa tra gli otto ed i dodici mesi "che contemperi le finalità del servizio con le esigenze di vita e di lavoro dei giovani coinvolti, e della possibilità che il servizio sia prestato, in parte, in uno degli Stati membri dell'Unione europea nonché, per iniziative riconducibili alla promozione della pace e della nonviolenza e alla cooperazione allo sviluppo, anche nei Paesi al di fuori dell'Unione europea";
8. riconoscere e valorizzare le competenze acquisite durante il servizio civile;
9. riordinare e revisionare la Consulta nazionale per il Servizio civile quale ente di riferimento e consulto per l'amministrazione.

In attesa dei decreti legislativi possiamo solo auspicarci che tutte questi criteri confluiscano in maniera naturale nella tanto desiderata semplificazione ...

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