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mercoledì 30 luglio 2014

Associazioni e decadenza dei benefici fiscali

Cari lettori, il caso di oggi è quello di una ONLUS che, a seguito della sentenza 1254/2014 della CTR della Lombardia, ha perso tutti i benefici fiscali legati al Decreto Legislativo 460/1997.

Immagine Associazioni e decadenza dei benefici fiscali
 
Fin qui nulla di nuovo, direte... Il fatto è che tali benefici sono decaduti dal momento stesso in cui è stato accertato che la ONLUS in questione svolgeva prevalentemente (per non dire in via esclusiva) attività commerciale e non dalla cancellazione dall'Anagrafe delle ONLUS. Pertanto, si tratta di perdita di tutte le agevolazioni fiscali con effetto retroattivo in forza dell'art. 5 co. 4 del D.M. 266/2003, il quale stabilisce che: "La cancellazione conseguente all'accertamento della mancanza, fin dal momento dell'iscrizione, anche solo di uno dei requisiti formali di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, determina la decadenza delle agevolazioni fiscali fruite. Qualora, invece, la cancellazione sia conseguente al venir meno di uno o più requisiti, la ONLUS decade dalle agevolazioni fiscali fruite successivamente alla data in cui gli stessi requisiti sono venuti meno.".

In base a tale disposizione di legge pertanto, da parte del Collegio giudicante è stata respinta l'esenzione prevista dalla legge 266/91 art.8 comma 1 ("Gli atti costitutivi delle organizzazioni di volontariato ... e quelli connessi allo svolgimento delle loro attività sono esenti dall'imposta di bollo e dall'imposta di registro") con conseguente recupero, tra l'altro, dell'imposta di registro operato dall'Amministrazione finanziaria, nei confronti della ONLUS che aveva acquistato un albergo per il quale era stato altresì accertato l'esercizio alberghiero (quindi proventi di natura commerciale ...) da parte della stessa.

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giovedì 17 luglio 2014

Enti sportivi a natura commerciale o con finalità di reale promozione sportiva?


CTP di Firenze, sentenza n. 579 depositata il 5.05.2014: un ente sportivo che organizzi, promuova e gestisca attività secondo modalità analoghe a quelle con le quali possono essere svolte anche da realtà for profit (ditta individuale o società) deve essere soggetto ad IRES ed IVA.

Immagine Enti sportivi a natura commerciale o con finalità di reale promozione sportiva?
 
Questo il principio di diritto che emerge dalla citata sentenza, la quale ha visto il giudicante esprimersi a favore del disconoscimento della natura sportiva dilettantistica di una ASD, non ritenendo da questa soddisfatti i requisiti previsti dalla normativa di riferimento.
Per giungere a tale conclusione la CTP si è soffermata sull’analisi dei requisiti per ottenere le agevolazioni, giungendo quindi a negare la loro sussistenza nel caso di specie (basti pensare che la denominazione dell’Ente non conteneva i termini “associazione sportiva dilettantistica”, l’oggetto sociale non prevedeva l’organizzazione e la promozione di attività sportive e non vi era traccia, nei fatti, del rispetto del fondamentale principio di democraticità nelle gestione dell’Ente stesso).

Non solo: dai questionari somministrati dai verificatori ai frequentatori era altresì emerso come gli stessi si ritenessero “clienti” del Centro sportivo piuttosto che soci, e ciò a conferma delle modalità gestionali adottate, non sicuramente di stampo associativo.

Questa sentenza conferma quindi il filone giurisprudenziale indicato dalle Cass. 4148/2013, 15321/2002 e 16032/2005 secondo cui “gli enti associativi non godono di uno status di extrafiscalità, che li esenta, per definizione, da ogni prelievo fiscale, occorrendo sempre tenere conto della natura delle attività svolte in concreto” e ancora che l’onere di provare l’effettiva sussistenza dei requisiti per godere delle agevolazioni spetta proprio al soggetto che le invoca (così Cass. 16032/2005, 22598/2006, 11456/2010 e 8623/2012).

Prestate pertanto molta attenzione:
- nel caso in cui lo scopo sia quello di “produrre reddito” (assolutamente lecito, ci mancherebbe altro!) d’obbligo è la costituzione di un Ente commerciale, for profit, caratterizzato dalla possibilità di distribuire gli utili;
- nel caso in cui lo scopo sia ideale, di promozione dell’attività sportiva, iscrivendosi altresì alle attività organizzate e promosse dal CONI, dalle Federazioni o Enti di Promozione, con una finalità evidentemente diversa dal profitto economico personale e connotata da una mission “ideale”, sicuramente è da ritenersi preferibile la costituzione di una ASD o di una SSD, con tutti gli oneri (e onori ben maggiori) del caso.

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giovedì 10 luglio 2014

Riforma del terzo settore: si può fare?

Dovrebbe essere questione di mesi la riforma del terzo settore finalizzata a rendere nuove "disposizioni per promuovere e favorire l'autonoma iniziativa delle persone, singole e associate, per lo svolgimento di attività di interesse generale".

Immagine Riforma del terzo settore: si può fare?

Ecco, in sintesi estrema, alcune delle possibili novità:
- nuovo iter di riconoscimento della personalità giuridica (con una notevole semplificazione rispetto al D.P.R. 361/2000);
- tipizzazione delle attività non lucrative e dei vincoli/limiti relativi all'esercizio di attività di natura commerciale;
- definizione precisa dei limiti per i compensi ai soci/amministratori e per la gestione dei volontari;
- miglior qualificazione/definizione della previsione del divieto distribuzione di utili;
- previsione di una differenziazione dei modelli organizzativi alla luce della dimensione economica dell'Ente in questione;
- istituzione di un registro unico degli operatori del settore su base nazionale;
- istituzione di misure volte a favorire i processi aggregativi tra gli Enti non profit in attuazione del principio di sussidiarietà, nonchè volti a perseguire il bene comune favorendo l'inclusione e lo sviluppo della persona nel tentativo di favorire la crescita e l'occupazione del settore;
- reintroduzione di un organismo nazionale indipendente con compiti, tra l'altro, di vilgilanza e controllo;
- riordino della disciplina in materia di associazionismo, volontariato (l. 266/1991) e promozione sociale (l. 383/2000), finalizzato all'armonizzazione della normativa di riferimento ed alla promozione delle attività volontarie tra i giovani;
- intervento specifico sull'impresa sociale, con riforma del D. Lgs. 155/2006 (esse potranno infatti ripartire utili "nel rispetto di condizioni e limiti prefissati" e raccogliere capitali, come ad esempio le start up innovative);
- revisione della disciplina attuale sul servizio civile con l'obiettivo di creare un servizio civile nazionale universale (attraverso un meccanismo di programmazione di volontari, che potranno prestare servizio in uno dei Paesi dell'Unione Europea e anche fuori per iniziative specifiche: tale attività potrà essere riconosciuta ai fini lavorativi);
- riordino ed armonizzazione del sistema tributario (attraverso, tra l'altro, la semplificazione del regime di deducibilità/detraibilità delle erogazioni liberali, una revisione dell'istituto del cinque per mille e l'assegnazione di immobili pubblici inutilizzati alle imprese sociali).

Questo un estratto di quanto disponibile sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in relazione alla delega conferita al Governo per la riforma del terzo settore (cliccando qui potrete approfondire ulteriormente i dettagli): "Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente e del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, nel corso della riunione di giovedì 10 luglio, ha approvato un disegno di legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale. Il testo del disegno di legge attribuisce al Governo la delega ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di delega, uno o più decreti legislativi recanti il riordino e la revisione organica della disciplina degli enti privati del Terzo settore e delle attività che promuovono e realizzano finalità solidaristiche e di interesse generale, anche attraverso la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale in attuazione del principio di sussidiarietà, al fine di sostenere la libera iniziativa dei cittadini associati per perseguire il bene comune, elevare i livelli di cittadinanza attiva, coesione e protezione civile, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona e valorizzando al contempo il potenziale di crescita ed occupazione del settore. Nello specifico, i decreti attuativi dovranno disciplinare la costituzione, le forme organizzative e di amministrazione e le funzioni degli enti privati che, con finalità ideale e senza scopo di lucro, promuovono e realizzano attività d’interesse generale, di valorizzazione della partecipazione e di solidarietà sociale, ovvero producono o scambiano beni o servizi di utilità sociale, anche attraverso forme di mutualità con fini di coesione sociale". 

AGGIORNAMENTO: il 10 luglio 2014 è stato approvato un disegno di Legge delega da parte del Consiglio dei Ministri . Entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore il Governo dovrà decidere quali decreti adottare per il riordino del Terzo Settore. QUI tutti i dettagli. Buona lettura. 

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