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martedì 6 dicembre 2016

Chiarimenti sui compensi erogati dalle Associazioni Sportive e dalle Società Sportive Dilettantistiche

L'Ispettorato Nazionale del Lavoro, facendo seguito alla nota del Ministero del Lavoro del febbraio 2014, ha inteso fornire chiarimenti sul tema del "trattamento, ai fini previdenziali, dei compensi erogati dalle associazioni sportive dilettantistiche e dalle società sportive dilettantistiche".

E' del primo dicembre scorso la lettera circolare dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro con il quale l'Istituto ha cercato di fornire "chiarimenti volti a definire con precisione i casi in cui trova applicazione l’art. 67, comma 1 lett. m), del TUIR" (ovverosia i famosi "compensi sportivi" esenti fino a 7500 euro/anno, i cosiddetti "rimborsi ex lege 342/2000"). Ebbene, posta l'importanza di qualsiasi contributo istituzionale volto a fornire indicazioni univoche sia ai destinatari della disposizione agevolativa che ai verificatori/accertatori, analizziamo schematicamente le indicazioni che emergono dalla circolare al fine di circoscrivere la normativa di riferimento oltre che individuare con precisione CHI può erogare i compensi in questione e CHI li può (con ragione) ricevere.

immagine Tutto Non Profit Chiarimenti sui compensi erogati dalle Associazioni Sportive e dalle Società Sportive Dilettantistiche

1 -  "I rapporti di collaborazione nel mondo dello sport dilettantistico trovano la loro disciplina nell’art. 90 della L. n. 289/2002 ..., nel D.L. n. 136/20 04 (conv. da L. n. 186/2004), nell’art.67, comma 1 lett. m), del TUIR, nonché nel D.Lgs. n. 81/2015", e dal combinato di queste norme il fil rouge che se ne ricava è quello di "riservare ai rapporti di collaborazione sportivo-dilettantistici una normativa speciale, volta a favorire e ad agevolare la pratica dello sport dilettantistico".
2 - Il soggetto giuridico che eroga il compenso deve perseguire finalità dilettantistiche ed essere riconosciuto dal CONI (e dunque è il caso delle Federazioni Sportive Nazionali, delle Discipline Sportive Associate, degli Enti di Promozione Sportiva e di tutte le Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche che siano iscritte al Registro CONI), e questo poichè tale status costituisce la "condizione principale per l'applicazione del regime agevolativo" anche se ...
3 - L’art. 67, comma 1 lett. m), del TUIR, riconduce tra i redditi diversi “le indennità di trasferta, i rimborsi forfettari di spesa, i premi e i compensi erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche ..." con la precisazione che, tra di esse, devono altresì venir ricomprese tutte le attività relative "allo svolgimento delle attività dilettantistiche di formazione, di didattica, di preparazione e di assistenza intese nell’accezione più ampia del termine attività sportiva".
4 - I corsi di formazione tenuti dalle FSN/DSA/EPS non rappresentano "un requisito da solo sufficiente per ricondurre tali compensi tra i redditi di lavoro autonomo", e ciò in ragione del fatto che la natura di "professionalità a fini previdenziali e fiscali" deriva dalla modalità di svolgimento della prestazione e non dalla qualità della stessa.

In definitiva questi i prerequisiti necessari per l'applicazione della famosa norma sui compensi sportivi esenti:
- "che l’associazione/società sportiva dilettantistica sia regolarmente riconosciuta dal CONI attraverso l’iscrizione nel registro delle società sportive;
- che il soggetto percettore svolga mansioni rientranti, sulla base dei regolamenti e delle indicazioni fornite dalle singole federazioni, tra quelle necessarie per lo svolgimento delle attività sportivo-dilettantistiche, così come regolamentate dalle singole federazioni".

Ribadita l'utilità di qualsiasi indicazione istituzionale volta a chiarire i dubbi che caratterizzano la materia (anche se per gli addetti ai lavori, oramai, criteri e modalità applicative sono ben chiari da anni), suggeriamo comunque di valutare sempre il caso specifico di volta in volta, entrando nel merito non solo delle competenze del soggetto, ma altresì delle modalità di erogazione della prestazione resa (abitualità? regolarità? occasionalità?).

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venerdì 18 novembre 2016

Primo gennaio 2017: nuova scadenza per i defibrillatori semiautomatici presso i Centri Sportivi Dilettantistici

"In seguito alle numerose richieste di chiarimento, il Ministero della Salute ha emesso una nota esplicativa relativamente all'ambito di applicazione dell'art. 48, comma 18, del decreto-legge 17 ottobre 2016 n. 189 ... con riferimento alle disposizioni in ordine alla dotazione e all'impiego, da parte delle società sportive dilettantistiche , dei defibrillatori semiautomatici".

E' con queste poche righe apparse sul sito ufficiale del Ministero della Salute che è stata annunciata la recentissima pubblicazione di una nota esplicativa dello stesso Dicastero funzionale a chiarire  lo stato dei fatti dopo che l'art. 48 comma 18 del D.L. 189/2016 recante "Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016" (di cui abbiamo parlato QUI) aveva sospeso fino al primo gennaio 2017 l'efficacia della norma che disponeva l'obbligo di dotazione ed impiego di defibrillatori semiautomatici per gli Enti Sportivi Dilettantistici.

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Ebbene "la predetta sospensione, sebbene sia stata motivata da esigenze, straordinarie ed urgenti, connesse all'evento sismico che ha colpito, nello scorso mese di agosto, le regioni centrali del nostro Paese ... produce effetti su tutto il territorio nazionale" e ciò al fine di "garantire una uniforme applicazione ... di un obbligo giuridico ... dalla cui violazione possono discendere responsabilità di natura penale con riferimento agli eventi (morte o lesioni) determinatisi a cagione del mancato assolvimento del predetto obbligo giuridico".

Ricapitolando quindi, questo obbligo giuridico a tutela della salute delle persone disposto dal Decreto Balduzzi nell'aprile 2013 (che aveva concesso agli Enti Sportivi Dilettantistici 30 mesi per adeguarsi, mica pochi ...), dapprima prorogato al 20 luglio 2016 è stato poi rinviato al 30 novembre ma prenderà pieno vigore a partire dal primo gennaio 2017. Voi ci credete...?

Resa l'informazione, ci permettiamo di concludere con una riflessione: se il desiderio è tutelare le persone ed il loro irrinunciabile diritto alla salute, che senso ha continuare a posticipare un "obbligo giuridico dalla cui violazione possono discendere responsabilità di natura penale"?

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lunedì 14 novembre 2016

Come può un'Associazione Non Profit evitare il disconoscimento della natura di Ente Non Commerciale?

Il rispetto delle previsioni statutarie di un'Associazione Non Profit attraverso una gestione democratica e trasparente anche nella sostanza può garantire la "tenuta" dell'Ente a fronte di un accertamento fiscale che ne sosteneva il disconoscimento della natura non commerciale.

E' proprio di oggi un interessante articolo di Eutenkne (consultabile QUI) che muove da un pronunciamento di una Commissione Tributaria Regionale per confermare ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, principi e criteri che oramai da anni andiamo raccontando in questo blog di approfondimento sulla gestione delle Associazioni Non Profit. Eh già perchè il passaggio cruciale della sentenza ribadisce a chiare lettere che "l'organizzazione dell'ente, rispecchiata nelle norme statutarie ..., e la concreta gestione amministrativa ..., devono consentire in via solo potenziale il coinvolgimento e la libera partecipazione degli affiliati, ma non possono certo coartarne la necessaria presenza fisica" per poi concludere che "lo scarso interesse e l'esigua partecipazione ... non può essere pregiudizievole a tal punto da ritenerne mutata la natura".


Sfruttiamo quindi questa sentenza (CTR Potenza n. 280/2/16) sotto il profilo didattico per alcune riflessioni fondamentali sia per i gestori di lunga data che per coloro che si apprestano a costituire un'Associazione e devono ancora comprenderne le implicazioni sotto il profilo della responsabilità:

1. Uno statuto a norma, rispettoso del corposo complesso normativo che riguarda gli Enti Non Commerciali oltre che coerente con lo spirito alla base della costituzione di un'Associazione Non Profit rappresenta sempre un fondamentale punto di partenza: statuti irregolari sotto il profilo formale o, peggio ancora, recanti disposizioni contrastanti con la natura ideale e non lucrativa delle Associazioni possono essere indice di criticità ben peggiori ...

2. La partecipazione alle assemblee sociali rappresenta, per i soci, un diritto, e non un dovere. E' dunque un obbligo per il Consiglio Direttivo quello di convocare l'assemblea sociale secondo le previsioni statutarie, ma nulla di più ... poichè non è possibile costringere i soci a partecipare. Può sembrar per molti una precisazione banale, ma troppo spesso molti PVC/avvisi di accertamento tendono a confondere il diritto di partecipazione/votare dei soci con un obbligo/dovere di partecipazione ...

3. Non ribadiremo mai abbastanza quanto la corretta tenuta e sottoscrizione dei registri verbali, a ri-prova di una vera vita associativa, trasparente e democratica, possa far la differenza in sede di accertamento fiscale: quale miglior strumento per "certificare" la condivisione dei principi ispiratori alla base dell'Ente se non libri verbali sottoscritti dall'Organo Direttivo e da tutti i soci presenti alle riunioni ...?

4. Non bastano mere presunzioni per sostenere (con ragione) il disconoscimento della natura di Ente non commerciale di un'Associazione: occorre una verifica sostanziale dell'Ente e delle prassi da questo adottate.

Verificare con attenzione prassi e modalità gestionali adottate PRIMA di un accertamento fiscale può evitare guai ben peggiori DOPO ... ATTENZIONE!

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