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lunedì 25 agosto 2014

Circoli ippici (ASD o SSD): la "pensione cavalli" dei soci è attività istituzionale se ...

"Se lo scopo della associazione è "la pratica e la diffusione degli sport equestri" è consequenziale che la stessa comprenda nei suoi fini istituzionali anche la ospitalità e cura dei cavalli di proprietà dei soci. E' proprio questo, infatti, l'aspetto che consente il perseguimento di una delle finalità sociali che è quello della pratica dello sport equestre. Non si vede, infatti, diversamente come potrebbe perseguirsi tale finalità: non certo col noleggio di cavalli di proprietà della associazione giacchè questo sì costituirebbe attività commerciale. L'Agenzia delle Entrate sul punto non ha speso molte argomentazioni. Nel verbale di accertamento si limita ad affermare la natura commerciale del servizio in questione mentre nell'atto di appello sembra ironizzare sul fatto che i cavalli dovrebbero considerarsi alla stregua di associati senza quindi approfondire seriamente la problematica. L'Ufficio contesta poi la tesi della associazione secondo la quale le quote associazione cavalli non eccedevano i costi di diretta imputazione ad esse riferibili affermando che vi era difetto di prova documentale sul punto da parte della associazione. Al riguardo va osservato che, in realtà, avrebbe dovuto essere l'Ufficio in sede di verifica a controllare che vi fosse corrispondenza tra i due dati giacchè solo in caso di eccedenza dell'importo delle "quote cavalli" rispetto ai costi effettivi si sarebbe potuto ipotizzare, per la differenza, l'esercizio di una attività commerciale".

immagine Circoli ippici (ASD o SSD): la "pensione cavalli" dei soci è attività istituzionale se ...

Questa la motivazione della sentenza n. 2048 del 13.03.2014 in forza della quale la Commissione Tributaria Regionale di Milano (e dunque un giudice di secondo grado ...) ha confermato la "istituzionalità" dei corrispettivi versati dai soci (attività istituzionale non commerciale) di un circolo ippico sportivo costituito in forma di ASD (ragionamento per logica estendibile pertanto anche ai tesserati di una SSD) per la "gestione" dei cavalli dei soci (più comunemente definita "pensione cavalli"), a condizione che sia riscontrabile una corrispondenza tra le quote di gestione dei cavalli ed i costi effettivi di diretta imputazione legati alla loro gestione sostenuti dal sodalizio sportivo.

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mercoledì 30 luglio 2014

Associazioni e decadenza dei benefici fiscali

Cari lettori, il caso di oggi è quello di una ONLUS che, a seguito della sentenza 1254/2014 della CTR della Lombardia, ha perso tutti i benefici fiscali legati al Decreto Legislativo 460/1997.

Immagine Associazioni e decadenza dei benefici fiscali
 
Fin qui nulla di nuovo, direte... Il fatto è che tali benefici sono decaduti dal momento stesso in cui è stato accertato che la ONLUS in questione svolgeva prevalentemente (per non dire in via esclusiva) attività commerciale e non dalla cancellazione dall'Anagrafe delle ONLUS. Pertanto, si tratta di perdita di tutte le agevolazioni fiscali con effetto retroattivo in forza dell'art. 5 co. 4 del D.M. 266/2003, il quale stabilisce che: "La cancellazione conseguente all'accertamento della mancanza, fin dal momento dell'iscrizione, anche solo di uno dei requisiti formali di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, determina la decadenza delle agevolazioni fiscali fruite. Qualora, invece, la cancellazione sia conseguente al venir meno di uno o più requisiti, la ONLUS decade dalle agevolazioni fiscali fruite successivamente alla data in cui gli stessi requisiti sono venuti meno.".

In base a tale disposizione di legge pertanto, da parte del Collegio giudicante è stata respinta l'esenzione prevista dalla legge 266/91 art.8 comma 1 ("Gli atti costitutivi delle organizzazioni di volontariato ... e quelli connessi allo svolgimento delle loro attività sono esenti dall'imposta di bollo e dall'imposta di registro") con conseguente recupero, tra l'altro, dell'imposta di registro operato dall'Amministrazione finanziaria, nei confronti della ONLUS che aveva acquistato un albergo per il quale era stato altresì accertato l'esercizio alberghiero (quindi proventi di natura commerciale ...) da parte della stessa.

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giovedì 17 luglio 2014

Enti sportivi a natura commerciale o con finalità di reale promozione sportiva?


CTP di Firenze, sentenza n. 579 depositata il 5.05.2014: un ente sportivo che organizzi, promuova e gestisca attività secondo modalità analoghe a quelle con le quali possono essere svolte anche da realtà for profit (ditta individuale o società) deve essere soggetto ad IRES ed IVA.

Immagine Enti sportivi a natura commerciale o con finalità di reale promozione sportiva?
 
Questo il principio di diritto che emerge dalla citata sentenza, la quale ha visto il giudicante esprimersi a favore del disconoscimento della natura sportiva dilettantistica di una ASD, non ritenendo da questa soddisfatti i requisiti previsti dalla normativa di riferimento.
Per giungere a tale conclusione la CTP si è soffermata sull’analisi dei requisiti per ottenere le agevolazioni, giungendo quindi a negare la loro sussistenza nel caso di specie (basti pensare che la denominazione dell’Ente non conteneva i termini “associazione sportiva dilettantistica”, l’oggetto sociale non prevedeva l’organizzazione e la promozione di attività sportive e non vi era traccia, nei fatti, del rispetto del fondamentale principio di democraticità nelle gestione dell’Ente stesso).

Non solo: dai questionari somministrati dai verificatori ai frequentatori era altresì emerso come gli stessi si ritenessero “clienti” del Centro sportivo piuttosto che soci, e ciò a conferma delle modalità gestionali adottate, non sicuramente di stampo associativo.

Questa sentenza conferma quindi il filone giurisprudenziale indicato dalle Cass. 4148/2013, 15321/2002 e 16032/2005 secondo cui “gli enti associativi non godono di uno status di extrafiscalità, che li esenta, per definizione, da ogni prelievo fiscale, occorrendo sempre tenere conto della natura delle attività svolte in concreto” e ancora che l’onere di provare l’effettiva sussistenza dei requisiti per godere delle agevolazioni spetta proprio al soggetto che le invoca (così Cass. 16032/2005, 22598/2006, 11456/2010 e 8623/2012).

Prestate pertanto molta attenzione:
- nel caso in cui lo scopo sia quello di “produrre reddito” (assolutamente lecito, ci mancherebbe altro!) d’obbligo è la costituzione di un Ente commerciale, for profit, caratterizzato dalla possibilità di distribuire gli utili;
- nel caso in cui lo scopo sia ideale, di promozione dell’attività sportiva, iscrivendosi altresì alle attività organizzate e promosse dal CONI, dalle Federazioni o Enti di Promozione, con una finalità evidentemente diversa dal profitto economico personale e connotata da una mission “ideale”, sicuramente è da ritenersi preferibile la costituzione di una ASD o di una SSD, con tutti gli oneri (e onori ben maggiori) del caso.

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