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lunedì 30 marzo 2015

Quando un'attività sportiva è dilettantistica? E quando professionistica? Ora lo spiegano (anche) i Giudici

Premesso che non è in contestazione che la società opponente sia una società sportiva dilettantistica, la disciplina del lavoro sportivo dilettantistico è data dalla l. 91/1981”. “Fondamentale … per l’applicazione della disciplina di cui alla l. 91/1981 … è la qualificazione di sportivo professionista … a monte del quale sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico - sportivi ed i preparatori atletici, che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione delle federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle federazioni stesse, con l’osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell’attività dilettantistica da quella professionistica”. Così inizia la sentenza 380/2014 del Tribunale di Venezia con la quale il Giudicante ha accolto il ricorso di un’Associazione Sportiva Dilettantistica accertata dall’INPS la quale aveva fondato il proprio impianto accusatorio assimilando tutti gli atleti/allenatori della A.S.D. accertata a “professionisti di fatto”, con conseguente pretesa contributiva pari a 427.970,00 euro.

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Prosegue quindi la sentenza precisando che “a norma dell’art. 3 la prestazione a titolo oneroso dell’”atleta” costituisce oggetto di contratto di lavoro subordinato, regolato dalle norme contenute nella legge medesima mentre costituisce oggetto di contratto di lavoro autonomo solo quando ricorra almeno uno dei seguenti requisiti: a) l’attività sia svolta nell’ambito di una singola manifestazione sportiva o di più manifestazioni tra loro collegate in un breve periodo di tempo; b) l’atleta non sia contrattualmente vincolato per ciò che riguarda la frequenza a sedute di preparazione od allenamento; c) la prestazione che è oggetto del contratto, pur avendo carattere continuativo, non superi otto ore settimanali oppure cinque giorni ogni mese ovvero trenta giorni ogni anno.
Conseguentemente si è ritenuto che la legge 23 marzo 1981 n. 91 detti regole per la qualificazione del rapporto di lavoro dell’atleta professionista, stabilendo specificamente all’art. 3 i presupposti della fattispecie in cui la prestazione pattuita a titolo oneroso costituisce oggetto di contratto di lavoro subordinato mentre per le altre figure di lavoratori sportivi contemplate nell’art. 2 (allenatori, direttori tecnico sportivi e preparatori atletici) la sussistenza o meno del vincolo di subordinazione deve essere accertata di volta in volta nel caso concreto, in applicazione dei criteri forniti dal diritto comune del lavoro (vd. ex. plurimis Cass. n. 11540  del 28/12/1996).
Non vi è dubbio tuttavia, per quanto riguarda, dunque, gli sportivi indicati tassativamente nell’art. 2, e quindi, per quanto qui interessa, gli atleti e gli allenatori, che la qualifica quale sportivo professionista dipendente dalle seguenti concorrenti condizioni: a) esercizio di attività sportiva a titolo oneroso, b) con carattere di continuità, c) nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione (professionistica) dalle federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle federazioni stesse, in osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell’attività dilettantistica da quella professionistica.
Non basta, dunque, che vi sia una prestazione sportiva con i caratteri della onerosità e della continuità ma deve, altresì, trattarsi di prestazione dell’attività svolta nei settori qualificati come professionisti dalle Federazioni sulla base delle direttive impartite dall’Ente pubblico CONI (vd. anche art. 5 comma 2, lettera d) D. Lvo 242/99 - Riordino del CONI - “Il consiglio nazionale svolge i seguenti compiti: … d) stabilisce, in armonia con l’ordinamento sportivo internazionale e nell’ambito di ciascuna federazione sportiva nazionale o della disciplina sportiva associata, criteri per la distinzione dell’attività sportiva dilettantistica da quella professionistica”)”.
In altre parole “La disciplina del lavoro sportivo professionistico fa … riferimento oltre ad alcuni criteri fattuali (onerosità e continuità) al criterio formale costituito dallo svolgimento di un’attività sportiva che sia qualificata come professionistica dalla federazione nazionale di appartenenza in base alle direttive impartite dal CONI sulla distinzione tra attività professionistica e attività dilettantistica.
La legge ha, dunque, rimesso espressamente al CONI e alle federazioni nazionali definire la natura professionistica o meno di una certa attività sportiva e ciò evidentemente riconoscendo a detti Enti la competenza specifica a meglio qualificare le attività e gli sportivi”.
Il Giudice ha dunque ritenuto fondata l’opposizione in ragione del fatto che “si sarebbe … dovuto dedurre, allegare e provare da parte dell’ENPALS il carattere proprio della subordinazione ovvero la soggezione al potere organizzativo, direttivo e disciplinare, il quale francamente non appare rinvenibile nel caso in esame, tenuto conto dell’ambito di autonomia propria di ciascun atleta - pur se nel gioco di squadra - e allenatore e non certo rinvenibile nei generici impegni elencati nei contratti per prestazioni sportive dilettantistiche”.

Ultimo profilo trattato in sentenza: “Deve … condividersi che la fascia di euro 7.500 ai sensi dell’art. 69 TUIR sia una fascia esente e non un limite oltre il quale il rapporto deve considerarsi professionistico, poiché tale qualificazione dipende dallo svolgimento dell’attività sportiva con carattere di onerosità e continuità in un settore qualificato come professionista dalla porpria Federazione …”.

Ferme tutte le considerazioni a più riprese ribadite sul nostro blog relative in particolare ai limiti di applicazione dei compensi ex lege 342/2000 ai collaboratori sportivi (Vi segnaliamo in particolare questo articolo) riteniamo assolutamente condivisibile l’iter logico seguito dal Giudicante per motivare il proprio pronunciamento.

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venerdì 27 marzo 2015

5 per mille 2015: istruzioni e scadenze

Articolo 1, comma 154, legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge stabilità 2015) – Contributo del cinque per mille dell’IRPEF esercizio finanziario 2015 e successivi (con riferimento alle dichiarazioni dei redditi dell’annualità precedente).

Immagine 5 per mille 2015: istruzioni e scadenze

Questo è il titolo della circolare 13/E del 26 marzo 2015 (cliccando QUI trovate il testo completo della circolare) che parla di:

1. ENTI DEL VOLONTARIATO E ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE;

2. PERIODICITÀ ANNUALE DEL CONTRIBUTO;

3. PROCEDURA DI AMMISSIONE AL BENEFICIO:

- 3.1 Domanda di iscrizione
- 3.2 Presentazione della dichiarazione sostitutiva
- 3.3 Modelli
- 3.4 Regolarizzazione della domanda di iscrizione e della dichiarazione sostitutiva
- 3.5 Controlli sulle dichiarazioni sostitutive;

4. PUBBLICAZIONE DEGLI ELENCHI;

5. TABELLA DI SINTESI;

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CINQUE PER MILLE;

CIRCOLARI E RISOLUZIONI.

La legge di stabilità 2015 trasforma il contributo del cinque per mille da beneficio provvisorio, riproposto annualmente da specifiche disposizioni normative, a una forma stabile di finanziamento di settori di rilevanza sociale.

Spesa prevista: 500 milioni di euro annui “a decorrere dall’anno 2015”, prevedendo che le “somme non utilizzate entro il 31 dicembre di ciascun anno possono esserlo nell’esercizio successivo”.

Restano invariate le finalità e le tipologie di soggetti beneficiari, le modalità di accesso al contributo e quelle di pubblicazione degli elenchi degli enti iscritti, ammessi o esclusi, nonché i criteri per l’erogazione delle somme attribuite (articolo 2, commi da 4-novies a 4-undecies, del decreto-legge n. 40 del 2010). Pertanto, rimangono invariati il giorno e il mese di tutti i termini fissati dal citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, mentre viene aggiornato l’anno con riferimento a ciascun esercizio finanziario.

Le categorie degli enti del volontariato destinatari del cinque per mille sono ben sintetizzate a pagina 7 della circolare 13/E del 26 marzo 2015.

Le associazioni sportive dilettantistiche per essere ammesse al beneficio devono possedere i seguenti requisiti:
- costituzione ai sensi dell’art. 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289;
- possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI;
- affiliazione ad una Federazione sportiva nazionale o ad una disciplina sportiva associata o ad un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI;
- presenza nell’ambito dell’organizzazione del settore giovanile;
- effettivo svolgimento in via prevalente di attività di avviamento e formazione allo sport dei giovani di età inferiore a 18 anni, ovvero di avviamento alla pratica sportiva in favore di persone di età non inferiore a 60 anni, o nei confronti di soggetti svantaggiati in ragione delle condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari.

ATTENZIONE: La domanda può essere presentata dalla data di apertura del canale telematico (26 marzo 2015) fino al termine del 7 maggio 2015.

Schema riepilogativo delle scadenze:

immagine cinque per mille

Nonostante ci sia la possibilità di sanare eventuali irregolarità con la solita sanatoria da 258 euro entro il 30 settembre, Vi consigliamo di rispettare i termini relativi alle diverse scadenze.

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mercoledì 25 marzo 2015

Diritti connessi al diritto d'autore: nuovi criteri e modalità di determinazione dell'equo compenso dovuto

E' stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale serie generale n. 57 del 10 marzo scorso il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri intitolato "Determinazione della misura e delle modalità di ripartizione del compenso dovuto a norma degli articoli 73 e 73-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, sulla protezione del diritto di autore e di altri diritti connessi al suo esercizio". Senza dilungarci sulla natura dei diritti connessi e sulla norma in forza della quale essi risultino dovuti (tutti coloro che volessero approfondire l'argomento o anche solo "rinfrescarsi" la memoria sul tema possono consultare QUESTO nostro vecchio post), analizziamo in estrema sintesi le risultanze del citato Decreto.
immagine Tutto Non Profit Diritti connessi al diritto d'autore: nuovi criteri e modalità di determinazione dell'equo compenso dovuto
 
Il nostro vecchio articolo sul tema si concludeva con il "forte dubbio" relativo alle modalità di determinazione del famoso "equo compenso" che spetta per l'utilizzazione del fonogramma. Ebbene il nuovo Decreto pur fornendo importanti spunti funzionali a definire in maniera certa un importo che sia da ritenersi "equo", rimanda a successivi accordi tra le parti (che sarebbero da un lato gli organismi di intermediazione, ad esempio SCF, e dall'altro le organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative) la determinazione della misura e delle modalità di corresponsione del compenso, stabilendo come questo dovrà essere individuato sulla base di parametri ben precisi, quali:
1. la natura giuridica dell'Ente che li utilizza (è infatti ragionevole immaginare che la finalità di un Ente, sia essa lucrativa oppure non profit, possa portare alla determinazione di una differente "equità" circa la quantificazione dell'importo);
2. gli incassi lordi derivanti dall'utilizzazione del fonogramma (è altrettanto ragionevole ritenere che l'importo di un compenso "equo" debba essere parametrato agli incassi che da esso derivano);
3. il compenso dovuto per la medesima utilizzazione dovuta per il diritto d'autore (è infine sensato ipotizzare un compenso per l'utilizzazione di un fonogramma che tenga conto a monte dell'esistenza già di un diritto d'autore). 

Questo il testo dell'articolo 1, rubricato "Ambito di applicazione, criteri e modalità di determinazione del compenso, procedure di ripartizione"
1. La misura e le modalità di determinazione e corresponsione del compenso per l'utilizzazione del fonogramma, dovuto  ai  sensi  degli articoli 73 e 73-bis della  legge  22  aprile  1941,  n.  633,  sulla protezione del diritto di autore e di altri diritti connessi  al  suo esercizio,  sono  individuate mediante accordi  stipulati  fra  gli organismi di intermediazione  dei  diritti  connessi  che  operano  a favore dei produttori di fonogrammi, rispondenti ai requisiti  minimi stabiliti ai sensi del  decreto  del Presidente  del  Consiglio  dei ministri del 19 dicembre  2012,  e  le  organizzazioni  di  categoria maggiormente rappresentative degli utilizzatori. E'  fatta  salva  la facoltà di ciascun titolare dei diritti di stipulare in ogni momento accordi direttamente con gli utilizzatori dei propri fonogrammi.
2. La misura e le modalità del compenso di cui al primo comma sono determinate con equità e ragionevolezza tenendo conto, tra  l'altro, del valore economico dell'effettivo utilizzo dei  diritti negoziati, della natura  e della portata dell'uso delle opere e di altri materiali protetti. Si tiene altresì in considerazione:
a) lo scopo di lucro o non di lucro per il quale è effettuata l'utilizzazione;
b) gli incassi lordi o le quote degli incassi lordi corrispondenti alla parte ed al ruolo che il fonogramma o apparecchio impiegato per lo sfruttamento del fonogramma occupa nella sua pubblica utilizzazione;
c) la misura del compenso dovuto per la medesima utilizzazione  dei corrispondenti diritti d'autore di cui al titolo  I  della  legge  22 aprile 1941, n. 633, sulla protezione del  diritto  di  autore  e  di altri diritti connessi al suo esercizio.
3. La quota di ripartizione dell'ammontare del compenso, di cui al comma 1, spettante agli artisti interpreti o esecutori le cui interpretazioni o esecuzioni siano fissate o riprodotte nei fonogrammi, è  pari al 50% dell'ammontare globale del compenso stesso.
4. L'ammontare della quota di  ripartizione  di  cui  al  comma  3, spettante agli artisti interpreti o esecutori, è versata ai medesimi secondo quanto disposto dagli articoli 73 e  73-bis  della  legge  22 aprile 1941, n. 633, dall'art. 39 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24  marzo  2012,  n. 27, nonché dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri  19 dicembre 2012.
5. A decorrere dall'entrata in vigore del presente decreto, se  non diversamente pattuito, gli accordi stipulati ai sensi  del  comma  1, continuano ad essere in vigore.

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