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mercoledì 24 agosto 2016

Associazioni ed Enti Non Profit: come verificare la correttezza della gestione amministrativa e fiscale?

Numerose Associazioni ed Enti Non Profit in generale (ONLUS, SRL sportive dilettantictiche, ...) si apprestano a riprendere le attività con l'avvicinarsi di settembre: vediamo quindi a cosa stare attenti e soprattutto come verificare se l'impostazione amministrativa e fiscale di un Ente senza scopo di lucro è "a prova di accertamento".

Essere certi che l'Ente che si amministra (o semplicemente a cui si appartiene) svolga le attività in maniera corretta e coerente con la normativa di riferimento dovrebbe essere la regola per un operatore del Non Profit che non voglia incappare in gravose responsabilità. Purtroppo però, spesso ci si trova a dover fare i conti con una normativa complessa, talvolta contraddittoria, e che lascia spazio ad interpretazioni diverse. Non di rado perciò accade che le stesse Commissioni Tributarie, chiamate a giudicare, emettano sentenze non del tutto condivisibili su temi particolarmente delicati, sostenendo l'una o l'altra lettura di un testo normativo.

immagine Tutto Non Profit Associazioni ed Enti Non Profit: come verificare la correttezza della gestione amministrativa e fiscale?

A fronte di questa premessa poco incoraggiante, è in ogni caso opinione di chi scrive che coloro che dedicano il proprio tempo (libero o meno) al volontariato o in generale ad un Ente non lucrativo debbano poter essere messi nelle condizioni di operare con sicurezza e tranquillità. Consci che tale obiettivo si potrà definitivamente raggiungere solo attraverso riforme profonde e chiarificatrici della normativa (il cui primo passo è stato compiuto con l'approvazione del testo di Riforma del Terzo Settore), ci rivolgiamo ai nostri lettori che si apprestano a riprendere le attività per confermare alcuni punti saldi alla base di una gestione coerente e rispettosa della natura degli Enti Non Profit.

1. ADEMPIMENTI DA RISPETTARE - In una selva di continue novità e scadenze, è molto importante cercare di non scordare alcun obbligo posto in capo all'Ente al fine di cercare di non trovarsi mai in condizione di difetto. Ebbene in questa direzione anni orsono abbiamo pubblicato un articolo sempre attuale dal titolo "Quali sono gli adempimenti di una Associazione?". Consultatelo in maniera critica, partendo dal presupposto che non è possibile riportare in poche righe la miriade di diverse fattispecie che possono coinvolgere un Ente Non Profit, circostanza che implica che se vengono esercitate attività particolari queste potrebbero portare con loro adempimenti diversi, da valutarsi di volta in volta.

2. CORRETTA QUALIFICAZIONE DEI CORRISPETTIVI INCASSATI - Conoscere la differenza fra attività istituzionale ed attività commerciale rappresenta l'ABC di chi amministra un Ente Non Profit: occorre essere assolutamente certi, quando si incassa del denaro, se su di esso gravi o meno imposizione fiscale, onde evitare le ire dell'Amministrazione Finanziaria in caso di accertamento. Anche in questo caso, pertanto, abbiamo dedicato un approfondimento specifico all'argomento, che potete consultare leggendo l'articolo "Enti Non Profit: quando un corrispettivo è istituzionale? E quando è commerciale?", e questo poichè ex art. 149 TUIR "... l'ente perde la qualifica di ente non commerciale qualora eserciti prevalentemente attività commerciale per un intero periodo d'imposta".

3. COMPENSI AI SOCI E DIVIETO DI DISTRIBUZIONE DI UTILI - Rispettate le scadenze e qualificati correttamente gli incassi, un altro profilo fondamentale riguarda la definizione dei compensi eventualmente erogati ai soci/collaboratori nel rispetto del divieto di distribuzione diretta e/o indiretta di utili o avanzi di gestione. In questa linea il nostro approfondimento "Compensi ai Soci di una Associazione? E’ possibile?" chiarisce i confini entro i quali possono essere retribuiti i collaboratori smentendo il falso mito del divieto, in capo agli Enti non lucrativi, di retribuire i propri soci, ovviamente nel rigoroso rispetto della normativa di settore.

Bene ... se rispettate le scadenze, qualificate i corrispettivi in maniera corretta e compensate i collaboratori nel rispetto della legge (con tutte le particolarità del caso relative ad Associazioni  Sportive e Società Sportive Dilettantistiche), è probabile che la gestione dell'Ente sia coerente con la Vostra natura e dunque tale da permetterVi di riposare tra due guanciali. Se però così non fosse o comunque non foste certi che sia proprio tutto a posto, tenuto conto che quanto riportato accenna solo ad alcuni degli aspetti sottoposti a verifica in occasione di un accertamento fiscale, nel caso necessitaste di suggerimenti o desideraste verificare con sicurezza il Vostro operato, inclusa ad esempio una verifica della tenuta contabile dell'Ente, piuttosto che dei registri verbali o quant'altro ... abbiamo ideato un "check up" fatto apposta per Voi! L'intervento proposto prevede:
- invio da parte nostra via mail di apposito questionario in formato excel;
- trasmissione sempre a mezzo mail del questionario compilato unitamente ad una copia di statuto;
- call conference su skype dedicata all’analisi del questionario, della gestione dell'Associazione ed alle eventuali criticità riscontrate, con verifica delle possibili soluzioni operative;
- predisposizione, nell’arco dei 5 giorni lavorativi successivi alla call, di apposita relazione corredata dall’indicazione delle corrette modalità gestionali.
Per maggiori informazioni inviateci una mail cliccando QUI con oggetto "info check".

Buona ripresa delle attività!

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Stefano Bertoletti
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venerdì 22 luglio 2016

Riforma del Terzo Settore, ARTICOLO 10: Fondazione Italia Sociale

È istituita dalla riforma la Fondazione Italia Sociale con lo "scopo di sostenere ... la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi da parte di enti del Terzo settore, caratterizzati dalla produzione di beni e servizi con un elevato impatto sociale e occupazionale". Era quel che ci voleva oppure no?

La Riforma del Terzo settore si chiude con la formale istituzione della "Fondazione Italia Sociale": se è chiaro che la finalità è nobile e condivisibile, per comprenderne l'effettiva portata (e le eventuali implicazioni, positive o negative) occorre pazientare ancora un pochino... Nel frattempo è possibile prendere atto degli obiettivi che si prefigge nonché dei principi previsti dal suo statuto:

immagine Tutto Non Profit Riforma del Terzo Settore, ARTICOLO 10: Fondazione Italia Sociale

a) l'adozione di "strumenti e modalità che consentano alla Fondazione di finanziare le proprie attività attraverso la mobilitazione di risorse finanziarie pubbliche e private, anche mediante il ricorso a iniziative donative per fini sociali e campagne di crowdfunding";
b) la previsione di "strumenti e modalità di investimento, diretto o in partenariato con terzi, anche con riferimento alla diffusione di modelli di welfare integrativi rispetto a quelli già assicurati dall'intervento pubblico e allo sviluppo del microcredito e di altri strumenti di finanza sociale";
c) "la nomina, nell'organo di governo della Fondazione, di un componente designato dal Consiglio nazionale del Terzo settore di cui all'articolo 5, comma 1, lettera g)".

Gli interventi innovativi che questa Fondazione di diritto privato sarà chiamata a sostenere dovranno essere caratterizzati dalla produzione di beni e servizi con un elevato impatto sociale e occupazionale e rivolti, in particolare, ai territori e ai soggetti più svantaggiati..

Per il raggiungimento dei propri scopi, "nel rispetto del principio di prevalenza dell'impiego di risorse provenienti da soggetti privati", potrà instaurare rapporti con omologhi enti o organismi in Italia e all'estero potendo contare per il 2016 su di una dotazione iniziale di un milione di euro grazie alla riduzione delle risorse che la legge di stabilità 2015 ha destinato alla Riforma del Terzo settore.

L'organizzazione, il funzionamento e la gestione della Fondazione dovranno essere ispirati a "principi di efficacia, efficienza, trasparenza ed economicità" ed a decorrere dall'anno successivo all'entrata in vigore della Riforma del Terzo settore, la Fondazione dovrà trasmettere alle Camere, entro il 31 dicembre di ogni anno, una "relazione sulle attività svolte per il perseguimento degli scopi istituzionali", sia sui risultati conseguiti che sull'entità e articolazione del patrimonio, nonché sull'utilizzo della dotazione economica iniziale.

Con l'auspicio che tutto questo possa davvero essere d'aiuto al Terzo settore ed al mondo del non profit in generale, restiamo ora in trepidante attesa dei decreti attuativi ;-)

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Riforma del terzo Settore, ARTICOLO 9: misure fiscali e di sostegno economico

Tra gli scopi della riforma oltre all'individuazione di "misure agevolative e di sostegno economico in favore degli enti del Terzo settore" anche il riordino e l'armonizzazione della "relativa disciplina tributaria e delle diverse forme di fiscalità di vantaggio". Vediamo come.

L'articolo 9 della Riforma del Terzo Settore (analizzata a partire da QUI) individua i principi ed i criteri direttivi cui si dovrà uniformare l'Esecutivo al fine di introdurre misure agevolative e di sostegno economico in favore degli enti del Terzo settore, procedendo altresì al riordino ed all'armonizzazione della relativa disciplina tributaria e delle diverse forme di fiscalità di vantaggio. Questi i principi e criteri direttivi indicati nella norma. 

Immagine Tutto Non Profit Riforma del terzo Settore, ARTICOLO 9: misure fiscali e di sostegno economico

- "revisione complessiva della definizione di ente non commerciale ai fini fiscali connessa alle finalità di interesse generale perseguite dall'ente e introduzione di un regime tributario di vantaggio...";
- "semplificazione del regime di deducibilità dal reddito complessivo e di detraibilità dall'imposta lorda sul reddito delle persone fisiche e giuridiche delle erogazioni liberali, in denaro e in natura...";
- "completamento della riforma strutturale dell'istituto della destinazione del cinque per mille" con "revisione dei criteri di accreditamento dei soggetti beneficiari e dei requisiti per l'accesso al beneficio nonché semplificazione e accelerazione delle procedure per il calcolo e l'erogazione dei contributi spettanti agli enti" prevedendo altresì "obblighi di pubblicità delle risorse ad essi destinate, individuando un sistema improntato alla massima trasparenza ...";
- "razionalizzazione dei regimi fiscali e contabili semplificati in favore degli enti del Terzo settore...";
- per le imprese sociali previsione "della possibilità di accedere a forme di raccolta di capitali di rischio tramite portali telematici" nonchè "di misure agevolative volte a favorire gli investimenti di capitale";
- "istituzione ... di un fondo destinato a sostenere lo svolgimento di attività di interesse generale", di cui abbiamo parlato QUI;
- "introduzione di meccanismi volti alla diffusione dei titoli di solidarietà e di altre forme di finanza sociale finalizzate a obiettivi di solidarietà sociale";
- "promozione dell'assegnazione in favore degli enti di cui all'articolo 1, anche in associazione tra loro, degli immobili pubblici inutilizzati ...";
- "previsione di agevolazioni volte a favorire il trasferimento di beni patrimoniali agli enti di cui alla presente legge";
- "revisione della disciplina riguardante le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, in particolare prevedendo una migliore definizione delle attività istituzionali e di quelle connesse fermo restando il vincolo di non prevalenza delle attività connesse e il divieto di distribuzione, anche indiretta, degli utili o degli avanzi di gestione ...".

Se è vero come è vero che questa Riforma intende "rivoluzionare" il Terzo Settore, le premesse sembrano di certo incoraggianti: l'unico auspicio è che i vari iter legislativi non snaturino la ratio promossa dal Legislatore confermando semplificazioni ed una maggior trasparenza.

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