Riforma del terzo settore: si può fare?

Dovrebbe essere questione di mesi la riforma del terzo settore finalizzata a rendere nuove “disposizioni per promuovere e favorire l’autonoma iniziativa delle persone, singole e associate, per lo svolgimento di attività di interesse generale”.

Ecco, in sintesi estrema, alcune delle possibili novità:
– nuovo iter di riconoscimento della personalità giuridica (con una notevole semplificazione rispetto al D.P.R. 361/2000);
– tipizzazione delle attività non lucrative e dei vincoli/limiti relativi all’esercizio di attività di natura commerciale;
– definizione precisa dei limiti per i compensi ai soci/amministratori e per la gestione dei volontari;
– miglior qualificazione/definizione della previsione del divieto distribuzione di utili;
– previsione di una differenziazione dei modelli organizzativi alla luce della dimensione economica dell’Ente in questione;
– istituzione di un registro unico degli operatori del settore su base nazionale;
– istituzione di misure volte a favorire i processi aggregativi tra gli Enti non profit in attuazione del principio di sussidiarietà, nonchè volti a perseguire il bene comune favorendo l’inclusione e lo sviluppo della persona nel tentativo di favorire la crescita e l’occupazione del settore;
– reintroduzione di un organismo nazionale indipendente con compiti, tra l’altro, di vilgilanza e controllo;
– riordino della disciplina in materia di associazionismo, volontariato (l. 266/1991) e promozione sociale (l. 383/2000), finalizzato all’armonizzazione della normativa di riferimento ed alla promozione delle attività volontarie tra i giovani;
– intervento specifico sull’impresa sociale, con riforma del D. Lgs. 155/2006 (esse potranno infatti ripartire utili “nel rispetto di condizioni e limiti prefissati” e raccogliere capitali, come ad esempio le start up innovative);
– revisione della disciplina attuale sul servizio civile con l’obiettivo di creare un servizio civile nazionale universale (attraverso un meccanismo di programmazione di volontari, che potranno prestare servizio in uno dei Paesi dell’Unione Europea e anche fuori per iniziative specifiche: tale attività potrà essere riconosciuta ai fini lavorativi);
– riordino ed armonizzazione del sistema tributario (attraverso, tra l’altro, la semplificazione del regime di deducibilità/detraibilità delle erogazioni liberali, una revisione dell’istituto del cinque per mille e l’assegnazione di immobili pubblici inutilizzati alle imprese sociali).

Questo un estratto di quanto disponibile sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in relazione alla delega conferita al Governo per la riforma del terzo settore (cliccando qui potrete approfondire ulteriormente i dettagli): “Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente e del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, nel corso della riunione di giovedì 10 luglio, ha approvato un disegno di legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale. Il testo del disegno di legge attribuisce al Governo la delega ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di delega, uno o più decreti legislativi recanti il riordino e la revisione organica della disciplina degli enti privati del Terzo settore e delle attività che promuovono e realizzano finalità solidaristiche e di interesse generale, anche attraverso la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale in attuazione del principio di sussidiarietà, al fine di sostenere la libera iniziativa dei cittadini associati per perseguire il bene comune, elevare i livelli di cittadinanza attiva, coesione e protezione civile, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona e valorizzando al contempo il potenziale di crescita ed occupazione del settore. Nello specifico, i decreti attuativi dovranno disciplinare la costituzione, le forme organizzative e di amministrazione e le funzioni degli enti privati che, con finalità ideale e senza scopo di lucro, promuovono e realizzano attività d’interesse generale, di valorizzazione della partecipazione e di solidarietà sociale, ovvero producono o scambiano beni o servizi di utilità sociale, anche attraverso forme di mutualità con fini di coesione sociale“.

AGGIORNAMENTO: il 10 luglio 2014 è stato approvato un disegno di Legge delega da parte del Consiglio dei Ministri . Entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore il Governo dovrà decidere quali decreti adottare per il riordino del Terzo Settore. QUI tutti i dettagli. Buona lettura.

AGGIORNAMENTO: il 5 agosto 2014 è stata pubblicata la “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale” scaricabile QUI.

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