Enti Non Profit senza personalità giuridica: quali sono le responsabilità del Consiglio Direttivo/Presidente?

Un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate può colpire non solo una Associazione, ma se possibile/necessario anche il rappresentante legale della stessa o addirittura la compagine sociale: come è possibile? Chi ne risponde in prima battuta? Quando tale meccanismo è lecito?

Uno degli argomenti più delicati in tema di Enti Non Commerciali riguarda certamente la “responsabilità solidale”, con particolare riferimento a quella del rappresentante legale/presidente. Abbiamo preso posizione più volte in passato (come in questo articolo), forti di svariate sentenze di Cassazione e Commissioni Tributarie, ma visti i recenti avvenimenti pare d’obbligo soffermarsi ulteriormente su questo aspetto.

Per meglio approfondire l’argomento ci è utile partire dalla definizione di “autonomia patrimoniale” (Treccani), concetto alla base del nostro ragionamento: trattasi del “grado di separazione del patrimonio di un soggetto di diritto, diverso da una persona fisica, rispetto a quello di altri soggetti e, in particolare, dei suoi associati, amministratori o fondatori. Il patrimonio di quel soggetto, detto patrimonio autonomo, indica la totale o parziale insensibilità del patrimonio stesso alla soddisfazione dei creditori dei singoli membri. […] L’autonomia di enti dotati di personalità giuridica si dice perfetta quando sussiste un’insensibilità completa del patrimonio autonomo nei confronti dei creditori dei singoli membri e, allo stesso modo, anche un’insensibilità del patrimonio personale dei singoli membri per i debiti contratti dalla persona giuridica. Alternativamente, si parla di autonomia imperfetta perché, pur non potendo i creditori dei singoli membri aggredire i beni imputati all’ente, i creditori dell’ente possono aggredire il patrimonio dei singoli membri e soddisfare su di esso il proprio credito”.

Analizzando le caratteristiche delle categorie più diffuse di Enti Non Profit, vale a dire associazioni non riconosciute, associazioni riconosciute e società sportive dilettantistiche, si osserva come solo le prime non abbiano personalità giuridica e pertanto siano caratterizzate da un’autonomia patrimoniale imperfetta, circostanza che implica che su queste (senza dubbio alcuno le più diffuse in Italia, costituite ai sensi degli articoli 36 e seguenti del Codice Civile) un eventuale creditore possa arrivare a soddisfarsi anche sul patrimonio dei singoli associati.Per evitare però inutili allarmismi individuiamo il criterio disposto dalla legge sul punto.

La recente giurisprudenza ha confermato quanto già delineato più volte dalla Corte di Cassazione, che ha interpretato l’art. 38 del Codice Civile in via estensiva. Tale articolo dispone che “[…] delle obbligazioni … rispondono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione”, richiedendo quindi una valutazione specifica caso per caso funzionale ad individuare chi abbia agito “in nome e per conto” dell’ente stesso, richiamandolo quindi per questa via ad assumersi la responsabilità di quanto direttamente posto in essere.
Non stupisce quindi che anche la recente sentenza n. 1251/13/15 della Commissione Tributaria Regionale di Bari abbia respinto il ricorso di Agenzia delle Entrate con il quale questa intendeva soddisfare il proprio credito, vantato nei confronti di una Associazione Sportiva Dilettantistica, anche sul patrimonio personale del Presidente in carica al momento della notifica dell’avviso di accertamento nonostante all’epoca dei fatti che originarono il contenzioso chi agì in nome e per conto dell’Associazione fosse stato un suo predecessore.Dunque cari lettori, non importa che Voi siate Presidenti, Consiglieri, Soci ordinari o chissà cos’altro: chi dovrà rispondere solidalmente con il patrimonio dell’Associazione sarà colui/coloro che avrà/avranno agito in nome e per conto dell’Ente stesso.
Da questo principio pertanto si devono trarre due ordini di considerazioni:
–    se estranei ai fatti la giurisprudenza conferma che non si può essere puniti per ciò che altri hanno commesso (e aggiungerei menomale, dal momento che diversamente nessuno potrebbe succedere a cuor leggero ad una precedente gestione);
–    agire in nome e per conto di un Ente di tipo associativo richiede preparazione e responsabilità, onde evitare brutte sorprese in sede di accertamento.

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