Il Presidente di un’Associazione è sempre e comunque responsabile?

In queste ultime settimane ci siamo sentiti più volte porre il quesito che titola questo post, motivo per il quale abbiamo deciso di approfondire la tematica in argomento forti anche di un recentissimo pronunciamento della Commissione Tributaria Provinciale di Vicenza risalente al novembre scorso che ha, una volta di più, definito i confini in tema di responsabilità di coloro che rivestono una carica all’interno di un’Associazione (sia essa sportiva dilettantistica, culturale e ricreativa, di promozione sociale, di volontariato oppure una ONLUS).
Ebbene, tralasciando le ragioni che hanno spinto il ricorrente ad adire il citato giudice (in quanto non rilevanti per i profili di interesse di questo nostro approfondimento), vediamo come siano stati definiti i confini della responsabilità dell’organo direttivo di un’Associazione non riconosciuta dall’organo giudicante interpellato.

Alle ASD che operano senza essere dotate di personalità giuridica, la legge riconosce loro una certa soggettività facendone dei centri di interesse superindividuali. In quanto tali, sono caratterizzate da un’autonomia amministrativa, riconosciuta loro dal Codice Civile all’articolo 36 … L’Associazione non riconosciuta ha quindi piena capacità di intrattenere rapporti giuridici con soggetti terzi e, per mezzo delle persone che la rappresentano, di assumere di fronte ad essi obbligazioni di cui sarà responsabile e in relazione alle quali i terzi potranno far valere i loro diritti sul fondo comune (art. 38 c.c.). I rappresentanti operano sulla base di un rapporto di immedesimazione organica che li lega all’associazione, in modo tale che ogni atto da loro compiuto in nome e per conto dell’associazione viene ad essa immediatamente imputato. D’altra parte, ai sensi dello stesso articolo 38, delle obbligazioni assunte sono responsabili solidalmente ed illimitatamente con l’associazione anche le persone che hanno agito in nome e per conto dell’Associazione. Con la sentenza n. 19486 del 10/09/2009, la Corte di Cassazione approfondisce il tema della responsabilità personale degli amministratori prevista dall’art. 38 del codice civile … Secondo la Cassazione, per aversi responsabilità solidale, è necessario agire in nome e per conto dell’ente. Deve rispondere delle obbligazioni dell’Associazione chi ha agito concretamente di fronte ai terzi. La responsabilità personale stabilita dall’art. 38 c.c. quindi non è collegata alla titolarità della rappresentanza, bensì all’attività effettivamente svolta per l’Associazione“.

Prosegue poi la sentenza chiarendo che “tutti gli associati … sono responsabili senza limiti per le obbligazioni che assumo per conto della società” e che “la responsabilità personale e solidale ex art. 38 c.c. non è collegata alla mera titolarità della rappresentanza dell’Associazione ma all’attività negoziale (o extragiudiziale) concretamente svolta“, circostanza che implica come tale responsabilità non possa gravare “su tutti coloro che successivamente ne assumono la rappresentanza, ma riguarda esclusivamente le persone … che hanno concretamente negoziato … Sicchè il semplice avvicendarsi nelle cariche sociali dell’Associazione non comporta alcun fenomeno di successione nel debito“.

Avevamo mesi orsono già trattato la tematica della responsabilità (QUI l’articolo dedicato), e questo pronunciamento (n. 788/9/14) non fa altro che corroborare la medesima conclusione: “chi intende avvalersi della responsabilità solidale di chi ha agito deve provare l’attività svolta, non bastando il semplice titolo di rappresentante legale“.

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2 commenti

  1. Salve, avrei un quesito per una situazione nella quale sarei coinvolto.
    Ho partecipato dal 2004 al 2008 come consigliere a titolo gratuito, alla vita di uno Sci Club configurante al tempo come Associazione Dilettantistica (con partita iva, non riconosciuta).
    Lo Sci Club aveva molti anni prima, stipulato un contratto di affitto per il locale della sede, di proprietà dello stato, pagando una cifra irrisoria però con la clausola “salvo conguaglio”.
    Il conguaglio è arrivato poche settimane fa (28.000 euro ridimensionati a 7.000 euro), per i quali sono stato chiamato dal consiglio attuale dello sci club, a partecipare al pagamento per la mia quota parte e senza specificare come questa sia stata determinata.
    La domanda è, anzi sono:
    – Nel caso in cui sia dimostrata la ma responsabilità, esiste un termine di prescrizione o possono richiamarmi anche dopo 9 anni?
    – Nel caso in cui sia tenuto a pagare, devo pagare il conguaglio di 30 anni di affitto, quindi precedente alla mia entrata nel consiglio e successivo alla mia uscita, o pago solo nella misura degli anni in cui sono stato effettivamente in carica?
    Grazie anticipatamente.

    1. Buongiorno. Ai sensi dell’art. 38 del codice civile “Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l’associazione i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione”. In altre parole la Sua responsabilità, qualora venisse ravvisata e fatta salva la prescrizione di legge, non potrà che essere legata esclusivamente al periodo nel quale ha rivestito un ruolo “operativo” all’intertno dell’Ente, non essendo possibile addossarLe responsabilità collegate ad annualità nelle quali non rivestiva una carica all’interno dell’Associazione. Cordialità, Stefano Bertoletti