Disciplina uniforme del rapporto associativo in un’Associazione Non Profit: cosa significa?

Disciplina uniforme del rapporto associativo, democraticità ed uguaglianza: come declinare questi obblighi di legge nella forma e nella sostanza della vita quotidiana di un’Associazione senza scopo di lucro?

Sulla scia di uno dei nostri ultimi articoli (Perchè costituire un’Associazione? Cosa comporta? Come deve essere gestita? Iniziamo a fare ordine …), analizziamo oggi un altro requisto fondamentale che deve conoscere (e mettere in pratica) chi si appresta a costituire/gestire un’Associazione, sia essa sportiva dilettantistica, culturale e ricreativa, di promozione sociale, di volontariato oppure una ONLUS.
I concetti espressi nella puntata precedente rappresentano il punto di partenza dell’approfondimento odierno: un Ente Non Commerciale (Non Profit) deve avere necessariamente una finalità ideale non lucrativa, prevedere il divieto di distribuzione di utili e la democraticità della vita associativa … già, ma come garantire/provare l’esistenza di una vita associativa democratica, soprattutto a fronte di un accertamento fiscale?

L’art. 5 del Decreto Legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 intitolato “Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale”, al punto 1 afferma: “All’articolo 111 del testo unico delle imposte sui redditi … concernente l’attività svolta dagli enti di tipo associativo, sono apportate le seguenti modificazioni: … c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’età il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione“.
Il Legislatore sul punto “taglia corto” giungendo rapidamente al dunque, limitandosi a disporre il diritto di votoper gli associati o partecipanti maggiori d’età”. Se nella forma adempiere a questo obbligo appare quindi semplice (basta infatti inserire compiutamente la previsione in statuto, dal momento che in difetto le conseguenze potrebbero essere tragiche), più complesso risulta invece metterlo in pratica nella sostanza, perchè la sola titolarità del diritto di voto, in assenza di esercizio diretto, non basta a provare l’uniformità del rapporto associativo. Come sarebbe infatti possibile provare la bontà della gestione sul punto se i soci non partecipano alle assemblee esprimendo il proprio diritto di voto (nel rispetto del principio di uguaglianza) oppure ancora se nemmeno vengono chiamati ad esprimersi su materie di loro esclusiva competenza (caso limite, questo, ma purtroppo assai consueto)? E come provarne la partecipazione?

La questione ruota quindi in via principale attorno alla corretta gestione delle Assemblee dei Soci, vero momento della vita associativa nella quale i Soci tutti hanno il diritto di esercitare il loro potere e votare. Ciò significa, nella pratica, utilizzare idonee forme di convocazione dell’Assemblea, trasparenza nello svolgimento delle votazioni e grande impegno nella stesura dei verbali, poichè solo questi potranno testimoniare come si siano svolte le Assemblee e certificare (se tutto è stato fatto a modo) l’esistenza di una vita associativa democratica.

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5 commenti

  1. buongiorno,
    sono socio di una ASD, ci siamo resi conto che negli anni passati pensiamo di aver commesso 2 errori per scarsa conoscenza e volevo conoscere se è effettivamente così :
    1) abbiamo fatto votare alle assemble per approvare il bilancio e per eleggere il CD i soci in regola con la quota dell’anno passato anzichè quello in corso, es: assemblea marzo 2018 facciamo votare quelli in regola nel 2017, pensiamo sia errato, devono votare quelli in regola con anno sociale in corso.
    2) il CD aveva deliberato una nuova categoria di soci, soci sostenitori con tessera a 10 euro anzichè quella regolare a 40 euro, ma non aveva provveduto a indicare questa nuova categoria nello statuto rifacendo lo statuto, hanno diritto di voto questi soci in assemblea?
    La ringrazio

    1. Buongiorno. Premessa le necessità di verificare le disposizioni statutarie dell’Ente, occorre precisare che gli Enti di tipo associativo, in quanto tali, devono garantire il rispetto del principio di uguaglianza e democraticità (http://www.tuttononprofit.com/2016/04/disciplina-uniforme-del-rapporto-associativo-in-una-associazione-non-profit-cosa-significa.html), principi che implicano che la partecipazione alla vita associativa (tra cui l’elettorato attivo e passivo durante le Assemblee sociali) deve essere garantita a tutti i soci regolarmente approvati dal Consiglio Direttivo ed in regola con il versamento della quota associativa per l’annualità in questione (http://www.tuttononprofit.com/2015/11/procedura-di-ammissione-socio-controllate-lo-statuto-della-associazione.html). Qunto al secondo quesito, invece, premessa la necessità di garantire a tutti i soci i medesimi diritti ed i mesemisi doveri (proprio nel rispetto dei principi di uguaglianza/democraticità) qualora venisse ravvisata la necessità di apportare modifiche statutarie segnaliamo un nostro articolo specifico sul tema: http://www.tuttononprofit.com/2017/10/come-si-modifica-lo-statuto-di-unassociazione-non-profit-culturale-sportiva-qui-tutte-le-istruzioni-ed-i-modelli.html. Cordialità, Stefano Bertoletti

      1. La ringrazio per la risposta, solo un ulteriore chiarimento sul secondo quesito relativo ai Soci Sostenitori, se ho ben compreso la sua risposta…..i Soci Sostenitori per poter partecipare con diritto di voto alle assemblee devono per forza essere inseriti nello Statuto oppure basta una delibera del CD ?
        Grazie

        1. Buongiorno. Premesso che, a parere di chi scrive, la previsione di una nuova “categoria” soci, e quindi la differenziazione delle quote sociali, potrebbe indurre a ritenere in sede di contenzioso una differente attribuzione di diritti e doveri tra gli associati, portando dunque ad ipotizzare una mancanza del rispetto del principio di uguaglianza e democraticità che deve caratterizzare gli Enti di tipo associativo, ciò posto è opportuno procedere ad una modifica statutaria (evidentemente tramite apposta riunione di assemblea sociale) nell’ipotesi in cui si decidano di inserire previsioni non contenute nella formulazione originaria del Vostro documento fondativo. Cordialità, Stefano Bertoletti