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martedì 26 febbraio 2013

Sponsorizzazioni e Associazioni

Le sponsorizzazioni rappresentano solitamente una notevole voce di entrata per le Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche (ma anche per gli altri Enti non commerciali, tra cui le Associazioni di Promozione Sociale, le Associazioni Culturali, le ONLUS, …). Queste consistono, prendendo le parole proprio dalla Guida editata dall’Agenzia delle Entrate relativamente alle agevolazioni fiscali a favore dell’attività sportiva dilettantistica, nel “mezzo (o accordo) attraverso cui una parte (sponsor), per avere notorietà pubblica, eroga mezzi economici all’altra parte (sponsorizzato) che si impegna ad effettuare determinate prestazioni per far sì che si realizzi questo ritorno di immagine”. Prosegue poi la Guida precisando che per lo sponsor “ai fini delle imposte dirette, le somme erogate da un contribuente che produce reddito d’impresa sono assimilate, fino ad un importo massimo di 200.000 euro, alle spese di pubblicità”.


Le associazioni e società sportive dilettantistiche che abbiano per la scelta del regime fiscale agevolato (legge 398 del 1991) determinano l’imposta sul valore aggiunto in modo forfetario, e cioè applicando percentuali specifiche in relazione ai proventi conseguiti, che nel caso che ci occupa delle sponsorizzazioni consiste nel 90 per cento dell’IVA a debito sulle fatture emesse per sponsorizzazioni.

Senza timore di essere smentiti, di questo strumento molte aziende da un lato e molte società ed associazioni sportive dilettantistiche dall’altro hanno negli anni abusato, vedendo in esso il mezzo ideale per far fronte alle rispettive necessità (“lavare del denaro” ed incassare denari). Al di là di qualsiasi ovvia e scontata considerazione circa l’assoluta scorrettezza ed illegalità della prassi appena evidenziata, siamo con questo scritto a manifestare in maniera chiara un orientamento che, a partire oramai dal 2008, riguarda le sponsorizzazioni effettuate ai sensi della Legge 289/2002 e l'attività di verifica del Fisco in relazione alla deducibilità di dette spese.

Infatti a partire dal 2008 la Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia-Romagna (sentenza numero 5/2008), ha chiarito che la strategia pubblicitaria dell'imprenditore non è suscettibile di sindacato da parte dell'Amministrazione Finanziaria e pertanto che i costi sostenuti per la sponsorizzazione di società sportive dilettantistiche sono da considerare fiscalmente deducibili poiché finalizzati a portare a conoscenza di potenziali clienti la produzione del contribuente in correlazione diretta con un presunto incremento dei ricavi. Sulla stessa scia anche la Commissione Tributaria Regionale delle Marche, la quale, con la sentenza numero 94 del 2011 si è pronunciata contro il Fisco dal momento che, secondo i giudici, non risulterebbero da considerarsi condivisibili le eccezioni dell'ufficio circa la necessità di riferimento del messaggio pubblicitario ai soli soggetti direttamente interessati alla conoscenza dei prodotti commercializzati dall'impresa, anche perché tale circostanza non sarebbe richiesta dalla normativa specifica. Molto recente è invece l’ultima pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia (sentenza numero 116/2012) dove è stato affermato che “in presenza di spese per sponsorizzazione di associazioni sportive dilettantistiche è l'Agenzia che deve dimostrare che tali rapporti di sponsorizzazione pubblicitaria non siano effettivamente intercorsi”. I giudici tributari chiamati a dirimere le questioni in oggetto hanno fatto riferimento alla circolare n. 21/E del 22 aprile 2003, dove si è affermato che la Legge 289/2002 introduceva nell'ordinamento tributario una presunzione assoluta circa la natura di tali spese che avrebbero dovuto essere considerate, entro il limite dei 200 mila euro su base annua, spese di pubblicità, e che come tali si sarebbero rese integralmente deducibili ai fini del reddito d'impresa. In base a tale interpretazione e nei limiti del suddetto importo, si riterrebbe (il condizionale è d’obbligo) escluso qualsiasi sindacato di merito da parte degli organi verificatori con riferimento all’utilità di tali spese, all’inerenza e alla capacità di apportare maggiori ricavi o proventi a chi li eroga (così le Cass. n. 1821/2001 e n. 10802/2002 “… sul piano dell’inerenza ... ai fini impositivi rileva tendenzialmente il profilo della qualità del costo piuttosto che quello della quantità, proprio perché l’ordinamento riconosce all’imprenditore la libertà di impostare la sua strategia di impresa: orbene appurata l’inerenza del costo, è abbastanza difficile poter stabilire in quale misura esso sia deducibile o meno”). 

Nelle sentenze esaminate infatti, si prende atto dell’esistenza di due requisiti che sono richiesti dalla circolare sopra indicata tali da certificare in maniera assoluta l’inerenza dei costi e consistenti:
  •  nella destinazione dei corrispettivi ricevuti alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto che li eroga;
  • in una specifica attività del beneficiario della sponsorizzazione in relazione all’erogazione ricevuta. 
Naturalmente poi dovrà essere riscontrabile l’effettività della spesa (tracciabilità), la coincidenza dei destinatari con quelli espressamente richiamati dalla norma oltre che l’adempimento del beneficiario della sponsorizzazione agli obblighi posti a suo carico nel contratto.

Secondo la lettura delle sentenze delle differenti corti di merito sopra riportate in riferimento alla deducibilità dei costi di sponsorizzazione quindi, in combinato con la richiamata circolare, le stesse sponsorizzazioni a favore di società ed associazioni sportive dilettantistiche pongono un freno alle attività di controllo degli organi verificatori. In presenza di queste particolari tipologie di spese infatti, una volta verificata l’esistenza e la realtà delle sponsorizzazioni, è sull'ufficio accertatore che deve ritenersi ribaltato l'onere probatorio potendosi il contribuente trincerare dietro la presunzione assoluta delle spese stesse quali spese di pubblicità interamente deducibili dal reddito d'impresa. Ciò dal momento che le somme che vengono erogate a tale titolo rientrano nei parametri qualitativi e quantitativi contenuti nel comma 8 dell’articolo 90 della Legge 289 del 2002 (“Il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituite da istituzioni scolastiche, nonché di associazioni sportive scolastiche che svolgono attività nei settori giovanili riconosciuta dalle Federazioni sportive nazionali o da enti di promozione sportiva costituisce, per il soggetto erogante, fino ad un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro, spesa di pubblicità, volta alla promozione dell'immagine o dei prodotti del soggetto erogante mediante una specifica attività del beneficiario, ai sensi dell'articolo 74, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917”).

Speriamo dunque di aver fornito con la presente un utile strumento chiarificatore della norma, nella speranza che prassi distorte della realtà possano essere presto da tutti abbandonate.
 

© riproduzione riservata

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16 commenti:

  1. Salve, e nel caso in cui sia una Società sportiva dilettantistica in regime di 398 a concedere un contributo per l'acquisto di divise da gara ad un'altra associazione sportiva di ciclismo sulle quali viene inserito il logo della società offerente, come bisogna comportarsi in ambito di dichiarazione e/o ricevute/fattura da farsi rilasciare? Come vanno inserite in contabilità?
    Grazie. A presto

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    1. Buongiorno.
      La ASD dovrà emettere fattura alla SSD per sponsorizzazione in natura, indicando il valore della sponsorizzazione e versare IVA e pagare imposte in base al regime iva utilizzato. La SSD conserverà invece la fattura.
      I migliori saluti,
      Gabriele Aprile

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  2. Salve, grazie mille della risposta. Siamo in contatto direttamente con i fornitori del materiale perché la ASD che ci ha richiesto il contributo non credo abbia mai fatto nulla di simile quando ha ricevuto dei contributi (fatture/verbali ecc..)trattandosi di un gruppo ciclistico di semplici appassionati di uscite domenicali che ogni anno quando possibile, tramite sponsor, si fa fare le divise. Possiamo farci fatturare direttamente dalla ditta il materiale che si va ad acquistare? Come possiamo giustificarlo?C'è un modo più semplice per giustificare l'uscita di denaro senza passare per una fattura dall'associazione ricevente (ovviamente inserendo sempre nei nostri verbali la natura della sponsorizzazione e il pagamento con Ass.Bancario)? Grazie. A presto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buongiorno,
      mi spiace ma non vedo alternative rispetto a quanto proposto nella precedente risposta.
      I migliori saluti,
      Gabriele Aprile

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  3. Salve, desidero chiedere quanto appresso: il proprietario di un'attività commerciale può creare all'interno della sua attività stessa un'a.s.d. con lo stesso nome? Se si, qual'è la norma di riferimento? Grazie.

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    Risposte
    1. Buongiorno.
      Non è vietato, ma per un discorso di opportunità e di eventuale conflitto di interesse, eviterei stesso nome e stesse persone all'interno dell'Associazione.
      I migliori saluti,
      Gabriele Aprile

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  4. Buongiorno,
    faccio parte di una a.s.d. munita di partita iva. Andiamo avanti per auto-finanziamento, l'unico introito extra è dato da circa 1000 euro annui di sponsorizzazione regolarmente fatturati. La domanda è:
    sugli acquisti dell'associazione si paga l'iva per intero oppure è prevista qualche agevolazione?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buongiorno.
      Se siete in regime 398/91 non vi sono agevolazioni e l'iva si paga per intero.
      I migliori saluti, Gabriele Aprile

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  5. Buongiorno,
    una onlus che ha ricevuto una sponsorizzazione (beni o denaro) da un'azienda, può esporre il logo dell'azienda in questione sul sito della onlus?
    grazie
    Luca

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    Risposte
    1. Buongiorno. Certamente sì: alla luce degli accordi sottoscritti tra le parti (onlus e azienda) è assolutamente possibile che l'associazione, se autorizzata, utilizzi il logo dell'azienda quale sponsor. Cordialità, Stefano Bertoletti

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  6. Salve, Ho da pochi mesi aperto una associazione culturale non riconosciuta, regolarmente registrata al registro dell'agenzia delle entrate con codice fiscale (senza partita iva). Vorrei organizzare tornei per i soci mettendo come premio oggetti offerti da sponsor, esterni all'associazione, come ad esempio Hardware per computer, Biciclette, libri, Buoni sconto da utilizzare sui siti degli sponsor, maglie/maglioni ecc... Premetto che i tornei saranno totalmente gratuiti e quindi il socio dovrà sostenere solo le spese di tesseramento. Ho letto che il ministero dello sviluppo economico ha tracciato delle linee guida per quanto riguarda le manifestazioni a premio, ma non mi è chiaro, se il mio caso rientra nella casistica riscontrata, nel qual caso, come posso, se possibile, regolarizzare? Grazie anticipatamente e arrivederci, Giampiero Gismondi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buongiorno. Dai pochi elementi in mio possesso riterrei applicabile al caso di specie la disciplina prevista dal ministero dello sviluppo economico in tema di concorso a premi (questo il link specifico: http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/impresa/concorrenza-e-commercio/manifestazioni-a-premio/modulistica?layout=list). Cordialità, Stefano Bertoletti

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  7. Salve, buongiorno. Sono il responsabile di un sito internet "religioso" riferito ad un'associazione religiosa non in possesso di partita iva, non rilascia fatture, ma ricevute. Avrei 3 domande da porle:

    1) può esistere un rapporto di sponsorizzazione tra questa associazione(sodalizio) e un attività commerciale(sponsor) presente sul territorio?

    2) Se si, come dovremmo giustificare/annotare eventuali entrate pervenute dallo sponsor?

    3) sul sito internet dell'associazione posso inserire un logo/nome dello sponsor, senza indicare promozioni o pubblicità di esso e senza link?

    Grazie infinite per il vostro tempo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buongiorno. L'esercizio di attività commerciali, quali la sponsorizzazione da Lei citata nel Suo quesito, comporta per un'associaizone la necessità che la stessa sia titolare di partita IVA e versi le imposte su detti proventi alle scadenze e secondo gli importi previsti dal regime fiscale di riferimento (segnalo in proposito due nostri articoli specifici: http://www.tuttononprofit.com/2013/10/come-distinguere-le-attivita.html e http://www.tuttononprofit.com/2014/12/legge-39891-il-regime-fiscale-agevolato-enti-non-profit-associazioni-societa-sportive.html). Ciò premesso rispondo per punti:
      1) certamente, ferma la precisaizone di cui sopra;
      2) occorrerà che l'associazione emetta idonea fattura;
      3) certamente sì, ferme le previsioni contrattuali pattuite fra le parti nella sottoscrizione del contratto.
      Cordialità, Stefano Bertoletti

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  8. Salve, scrivo come membro del consiglio direttivo di un club di tifosi di una squadra di calcio.
    Abbiamo il codice fiscale ma non partita iva, essendo una associazione senza fini di lucro.
    Come manifestazione estemporanea abbiamo organizzato un evento culturale (presentazione di un libro di un personaggio legato al mondo del calcio).
    Per finaziare tale evento abbiamo chiesto aiuto a sponsor e quindi nella locandina dell'evento abbiamo inserito il logo degli stessi.
    Ripeto, trattasi di evento estemporaneo, non c'è contuinità temporale della sponsorizzazione.
    Volevo chiedere, non potendo emmetere fattura, ma solo una semplice ricevuta non fiscale (su cui apporre eventualmente un bollo dato che il contributo supera i 77,47 euro) a quali gravami va incontro l'associazione.
    E nel caso, cosa potrebbe consigliare per evitare tali eventuali gravami.
    Sperando di essere stato sufficientemente chiaro, la ringrazio per il tempo che vorrà dedicarmi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buongiorno. Indipendetemente dal carattere "estemporaneo" dell'evento, la sponsorizzazione tecnicamente definita si sconfigura come una prestazione di natura commerciale, per l'esercizio della quale occorre che l'Ente sia titolare di partita IVA. Se ci troviamo infatti nell'ipotesi in cui uno o più soggetti (non soci) corrispondono all'ente dei denari con una finalità bene precisa (pubblicità), questi non possono che avere connotazione commerciale, con tutte le conseguenze del caso (partita IVA, versamento imposte/IVA, registro IVA, modello UNICO ENC). Segnalo in proposito un nostro specifico articolo di approfondimento: http://www.tuttononprofit.com/2016/02/enti-non-profit-quando-un-corrispettivo-e-istituzionale-e-quando-commerciale.html. Cordialità, Stefano Bertoletti

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