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giovedì 29 ottobre 2015

Il disconoscimento della natura sportiva dilettantistica di un Ente non esclude i rimborsi sportivi ex lege 342/2000

Quante volte un avviso di accertamento emanato da Agenzia Entrate nei confronti di un Ente sportivo si conclude con una richiesta di disconoscimento della natura sportiva dilettantistica (non profit) del soggetto accertato (sia esso un'associazione sportiva dilettantistica oppure anche una S.R.L. sportiva dilettantistica)? Bene (o forse no ...), e quante volte in esito a detti avvisi di accertamento Agenzia delle Entrate ritiene che in forza del citato disconoscimento l'Ente accertato non fosse nelle condizioni di poter riconoscere legittimamente ai propri atleti, dirigenti o istruttori i famosi compensi esenti fino a 7.500 euro per esercizio diretto di attività sportiva dilettantistica di cui agli art. 67, comma 1, lett. m) e 69 del TUIR?
Ecco ... se ancora non vi è capitato (e speriamo non vi accada mai) o se anche solo ve lo hanno raccontato ... tirate pure un sospiro di sollievo ... perchè un pronunciamento della CTP di Lecco (sentenza n. 171/01/14) ha definitivamente (speriamo ...) demolito questo (spesso) automatico assunto portato avanti da Agenzia Entrate.

immagine Il disconoscimento della natura sportiva dilettantistica di un Ente non esclude i rimborsi sportivi ex lege 342/2000

Come ...? Molto semplice!
La parte ha infatti costruito la propria linea difensiva (condivisa dai Giudicanti) a partire dal dettato della norma di riferimento, mostrando come ai fini di una corretta applicazione della stessa fosse richiesta la "semplice" corresponsione di compensi per attività svolte nell'esercizio diretto di attività sportive da parte di una specifica cerchia di Enti ben individuati (CONI, FSN, EPS, ASD, SSD e qualunque altro organismo che persegua finalità dilettantistiche). In altre parole, la sola e contemporanea soddisfazione di entrambi gli aspetti sopra evidenziati avrebbe reso nel caso di specie corretta la corresponsione dei rimborsi sportivi, e ciò a prescindere dal fatto che l'Ente operasse o meno secondo modalità non conformi allo spirito del "non profit". Ecco la motivazione dei giudici: "Sussistendo le condizioni oggettive e soggettive, peraltro non contestate, indipendentemente dalla tipologia di attività praticata dal soggetto erogante, per l'art. 69, TUIR i compensi di cui all'art. 67 comma 1, lett m) TUIR, non costituiscono mai reddito per il percipiente entro la soglia di euro 7.500 nel periodo d'imposta e non devono, di conseguenza, essere operate in riferimento ad essi ritenute di alcun tipo".

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