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venerdì 10 febbraio 2012

Non profit per convenienza!


Un titolo provocante? Sicuramente si, ma l'obiettivo non vuole essere quello di fare terrorismo psicologico, perchè siamo assolutamente consapevoli che i "furbetti" del non profit non rappresentano la categoria degli "enti non commerciali", ma sono solo una piccola parte (dopo gli accertamenti che si stanno moltiplicando saranno sempre di meno).

Giovedì 2 febbraio mi stavo distraendo guardando "Le Iene" e ho seguito con molta attenzione un servizio intitolato "Veneto a luci rosse". Nulla di nuovo per chi non svolge il mio lavoro (o perlomeno nulla di così toccante), ma un grosso dispiacere per me e per le persone che fanno parte del nostro Team, perchè in Veneto (ma sono certo anche in altre Regioni) si è verificato proprio il contrario di quello che ogni giorno cerchiamo di far comprendere ai nostri interlocultori.

Ho letto il cartello fuori dal primo locale che indicava "Circolo Ricreativo" ed a fianco "Il locale è riservato ai soli uomini". All'interno un vero e proprio night club con cubiste e ragazze che invitavano i Soci ad usufruire del privè.

Fuori dal secondo locale un cartello con scritto "Associazione di Promozione Sociale" e sulla parete poster di donne in atteggiamenti provocanti. All'ingresso un addetto ai tesseramenti spiega: "E' un club privato, bisogna fare la tessera" (ovviamente approvazione della domanda a Socio immediata e pagamento contestuale della quota associativa come se fosse l'ingresso in una discoteca) ed all'interno un vero è proprio night club come il precedente. Il proprietario (ovviamente nel pieno rispetto della norma che prevede che l'Associazione sia un Ente di proprietà di tutti i Soci...) si è addirittura premurato di istruire le "ballerine socie volontarie" con testuali parole: "...l'unica cosa da dire se viene fuori qualcosa..." è che "devi sempre sostenere che io non do soldi a te e tu non dai soldi a me, punto e basta!".

A parte l'aspetto legato allo sfruttamento della prostituzione, che non abbiamo intenzione di affrontare (non solo perchè non riguarda ciò di cui ci occupiamo giornalmente ma anche dal momento che non intendiamo esprimere giudizi di valore in merito), purtroppo questo è ciò che accade per molte realtà non profit per convenienza: la normativa viene stravolta e qualcuno sceglie l'abito del Circolo Ricreativo, dell'Associazione di Promozione Sociale, ecc... per camuffare un tipo di realtà evidentemente profittevole (e non legale). Ben consci della loro illegalità, si preparano così la risposta nel caso di una visita da parte delle Forze dell'Ordine.

Al di là dell'opinione che ognuno può farsi leggendo queste righe e visionando il servizio, ci pare necessario evidenziare come un sistema così distorto getti nel marcio tutte quelle realtà davvero non profit che con la disponibilità ed il sacrificio di veri volontari (che lo fanno per la sola condivisione di un ideale, che evidentemente non può essere il "Dio denaro") ogni giorno cercano di portare un messaggio positivo e di speranza nel futuro.

Noi rientriamo nella categoria di tutti coloro che credono nella legge e nel suo rispetto, a prescindere (di nuovo) da giudizi di valore o meno. Proprio per questo abbiamo realizzato una serie di Guide volte ad informare tutti coloro che hanno interesse non solo a far qualcosa di buono, ma anche a farlo nel modo corretto. 

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6 commenti:

  1. La legge sugli enti non commerciali mette troppi paletti anche a chi vuole fare veramente del bene, nel senso che impedisce di svolgere attività commerciali finalizzate unicamente a raccogliere fondi per finalità benefiche ma stabilisce un tetto del 66% delle entrate relative alle attività commerciale.Il chè a mio avviso è assolutamente sbagliato e limitativo per chi il bene vuole farlo veramente.Saluti

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  2. Buona sera,
    le attività di raccolta fondi possono essere svolte dalla maggior parte delle Associazioni in un numero limitato di volte all'anno, con il beneficio di poter considerare i proventi generati dalla raccolta fondi quali attività istituzionale.

    Per quanto riguarda l'attività commerciale, la stessa si può svolgere in via secondaria e sussidiaria. L'Associazione deve dotarsi di partita IVA e può optare per il regime 398/1991. In questo modo, il limite di entrate commerciali annuale è fissato a 250.000 euro.

    Mi pare, senza alcuna polemica, che le possibilità per le Associazioni in questo senso siano veramente ampie.

    I migliori saluti e grazie per il prezioso intervento.
    Gabriele Aprile

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  3. Assurdo altro che paletti i controlli sono fatti in prevalenza alle associazioni che operano per il bene pubblico e sono visibili al territorio alle altre circoli,ristoranti,teatri tutti finti nulla

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    Risposte
    1. Grazie per il commento, al quale con piacere rispondiamo per arricchire in primo luogo noi e Lei, e secondariamente tutti i lettori.

      Come certamente Lei avrà ben inteso, l'articolo aveva proprio lo scopo di tutelare il buon nome e l'operato di tutti quegli Eti non profit (per davvero) che si affannano per il bene del prossimo e per il raggiungimento dei propri scopi istituzionali, e ai quali il denaro non interessa se non come mezzo per raggiungere i propri fini. Certamente riceveranno verifiche fiscali anche Enti che operano correttamente, ma proprio per questo la "visita" non potrà che risolversi con un nulla di fatto, e con la presa di coscienza che è stato utilizzato lo strumento idoneo per perseguire un dato obiettivo.

      Noi siamo del Torinese e La possiamo con piacere informare che la maggior parte dei locali/circoli ricreativi travestiti da Associazioni non profit nella zona dei Murazzi sono stati uno dopo l'altro accertati e chiusi, dal momento che lo scopo unico dei loro proprietari (qualifica che in un Ente non profit ovviamente non può esistere) era il guadagno personale. Proprio per questi motivi invitiamo tutti coloro che operano nel rispetto della norma a prendere posizione nei confronti di tutte quelle situazioni dubbie che screditano il sistema e gli operatori che operano realmente per il bene dei soci.

      Stefano e Gabriele

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  4. non stupisce la cosa, già tempo fa avevo avuto modo di leggere che molto spesso i club per scambisti vengono gestiti con le caratteristiche di una associazione senza fini di lucro, e comunque non ci sono solo queste, ma molte altre realtà che approfittano delle possibilità di infilarsi tra le maglie della legge...
    la sola cosa, come sempre, è che ci siano controllo, controlli, controlli e che le multe facciano passare la voglia di gestirsi così.
    Ma mi pare un discorso ampio che riguarda non solo il nostro settore ma il Paese Italia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buongiorno,
      concordiamo con quanto esposto e ringraziamo per il commento.

      Sicuramente il discorso è molto ampio e coinvolge enti non profit, enti commerciali, politica, persone fisiche,...

      Se ha seguito gli interventi negli ultimi mesi del Dottor Befera, avrà certamente constatato che controlli e sanzioni sono all'ordine del giorno per Agenzia delle Entrate & Co.
      Sicuramente hanno toccato e toccheranno anche realtà che lavorano per il bene pubblico, ma se gestite correttamente e se davvero realtà non profit, l'accertamento non potrebbe concludersi diversamente da una stretta di mano, con l'augurio di proseguire allo stesso modo.

      I migliori saluti,
      Gabriele e Stefano

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