Quesiti relativi alle associazioni e alle società sportive dilettantistiche – CIRCOLARE N. 9/E

Il
24 aprile scorso la Direzione Centrale dell’Agenzia delle Entrate ha emanato la
circolare 9/E avente ad oggetto “Quesiti relativi alle associazioni e alle
società sportive dilettantistiche
” per definire talune problematiche fiscali
riguardanti le ASD/SSD (associazioni e società sportive dilettantistiche) che
hanno optato per il regime fiscale recato dalla legge 398 del 1991.
Detto
regime fiscale, come in più occasioni precisato, permette agli enti che vi
optano di adottare una modalità di determinazione forfetaria del reddito
imponibile e dell’IVA nonché semplificazioni negli adempimenti contabili e
nella certificazione dei corrispettivi (es. esonero agli effetti dell’IVA dagli
obblighi di registrazione e dichiarazione), partendo dal presupposto
fondamentale che possono optare per l’applicazione di tale regime agevolativo
le A.S.D. (Associazioni Sportive Dilettantistiche) e le S.S.D. (Società
Sportive Dilettantistiche) che, nel corso del periodo d’imposta precedente,
abbiano conseguito proventi derivanti da attività commerciale per un importo
non superiore a 250.000 euro. 
La circolare
si compone di tre domande, con relativa risposta dell’Agenzia in relazione ai
seguenti aspetti:
effetti
della mancata tenuta del modello previsto dal dm 11 febbraio 1997;
– effetti
della mancata tenuta del rendiconto previsto dall’articolo 5, comma 5, del dm
26 novembre 1999, n. 473;
– violazioni
formali degli obblighi statutari concernenti la democraticità e l’uguaglianza
dei diritti di tutti gli associati.
Ritenuta
la chiarezza adottata da Agenzia Entrate nel rispondere ai quesiti posti,
riportiamo di seguito il testo integrale della circolare in nero, facendo
seguire in rosso alcune ulteriori considerazioni
a precisazione di quanto indicato.
Rimaniamo
ovviamente a disposizione per eventuali necessità di chiarimento sullo stesso.
Premessa 
In
occasione di incontri tenutisi con i rappresentanti del settore sportivo dilettantistico,
sono emerse problematiche fiscali riguardanti le associazioni e le società
sportive dilettantistiche
che hanno optato per il regime fiscale recato dalla legge
16 dicembre 1991, n. 398, sulle quali si forniscono i seguenti chiarimenti.
Il
regime fiscale introdotto dalla legge n. 398 del 1991 prevede modalità di
determinazione forfetaria del reddito imponibile e dell’IVA nonché previsioni di
favore in materia di adempimenti contabili e certificazione dei corrispettivi
(ad esempio, esonero agli effetti dell’IVA dagli obblighi di registrazione e dichiarazione).
Possono
optare per l’applicazione di tale regime agevolativo le associazioni e le società
sportive dilettantistiche che, nel corso del periodo d’imposta precedente,
abbiano conseguito proventi derivanti da attività commerciale per un importo
non superiore a 250.000 euro. 
1.
EFFETTI DELLA MANCATA TENUTA DEL MODELLO PREVISTO DAL DM 11 FEBBRAIO 1997
Domanda  
Ai
sensi dell’articolo 9, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 30
dicembre 1999, n. 544 (Regolamento recante norme per la semplificazione degli
adempimenti dei contribuenti in materia di imposta sugli intrattenimenti), gli enti
sportivi dilettantistici che hanno optato per il regime di cui alla legge n.
398 del 1991 “devono”, fra l’altro, “annotare, anche con un’unica
registrazione, entro il giorno 15 del mese successivo, l’ammontare dei corrispettivi
e di qualsiasi provento conseguiti nell’esercizio di attività commerciali
, con
riferimento al mese precedente, nel modello di cui al decreto del Ministro
delle finanze 11 febbraio 1997, opportunamente integrato
”.
Si è
posto il dubbio se il mancato rispetto del predetto obbligo contabile comporti
la decadenza dalle agevolazioni previste dalla legge n. 398 del 1991.
Risposta 
L’articolo
9, comma 3, del DPR n. 544 del 1999 disciplina gli adempimenti contabili a
carico degli enti sportivi dilettantistici che hanno optato per le disposizioni
della legge n. 398 del 1991, prevedendo che gli stessi enti devono:

versare trimestralmente l’IVA mediante modello F24 entro il giorno 16 del
secondo mese successivo al trimestre di riferimento, con possibilità di
avvalersi della compensazione di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9
luglio 1997, n. 241;

numerare progressivamente e conservare le fatture di acquisto a norma dell’articolo
39 del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, fermo restando l’esonero dagli obblighi di
registrazione delle stesse;

annotare, anche con unica registrazione entro il giorno 15 del mese successivo,
l’ammontare dei corrispettivi e di qualsiasi provento conseguiti nell’esercizio
di attività commerciali, con riferimento al mese precedente, nel modello di cui
al DM 11 febbraio 1997;

annotare distintamente nel citato modello i proventi di cui all’articolo 25,
comma 2, della legge 13 maggio 1999, n. 133 che non costituiscono reddito
imponibile, le plusvalenze patrimoniali nonché le operazioni intracomunitarie
ai sensi dell’articolo 47 del decreto legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito,
con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427.
Si
fa presente, altresì, che gli enti sportivi dilettantistici che hanno optato per
le disposizioni recate dalla legge n. 398 del 1991 sono esonerati dall’obbligo di
fatturazione, tranne che per le prestazioni di sponsorizzazione, per le
cessioni o concessioni di diritti di ripresa televisiva e di trasmissione
radiofonica e per le prestazioni pubblicitarie (v. articolo 74, sesto comma,
del DPR n. 633).
Ciò
posto, si evidenzia che la norma di cui all’articolo 9, comma 3, del DPR n. 544
del 1999 non prevede la decadenza dai benefici fiscali di cui alla legge n. 398
del 1991 in caso di mancato rispetto dell’obbligo di tenuta del modello di cui
al DM 11 febbraio 1997, fermo restando, naturalmente, che la permanenza nel
regime agevolativo è subordinata alla sussistenza dei requisiti sostanziali
richiesti dalla specifica normativa.
Si
ritiene, quindi, che qualora, in sede di accertamento, si ravvisi la mancata
tenuta del predetto modello secondo le modalità previste dal citato articolo 9
del DPR n. 544 del 1999, si potrà procedere alla ricostruzione della situazione
reddituale dell’ente sportivo dilettantistico tenendo conto delle effettive risultanze
contabili comprovabili, da parte dell’ente, con fatture e altri documenti.
In
sostanza, l’ente sportivo dilettantistico, pur non avendo provveduto ad annotare
i corrispettivi nel modello di cui al DM 11 febbraio 1997, in presenza di tutti
i requisiti previsti dalla legge, potrà continuare a fruire delle agevolazioni
di cui alla legge n. 398 del 1991, sempre che sia in grado di fornire all’amministrazione
finanziaria i riscontri contabili, quali fatture, ricevute, scontrini fiscali
ovvero altra documentazione utile ai fini della corretta determinazione del
reddito e dell’IVA.
Resta
fermo che qualora la società/associazione sportiva dilettantistica non sia in
grado di produrre alcuna documentazione idonea a provare la sussistenza dei
requisiti sostanziali per l’applicazione delle disposizioni di cui alla legge
n. 398 del 1991, la stessa decadrà dal predetto regime di favore. In
particolare, in assenza dei presupposti previsti dalla legge [ad esempio,
violazione del divieto di distribuzione diretta o indiretta di utili; proventi
conseguiti nell’esercizio di attività commerciali superiori a euro 250.000;
violazione dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti a favore di enti sportivi
dilettantistici e dei versamenti da questi effettuati di importo superiore a euro
516,46 (v. articolo 25, comma 5, della legge n. 133 del 1999)] l’ente sportivo
dilettantistico non potrà beneficiare delle disposizioni recate dalla legge n.
398 del 1991.
La
mancata osservanza dell’adempimento di cui trattasi comporta, comunque,
l’applicabilità della sanzione amministrativa prevista in materia di violazioni
degli obblighi relativi alla contabilità dall’articolo 9, comma 1, del decreto
legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (sanzione da euro 1.032 ad euro 7.746),
secondo cui “chi non tiene o non conserva secondo le prescrizioni le scritture
contabili, i documenti e i registri previsti dalla legge in materia di imposte
dirette e di imposta sul valore aggiunto ovvero i libri, i documenti e i registri,
la tenuta e la conservazione dei quali è imposta da altre disposizioni della
legge tributaria, è punito con la sanzione amministrativa da lire due milioni a
lire quindici milioni
” (da euro 1.032 ad euro 7.746).
Il
mancato rispetto degli ulteriori adempimenti previsti dal citato articolo 9,
comma 3, del DPR n. 544 del 1999 (ad esempio, la conservazione e numerazione
progressiva delle fatture di acquisto ovvero il versamento trimestrale
dell’IVA) comporta – al pari della mancata tenuta del prospetto di cui al DM 11
febbraio 1997 – l’applicazione delle specifiche disposizioni previste dal D.
Lgs. n. 471 del 1997 e non la decadenza dal regime tributario di cui alla legge
n. 398 del 1991, sempre che gli inadempimenti non precludano all’amministrazione
finanziaria il riscontro documentale utile ai fini dell’accertamento dei
requisiti richiesti per beneficiare del regime stesso. 
Come sempre chiarito, ai sensi dell’articolo 9, comma 3, del D.P.R.
n. 544/99 gli enti sportivi dilettantistici che hanno optato per il regime di
cui alla legge 398 del 1991 devono, fra l’altro, annotare, anche con un’unica
registrazione, entro il giorno 15 del mese successivo, l’ammontare dei proventi
non costituenti reddito imponibile e di qualsiasi proventi conseguiti
nell’esercizio di attività commerciali, con riferimento al mese precedente, nel
modello di cui al D.M. 11 febbraio 1997 (cosiddetto “Registro IVA”). L’Agenzia
delle Entrate ha quindi chiarito come l’ente
sportivo dilettantistico che non abbia provveduto ad annotare i corrispettivi
nel modello di cui al D.M. 11 febbraio 1997, in presenza di tutti i requisiti
previsti dalla legge, potrà comunque continuare a fruire delle agevolazioni di
cui alla legge n. 398 del 1991, a condizione imprescindibile che sia in grado
di fornire all’amministrazione finanziaria
tutti i riscontri contabili utili
(fatture, ricevute, scontrini fiscali ovvero altra documentazione)
ai fini della corretta determinazione
del reddito e dell’IVA, pena la decadenza dal predetto regime di favore.
 
ATTENZIONE: La mancata
osservanza dell’adempimento comporta, comunque, l’applicabilità della sanzione amministrativa prevista in materia di
violazioni degli obblighi relativi alla contabilità dall’articolo 9,
comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (sanzione da 1.032,00 a 7.746,00 euro)

 

2.
EFFETTI DELLA MANCATA TENUTA DEL RENDICONTO PREVISTO DALL’ARTICOLO 5, COMMA 5,
DEL DM 26 NOVEMBRE 1999, n. 473
Domanda 
Le
associazioni e le società sportive dilettantistiche possono optare per le disposizioni
recate dalla legge n. 398 del 1991 a condizione, fra l’altro, che nel periodo
d’imposta precedente abbiano conseguito dall’esercizio di attività commerciali
proventi non superiori a 250.000 euro.
Per
detti enti, inoltre, l’articolo 25, comma 2, della legge 13 maggio 1999, n. 133
prevede che non concorrono a formare il reddito imponibile, per un numero di
eventi complessivamente non superiore a due per anno e per un importo non
superiore a 51.645,69 euro:
a) i
proventi realizzati dagli enti sportivi dilettantistici nello svolgimento di
attività commerciali connesse agli scopi istituzionali;
b) i
proventi realizzati per il tramite di raccolte pubbliche di fondi effettuate
occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi
ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di
sensibilizzazione in conformità all’articolo 143, comma 3, lettera a),
del Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR).
La
disposizione agevolativa sopra richiamata è applicabile a condizione che, entro
quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, gli enti sportivi dilettantistici
che hanno optato per le disposizioni della legge n. 398 del 1991 redigano “un
apposito rendiconto, tenuto e conservato ai sensi dell’articolo 22 del decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dal quale devono
risultare, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente,
le entrate e le spese relative a ciascuna manifestazione
” nell’ambito della
quale vengono realizzati i proventi di cui al citato articolo 25, comma 2, della
legge n. 133 del 1999 (v. articolo 5, comma 5, del decreto del Ministero delle
finanze 26 novembre 1999, n. 473).
In
proposito, si chiede di sapere se la mancata redazione del predetto rendiconto
comporti, per gli enti sportivi dilettantistici che hanno optato per le disposizioni
della legge n. 398 del 1991, la disapplicazione della disposizione recata
dall’articolo 25, comma 2, della legge n. 133 del 1999 ovvero – qualora sia comunque
possibile risalire, attraverso altri dati desumibili dalla contabilità dell’ente,
all’ammontare dei proventi detassati – se in luogo della disapplicazione di
tale previsione sia applicabile una diversa misura sanzionatoria. 
Risposta 
Il reddito
imponibile delle associazioni e delle società sportive dilettantistiche che,
avendone i requisiti, hanno optato per il regime tributario di cui alla legge
n. 398 del 1991 è determinato applicando all’ammontare dei proventi conseguiti
nell’esercizio di attività commerciali il coefficiente di redditività nella
misura del 3 per cento e aggiungendo l’intero importo delle plusvalenze
patrimoniali.
In
sostanza, dal punto di vista reddituale, l’opzione per le disposizioni di favore
recate dalla citata legge n. 398 del 1991 produce, per gli enti sportivi dilettantistici
in possesso dei requisiti (cfr. circolare n. 21/E del 22 aprile 2003), un
duplice effetto:

l’applicazione del coefficiente di redditività del 3 per cento ai proventi conseguiti
nell’esercizio di attività commerciali;
– la
piena rilevanza delle plusvalenze patrimoniali, alle quali non si applica il
predetto coefficiente di redditività.
Ciò
premesso, si evidenzia che, ai fini dell’applicabilità degli specifici benefici
recati dal citato articolo 25, comma 2, della legge n. 133 del 1999, l’ente sportivo
dilettantistico che ha optato per le disposizioni recate dalla legge n. 398 del
1991 deve redigere un apposito rendiconto, tenuto e conservato ai sensi dell’articolo
22 del DPR n. 600 del 1973.
Si
precisa, al riguardo, che tale adempimento si considera soddisfatto qualora i
dati da inserire nell’anzidetto rendiconto (le entrate e le spese relative a ciascuna
celebrazione, ricorrenza o campagna di sensibilizzazione) siano comunque
desumibili attraverso le risultanze della contabilità generale dell’ente sportivo
dilettantistico, fermi restando gli obblighi di redazione e conservazione, per
ciascun manifestazione, della relazione illustrativa, ai sensi degli articoli
20 e 22 del DPR n. 600 del 1973.
In
proposito, si ritiene utile far presente che è stato precisato, per gli enti non
commerciali, che la tenuta di un unico impianto contabile e di un unico piano di
conti, strutturato in modo da poter individuare in ogni momento le voci destinate
all’attività istituzionale e quelle destinate all’attività commerciale, non è
di ostacolo all’eventuale attività di controllo esercitata dagli organi
competenti (cfr. risoluzione n. 86/E del 13 marzo 2002). In
particolare, la tenuta della contabilità separata non prevede l’istituzione di
un libro giornale e un piano dei conti separato per ogni attività, essendo
sufficiente un piano dei conti, dettagliato nelle singole voci, che permetta di
distinguere le diverse movimentazioni relative ad ogni attività.
Pertanto,
conformemente al suddetto criterio interpretativo e considerata la particolare
rilevanza riconosciuta agli enti sportivi dilettantistici, si ritiene che la
mancata redazione del rendiconto in argomento non determini, di per sé, l’inapplicabilità
della disposizione di esclusione dall’IRES per i proventi realizzati (v.
articolo 25, comma 2, della legge n. 133 del 1999) e non rilevati nel più volte
citato rendiconto, sempre che, in sede di controllo, sia comunque possibile
fornire una documentazione idonea ad attestare la realizzazione dei proventi
esclusi dal reddito imponibile. Resta
ferma l’applicabilità delle sanzioni per la mancata osservanza degli obblighi
relativi alla tenuta dei documenti contabili, secondo le indicazioni fornite al
paragrafo 1.
Diversamente,
i proventi per i quali non si è provveduto alla redazione del rendiconto di cui
al DM n. 473 del 1999 e in relazione ai quali l’associazione sportiva non sia
in grado di produrre alcun documento attestante l’operazione devono essere
assoggettati a tassazione – analogamente a quanto espressamente previsto per i
proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali dall’articolo 2,
comma 5, della legge n. 398 del 1991 – con l’applicazione del coefficiente di
redditività pari al 3 per cento.
In
tal caso, i proventi di cui trattasi, in quanto equiparati a quelli ai quali si
applica il coefficiente di redditività del 3 per cento, concorrono alla determinazione
dell’importo pari a 250.000 euro, il cui superamento implica la decadenza dai
benefici fiscali previsti dalla legge n. 398 del 1991 e l’applicazione del
regime tributario ordinario sia con riferimento alla determinazione delle
imposte che agli adempimenti contabili.
Esempio:

L’art. 25, co. 2 della L. 13 maggio 1999, n. 133 prevede che per le Associazioni
e le Società Sportive Dilettantistiche non concorrano a formare il reddito
imponibile, per un numero di eventi complessivamente non superiore a due per
anno e per un importo non superiore a 51.645,69 euro: 
– 
i proventi realizzati nello svolgimento di attività commerciali connesse
agli scopi istituzionali; 
–  i proventi realizzati per il tramite di raccolte pubbliche di fondi
effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o
di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o
campagne di sensibilizzazione in conformità all’art. 143, co. 3, lett. a), del
TUIR. 
La disposizione agevolativa sopra richiamata è applicabile anche a
condizione che, entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio, gli enti sportivi
dilettantistici che hanno optato per la L. n. 398/91 redigano un apposito
rendiconto dal quale devono risultare, anche a mezzo di una relazione
illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese relative a ciascuna manifestazione nell’ambito
della quale vengono realizzati i proventi.  
La mancata redazione del rendiconto non
determina, secondo l’Agenzia, l’inapplicabilità
della disposizione di esclusione dall’IRES per i proventi realizzati e
non rilevati nel più volte citato rendiconto, sempre che, in sede di controllo,
sia comunque possibile fornire una documentazione idonea ad attestare la
realizzazione dei proventi esclusi dal reddito imponibile. 
Resta ferma ovviamente
l’applicabilità delle sanzioni per la
mancata osservanza degli obblighi relativi alla tenuta dei documenti contabili.
ATTENZIONE: ricordateVi dunque in ogni
caso di provvedere alla predisposizione del rendiconto specifico con relativa
relazione illustrativa, dal momento che in difetto i
proventi per i quali non si sia provveduto
alla redazione del rendiconto ed in relazione ai quali l’associazione sportiva
non sia in grado di produrre alcun documento attestante l’operazione dovranno
essere assoggettati a tassazione con l’applicazione del coefficiente di
redditività pari al 3%, ed essendo essi equiparati a quelli ai quali si applica
il coefficiente di redditività del 3%, concorrono alla determinazione
dell’importo pari a 250.000 euro, il cui superamento implica la decadenza dai
benefici fiscali previsti dalla legge n. 398 del 1991 e l’applicazione del
regime tributario ordinario sia con riferimento alla determinazione delle imposte
che agli adempimenti contabili
.   


3.
VIOLAZIONI FORMALI DEGLI OBBLIGHI STATUTARI CONCERNENTI LA DEMOCRATICITÀ E
L’UGUAGLIANZA DEI DIRITTI DI TUTTI GLI ASSOCIATI

Domanda 
In
base all’articolo 90, comma 18, della legge n. 289 del 2002 lo statuto delle
associazioni sportive dilettantistiche deve contenere determinate clausole al fine
di garantire l’assenza di scopo di lucro, la democraticità del sodalizio ed assicurare
il rispetto degli altri principi indicati dalla stessa norma. 

Con
circolare n. 21/E del 2003, paragrafo 1.1, è stato chiarito che, in mancanza
del formale recepimento nello statuto, nonché in caso di inosservanza di fatto
delle clausole stabilite dal citato comma 18 dell’articolo 90 della legge n. 289
del 2002, gli enti sportivi dilettantistici non possono beneficiare del particolare
regime agevolativo ad essi riservato. 
E’
emerso che, in sede di verifica, viene spesso contestata la mancanza di democrazia
interna all’ente – con conseguente disapplicazione dei benefici fiscali – sulla
base di elementi quali, ad esempio, la non rituale convocazione dell’assemblea,
l’assenza dei nomi dei partecipanti nei verbali di assemblea, il mancato
inserimento dei nomi degli associati nel libro soci, etc. 
Ciò
posto, si chiede di sapere se tali violazioni di natura formale comportino la
disapplicazione del regime fiscale di cui alla legge n. 398 del 1991.

Risposta 
L’effettività
del rapporto associativo costituisce presupposto essenziale per il
riconoscimento alle associazioni sportive dilettantistiche dei benefici fiscali
previsti dalla vigente normativa, al fine di evitare l’uso distorto dello
strumento associazionistico, suscettibile di intralciare – tra l’altro – la
libertà di concorrenza tra gli operatori commerciali. 

In
particolare, si richiama la disposizione recata dall’articolo 90, comma 18,
lettera e), della legge n. 289 del 2002, secondo cui nello statuto delle
associazioni sportive dilettantistiche devono essere espressamente previste,
fra l’altro, “le norme sull’ordinamento interno ispirato a principi di
democrazia e uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, con la previsione
dell’elettività delle cariche sociali
”. 

Fermo
restando che la sussistenza del requisito della democraticità richiede una
valutazione, da effettuare caso per caso, della corrispondenza fra le previsioni
statutarie e le concrete modalità operative della singola associazione sportiva
dilettantistica, si evidenzia che elementi quali le modalità di convocazione e
verbalizzazione delle assemblee dei soci costituiscono, in via generale, indici
rilevanti al fine di desumere la reale natura associativa dell’ente e l’effettiva
democraticità del sodalizio. 

Tuttavia,
si può ritenere che l’adozione di forme di convocazione dell’assemblea diverse
da quelle tradizionali (ad esempio, invio di e-mail agli associati in
luogo dell’apposizione in bacheca dell’avviso di convocazione) o l’occasionale
mancato inserimento di un dettagliato elenco dei nomi dei partecipanti nei
verbali di assemblea o degli associati nel libro soci non costituiscono,
singolarmente considerati, elementi il cui riscontro comporti necessariamente
la decadenza dai benefici recati dalla legge n. 398 del 1991 qualora, sulla
base di una valutazione globale della operatività dell’associazione, risultino
posti in essere comportamenti che garantiscano il raggiungimento delle medesime
finalità. 

La
clausola della democraticità prevista dall’articolo 90, comma 18, lettera e),
della legge n. 289 del 2002 si intende violata quando la specifica azione od
omissione da parte dell’associazione renda sistematicamente inapplicabile la
predetta disposizione statutaria. Ciò si verifica, ad esempio, qualora si
riscontrino nell’associazione elementi quali:  
– la
mancanza assoluta di forme di comunicazione idonee ad informare gli associati
delle convocazioni assembleari e delle decisioni degli organi sociali;
– la
presenza di diverse quote associative alle quali corrisponda una differente
posizione del socio in termini di diritti e prerogative, rispetto alla reale
fruizione e godimento di determinati beni e servizi;

l’esercizio limitato del diritto di voto – dovuto alla presenza, di fatto, di
categorie di associati privilegiati – in relazione alle deliberazioni inerenti
l’approvazione del bilancio, le modifiche statutarie, l’approvazione dei
regolamenti, la nomina di cariche direttive, etc..

In
tali ipotesi, infatti, ravvisandosi un nesso diretto fra la violazione posta in
essere dall’associazione e la disposizione statutaria concernente la democraticità
dell’ente, si ritiene che l’associazione sportiva dilettantistica decada dai
benefici recati dalla legge n. 398 del 1991 per mancata osservanza della
clausola di cui al citato articolo 90, comma 18, lettera e), della legge n. 289
del 2002.

L’articolo 90, comma 18, della legge n. 289 del 2002 stabilisce che lo
statuto delle associazioni sportive dilettantistiche debba contenere
determinate clausole al fine di garantire l’assenza di scopo di lucro, la
democraticità del sodalizio ed assicurare il rispetto degli altri principi
indicati dalla stessa norma. La circolare intende chiarire se tali violazioni
di natura formale possano comportare la disapplicazione del regime fiscale di cui
alla legge n. 398 del 1991. 
Sul punto l’Agenzia ha nuovamente ribadito come l’effettività del rapporto associativo costituisca
un presupposto essenziale per il riconoscimento alle associazioni sportive
dilettantistiche dei benefici fiscali previsti dalla vigente normativa, al fine
di evitare l’uso distorto degli Enti di tipo associativo. 
L’Agenzia precisa quindi come l’adozione di forme di convocazione dell’assemblea diverse da quelle
tradizionali (ad esempio invio di e-mail agli associati in luogo
dell’apposizione in bacheca dell’avviso di convocazione) o l’occasionale
mancato inserimento di un dettagliato elenco dei nomi dei partecipanti nei
verbali di assemblea o degli associati nel libro soci non possano costituire di
per sé, singolarmente considerati, elementi il cui riscontro comporti
necessariamente la decadenza dai benefici recati dalla legge n. 398 del 1991 a
condizione che, sulla base di una valutazione globale della operatività
dell’associazione, risultino posti in
essere comportamenti che garantiscano il raggiungimento delle medesime finalità
.  
ATTENZIONE: la clausola della democraticità prevista dall’articolo 90, comma 18,
lettera e), della legge n. 289 del 2002 si intende violata quando la specifica
azione od omissione da parte dell’associazione renda sistematicamente
inapplicabile la predetta disposizione statutaria. Se si ravvisa dunque un
nesso diretto fra la violazione posta in essere dall’associazione e la
disposizione statutaria concernente la democraticità dell’ente, si ritiene che l’associazione sportiva
dilettantistica decada dai benefici recati dalla legge n. 398 del 1991 per
mancata osservanza della clausola
.
***
Le
Direzioni Regionali vigileranno affinché i principi enunciati e le istruzioni
fornite con la presente circolare vengano puntualmente osservati dalle Direzioni
Provinciali e dagli Uffici locali. 

© riproduzione riservata

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