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venerdì 4 ottobre 2013

Il “non profit” e la “crisi” NON del "non profit"

In tempo di crisi, in Non Profit cresce!!

Non si spaventino dal titolo i nostri appassionati e sempre crescenti lettori: questo post non vuole polemizzare né entrare nel merito di eventi o circostanze che, per quanto interessino chi scrive, mai potranno o dovranno interferire con la “mission” che gli autori si sono prefissi gestendo questo blog: approfondire ed aggiornare gli operatori del terzo settore in relazione ai “temi caldi”.  

In relazione a tale obiettivo partiamo da un dato numerico: in dieci anni il ‘non profit’ è cresciuto del 28%, registrando altresì un + 39,4% sul personale dipendente ed un + 169,4% di collaboratori esterni (fonte Fiscal Focus).

In questo momento storico per così dire “particolare”, il mondo del “non profit” a dispetto di tutto sta crescendo: alla data del 31 dicembre 2011 le 301.191 organizzazioni ‘non profit’ attive nel nostro Paese rappresentavano il 6,4 % del totale delle unità economiche esistenti ed operanti (per la maggior parte nel settore della cultura e dello sport, ed in percentuali più basse nel campo dell'assistenza sociale, delle relazioni sindacali e di rappresentanza, dell’istruzione e della ricerca). Dette organizzazioni occupano circa 681.000 dipendenti, più di 270.000 esterni, 5.500 lavoratori temporanei ed oltre 4.800.000 volontari (vera spina dorsale del mondo non profit).

Spesso e volentieri però a numeri così importanti non corrisponde un’adeguata preparazione di tutti quei professionisti che dovrebbero fornire risposte certe ai moltissimi operatori del terzo settore che quotidianamente si trovano ad affrontare problematiche sempre nuove e differenti.

Secondo illustri esperti, la scarsa e spesso frammentaria conoscenza del settore da parte dei professionisti non sarebbe dovuta ad una cattiva volontà da parte di questi ultimi (considerazione sulla quale, rispettosamente, ci permettiamo di dissentire) ma dalla scarsa richiesta di informazioni da parte delle associazioni. Questo dal momento che troppo spesso gli operatori del terzo settore ritengono di poter conoscere tutte le norme a fondamento degli Enti di tipo associativo solo cercando sul web,  senza nemmeno preoccuparsi di vagliare la qualità dell’informazione reperita (ad esempio limitandosi ad inserire il nome dell’Associazione che si intende costituire all’interno di una bozza preconfezionata valida sia per Enti Sportivi, culturali, di promozione sociale, …) e soprattutto senza verificare nel concreto l’idoneità delle prassi poste in essere.

Volutamente non andiamo oltre, nella convinzione che un operatore accorto sia perfettamente conscio della necessità di essere assistito nella gestione dell’Ente che rappresenta, o con cui collabora, al fine di poter sempre contare su risposte certe e (possibilmente) immediate (e magari non solo reperite su internet ma fondate su leggi e prassi …). 

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4 commenti:

  1. Che bella immagine!

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    1. Grazie mille! Opera del Dottor Bertoletti! Buon week end. Gabriele Aprile

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  2. Salve, io collaboro con un'associazione che si occupa di organizzare eventi durante la stagione e festività...la mia domanda era, è possibile? Se si, in modo legale con l'associazione, fornire servizi a pagamento senza scopo di lucro ma solo con scopo di fare fondo associativo finalizzato a reinvestire il ricavato in tutte le manifestazioni che si presenteranno in futur; tutto questo utilizzando quello di cui si è fatto magazzino in passato. Ovviamente pagando la prestazioni di lavoro occasionale a chi collabora al progetto (nn sembre le persone lo fanno gratis per la causa). Spero di essere stato chiaro nell'espressione della domanda. Attendo risposta

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    1. Buona sera Francesco. Segue il testo dell'art. 148 n. 3 del TUIR sul punto: "Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali le attivita' svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attivita' e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un'unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonche' le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati". E' possibile pertanto richiedere il pagemtno di corrispettivi specifici agli associati per la partecipazione ad attività coerenti con le finalità istituzionali dell'Ente configurando detti incassi come non commerciali. Cordialità, Stefano Bertoletti

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