Le collaborazioni coordinate e continuative con gli Enti sportivi (ASD/SSD) sono REDDITI DIVERSI?

Da alcuni giorni sto riflettendo su una questione molto delicata e di assoluto rilievo: riguarda i rapporti con gli istruttori sportivi in regime 342/2000, che secondo quanto scritto e licenziato dalle Istituzioni il 20 dicembre 2017 a notte fonda, dal primo gennaio 2018 sarebbero tutte collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co.).
Per la verità sto naturalmente anche leggendo con attenzione quanto pubblicato sul punto specifico, da molti studiosi qualificati e competenti. Tutti, ripeto tutti (quindi difficile immaginare che tutti non sappiano leggere) concordi sulle conseguenze.
Come sempre desidero privilegiare il ragionamento e non la polemica, perché il ragionamento serve a chiarire, forse il resto no.

Profilo giuridico: in primis prendo atto (e la cosa è rilevante) che qualcuno non si è affatto perso la percezione del possibile conflitto con l’art. 38 della costituzione (cito le parole “… con buona pace dell’art. 38 della costituzione …”).
Ora: se si ritiene che ci sia un conflitto, vorrei cercare di capire (e di condividerne la comprensione anche con chi la pensa diversamente) se è necessario solo fermarci ad indicarne  la “buona pace” … Ma chi, se non gli studiosi e gli esperti, i professionisti che operano nel settore, hanno il preciso dovere di alzare la mano e forse la voce?

In secondo luogo vorrei analizzare la questione sotto il profilo etico: come si può sostenere che un rapporto di “lavoro” possa generare solo un “reddito diverso” e non di “lavoro”? Come si può pensare che debba essere letto quale strumento a favore dello sport e del comparto sportivo? Per le ASD/SSD i vantaggi consistono certamente la neutralità fiscale riguardo quote e corrispettivi (art.148 TUIR), ma come possiamo ritenere un vantaggio per il mondo sportivo  la “forzatura” di considerare tutti i  collaboratori dei co.co.co. che, quando matureranno il tempo per la pensione, vedranno la casella dei contributi versati a zero? Ma intanto nessuno avrà a carico il versamento dei contributi e possiamo festeggiare …

Se sono un volontario, in quanto ho un lavoro mio (un vero lavoro, perché fare il volontario non lo è …), da cui ricevo il mio sostentamento e per il quale maturo dei diritti attraverso il versamento dei contributi, se sono (in via residuale) un pensionato o uno studente (in età da studente), è comprensibile la scelta di dedicare il mio tempo libero ad una ASD/SSD ricevendo un rimborso forfettario, un premio, una indennità, un compenso … e che questo sia qualificabile come “reddito diverso“.
Ma se si instaura un rapporto di lavoro (comunicazione centro per l’impiego, libro unico, cedolino, obblighi in termini di formazione, igiene e sicurezza … tutti obblighi sacrosanti per un “rapporto di lavoro“) possiamo davvero permetterci di dichiarare che esso produca un reddito “non di lavoro”?
Riguardo il milione di volontari (ieri) – co.co.co. (dal primo gennaio 2018), numero stimato in questi giorni non da me … se decade il vincolo di possedere un altro reddito di lavoro diventeranno 2 milioni: quale risultato avremo ufficializzato? 2 milioni di cittadini a cui i contributi verranno versati da chi?
Dov’è la copertura economica?

Profilo pratico: il mondo sportivo vive di volontari (penso alle Federazioni ed agli Enti di Promozione, penso alle ASD ed alle SSD grandi e piccole). Siamo a fine gennaio: possiamo verificare insieme quante comunicazioni ai centri per l’impiego siano giunte? Abbiamo davvero valutato l’impatto nella “produzione di carta” che peraltro poi non andrà a determinare alcun versamento contributivo? Non significa di fatto rischiare di bloccare tutto?
Agli ispettori del lavoro che sono i garanti di tutti noi, riguardo il rispetto delle norme, in materia di lavoro, abbiamo esposto qualche informazione o posto qualche quesito in questo senso?

Al di là del rispetto della costituzione, possiamo permetterci di sostenere questa equazione?

Espongo due casi reali in sintesi:
a) Istruttore sportivo di pallacanestro (o ginnastica): co.co.co. con SSDL (nuova società) a 30.000 euro anno = reddito di lavoro (rif. art. 50 TUIR) con riduzione contributi al 50% per i primi 5 anni dal 2018. Nessuno integra tale riduzione: riceverà una pensione ridotta? I primi 5 anni come risulteranno capienti? Forse lo Stato integrerà la parte restante? Siamo sicuri che sia tutto ok?
b) Istruttore sportivo di pallacanestro (o ginnastica): co.co.co. con ASD/SSD a 30.000 euro anno = reddito diverso (rif. art. 67 TUIR). Zero imposte fino a 10.000 euro/anno (23% + addizionali varie sui restanti 20.000 circa), zero contributi a vita (in ossequio di tale contratto), quindi zero pensione.

Nei due casi vengono svolte esattamente le stesse funzioni/attività/mansioni (magari da un laureato in scienze motorie), attraverso una co.co.co. e nel secondo caso, che si configura come un lavoro, non vi è la possibilità di poter versare mai contributi … e quindi “zero pensione” per il lavoratore.

Il secondo caso come si concilia con l’art. 38 della costituzione? Come è possibile configurare questa attività come lavorativa (co.co.co.), con tutti i vincoli in termini di comunicazione preventiva al centro per l’impiego, cedolini, formazione, igiene e sicurezza, per poi rilevare che non possano MAI essere versati contributi (art. 67 TUIR)? Essendo un lavoro poi (una co.co.co. è un “lavoro” e non si può parlare di un volontario) immagino per logica che venga meno il vincolo di possedere un altro reddito di lavoro

Siamo certi che non vi sia urgenza, con il massimo garbo e rispetto, ma anche con la giusta determinazione, di chiedere con senso civico e per rispetto del “lavoro” delle persone, di verificare bene e magari di rettificare questo punto?

Ogni serio contributo di riflessione ed ogni energia spesa per fornire chiarezza è importante, come la condivisione vera, cioè priva di ambizioni personalistiche.

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2 commenti

  1. Buongiorno, devo dire che sulle asd anche cercando di mettercela tutta e restando aggiornato è veramente difficile districarsi e cercare di stare in regola.
    ad oggi mi trovo nel caso dei vostri due esempi: laureato in scienze motorie, che si appresta a fare un cococo come reddito diverso (come nel vostro caso b). la prima domanda è se , essendo reddito diverso può eventualmente essere compatibile e cumulabile con altri redditi, per esempio una supplenza scolastica part time o breve (tipo 1 mese). Inoltre non mi è chiara una cosa dal vostro post…significa che potrei anche optare per il caso A, ovvero “classificare”, o meglio, chiedere al commercialista, di registrare il mio cococo come reddito da lavoro e in quel caso pagare quali e quanti contributi?

    1. Buongiorno. Quanto al primo quesito occorre verificare il contratto a monte per comprendere se/quali altri redditi possano essere eventualmente percepiti. Relativamente al secondo, invece, il caso A) è applicabile esclusivamente nei confronti di SSDL (Enti sportivi lucrativi iscritti al CONI, e dunque non ASD o SSD). Cordialità, Stefano Bertoletti