Chiarimenti sui compensi erogati dalle Associazioni Sportive e dalle Società Sportive Dilettantistiche

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, facendo seguito alla nota del Ministero del Lavoro del febbraio 2014, ha inteso fornire chiarimenti sul tema del “trattamento, ai fini previdenziali, dei compensi erogati dalle associazioni sportive dilettantistiche e dalle società sportive dilettantistiche“.

E’ del primo dicembre scorso la lettera circolare dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro con il quale l’Istituto ha cercato di fornire “chiarimenti volti a definire con precisione i casi in cui trova applicazione l’art. 67, comma 1 lett. m), del TUIR” (ovverosia i famosi compensi sportivi” esenti fino a 7500 euro/anno, i cosiddetti “rimborsi ex lege 342/2000”). Ebbene, posta l’importanza di qualsiasi contributo istituzionale volto a fornire indicazioni univoche sia ai destinatari della disposizione agevolativa che ai verificatori/accertatori, analizziamo schematicamente le indicazioni che emergono dalla circolare al fine di circoscrivere la normativa di riferimento oltre che individuare con precisione CHI può erogare i compensi in questione e CHI li può (con ragione) ricevere.

1 –  “I rapporti di collaborazione nel mondo dello sport dilettantistico trovano la loro disciplina nell’art. 90 della L. n. 289/2002 …, nel D.L. n. 136/20 04 (conv. da L. n. 186/2004), nell’art.67, comma 1 lett. m), del TUIR, nonché nel D.Lgs. n. 81/2015“, e dal combinato di queste norme il fil rouge che se ne ricava è quello di “riservare ai rapporti di collaborazione sportivo-dilettantistici una normativa speciale, volta a favorire e ad agevolare la pratica dello sport dilettantistico“.

2 – Il soggetto giuridico che eroga il compenso deve perseguire finalità dilettantistiche ed essere riconosciuto dal CONI (e dunque è il caso delle Federazioni Sportive Nazionali, delle Discipline Sportive Associate, degli Enti di Promozione Sportiva e di tutte le Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche che siano iscritte al Registro CONI), e questo poichè tale status costituisce la “condizione principale per l’applicazione del regime agevolativoanche se …
3 – L’art. 67, comma 1 lett. m), del TUIR, riconduce tra i redditi diversi “le indennità di trasferta, i rimborsi forfettari di spesa, i premi e i compensi erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche” con la precisazione che, tra di esse, devono altresì venir ricomprese tutte le attività relative “allo svolgimento delle attività dilettantistiche di formazione, di didattica, di preparazione e di assistenza intese nell’accezione più ampia del termine attività sportiva“.
4 – I corsi di formazione tenuti dalle FSN/DSA/EPS non rappresentano “un requisito da solo sufficiente per ricondurre tali compensi tra i redditi di lavoro autonomo“, e ciò in ragione del fatto che la natura di “professionalità a fini previdenziali e fiscali” deriva dalla modalità di svolgimento della prestazione e
non dalla qualità della stessa.

In definitiva questi i prerequisiti necessari per l’applicazione della famosa norma sui compensi sportivi esenti:

che l’associazione/società sportiva dilettantistica sia regolarmente riconosciuta dal CONI attraverso l’iscrizione nel registro delle società sportive;
– che il soggetto percettore svolga mansioni rientranti, sulla base dei regolamenti e delle indicazioni fornite dalle singole federazioni, tra quelle necessarie per lo svolgimento delle attività sportivo-dilettantistiche, così come regolamentate dalle singole federazioni“.

Ribadita l’utilità di qualsiasi indicazione istituzionale volta a chiarire i dubbi che caratterizzano la materia (anche se per gli addetti ai lavori, oramai, criteri e modalità applicative sono ben chiari da anni), suggeriamo comunque di valutare sempre il caso specifico di volta in volta, entrando nel merito non solo delle competenze del soggetto, ma altresì delle modalità di erogazione della prestazione resa (abitualità? regolarità? occasionalità?).

Tutto Non Profit © riproduzione riservata – VOLETE SAPERNE DI PIÙ? Consultate le nostre Guide (cliccando QUI) e richiedete un aggiornamento periodico e approfondito sulle tematiche gestionali e giuridico-fiscali di tutti gli Enti non Profit (ASD, OdV,ONLUS, APS, SSD, …) cliccando QUI.

(Visited 2.816 times, 3 visits today)

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

8 commenti

  1. La circolare mi pare evasiva in merito al "problema" primcipale, ossia il requisito soggettivo del percipiente.
    Molte federazioni, su indicazioni di loro "consulenti", sostengono che il compenso dilettantistico possa essere percepito da chiunque, indipendente dal fatto che abbia o non abbia un'altra professione, con la conseguenza che molti tecnici vivono di compensi dilettantistici. La giurisprudenza e la lettera della legge paiono suggerire altro.
    Su questo la circolare sorvola completamente.
    Servirebbe un chiarimento più esplicito.

    1. Buongiorno Matteo. Non possiamo che condividere quanto indicato, precisando comunque che, al di là di chiarimenti più o meno espliciti, la ratio della norma appare oramai chiara da anni, così come evidenziata anche negli articoli segnalati nel corpo dell'approfondimento di cui sopra. Eventualmente ne possiamo parlare in occasione del nostro prossimo incontro 😉 Cordialità, Stefano Bertoletti

  2. Buongiorno,
    l’occasionalità della prestazione, necessaria ai fini di considerare il compenso “dilettantistico” viene applicata nel caso di prestazioni a durata variabile (2 o 3 mesi), che che però si ripetono ogni anno?
    Cordiali saluti

    1. Buongiorno. Al di là della cadenza con la quale si ripropone l’esercizio dell’attività in questione, è indispensabile che il soggetto possa dimostrare da dove provenga il proprio sostentamento e, di conseguenza, la sussitenza di un proprio reddito di lavoro, sul quale vengono versati i contributi previdenzaili nonchè le imposte di legge. Cordialità, Stefano Bertoletti

  3. Buongiorno,
    vorrei sapere se il compenso corrisposto ad un soggetto che occasionalmente collabora all’interno di una SSD SRL, aiutando nell’ambito della segreteria può considerarsi rientrante nei compensi dilettantistici esenti sotto i 7.500 euro.
    grazie mille

    1. Buongiorno. Questo il testo dell’art. 67 del TUIR: “Sono redditi diversi … le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati ai direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non professionale da parte di cori, bande musicali e filodrammatiche che perseguono finalità dilettantistiche, e quelli erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall’Unione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto. Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche”. Va da sè che, oltre alla previsione normativa, occorre che il soggetto sia in possesso dei requisiti oggettivi che gli consentano di percepire dette indennità (http://www.tuttononprofit.com/2016/02/compensi-agli-sportivi-dilettanti-ex-lege-342-2000.html). Cordialità, Stefano Bertoletti

  4. Anche se una regolamentazione del settore è indispensabile, io so con certezza che più o meno l’80% delle “associazioni” non era regolare neppure prima. Sotto l’etichetta di ASD non riconosciute, APS varie ecc. operano svariati “gruppi” che per la modesta entità dell’attività non hanno potuto permettersi o meglio hanno sempre preferito rimanere nell’ombra. Ma un’associazione che fa yoga,meditazione,teatro,danzaterapia,scuola di cucina ecc ecc. e “distribuisce” agli istruttori 800-1000 euro all’anno merita davvero un inserimento nella normale “attrazione” come alcuni dicono della normale tassazione IRPEF? Se poi ogni Associazione (e non ogni palestra) deve acquistare e mantenere il defibrillatore, le piccole realtà spariranno o opereranno tutte nell’ombra. Ma se invece lo Stato, che dovrebbe rivolgere l’attenzione a colpire i grandi evasori, se proprio vuole un gettito economico dalle numerosissime piccole attività, trovasse una semplificazione burocratica? Una soluzione, da elaborare, potrebbe essere più o meno quella di prevedere per le piccole Associazioni Sportive, iscritte all’Albo (Comunale, Regionale…. quello che volete) che i compensi agli istruttori nel limite di….. es. 3000 euro all’anno sono soggetti ad una ritenuta alla forte del . . . . es 10% … che l’Associazione deve versare entro il 31 Marzo dell’anno successivo. tali indennità e non rientrano nel cumulo dei redditi del beneficiario se non per la parte che eccede i …. es. 7500 (ma anche meno…es.3000) euro annui come somma dei compensi di tutte le Associazioni.
    Pensare e legiferare con intelligenza e concretezza sarebbe il lavoro di chi è al Parlamento.

    1. Buongiorno. Prendiamo atto degli spunti di riflessione, rimanendo comunque coerenti con la nostra “mission”, che è quella di fornire informazioni certe e precise sulla gestione degli Enti Non Profit. Cordialità, Stefano Bertoletti