Riforma del Terzo Settore, ARTICOLO 7: vigilanza, monitoraggio e controllo

Le funzioni di vigilanza, monitoraggio e controllo pubblico sugli enti del Terzo settore, ivi comprese le imprese sociali di cui all’articolo 6, e sulle loro attività … sono esercitate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in collaborazione … con i Ministeri interessati …“. Così si apre l’articolo 7 della riforma del Terzo Settore, individuando i soggetti incaricati a “garantire l’uniforme e corretta osservanza della disciplina legislativa“.

Il nostro percorso di approfondimento sulla riforma del Terzo settore, iniziato QUI, giunge oggi al suo settimo appuntamento. Evidenziati gli scopi ed i principi che dovranno ispirare questa “rivoluzione”, il testo licenziato dalle Camere all’articolo 7 si occupa di identificare i soggetti deputati a vigilare sul rispetto delle previsioni legislative, incaricandone l’Agenzia delle Entrate, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali in collaborazione con i Ministeri interessati nonché “il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri” per quanto concernente gli aspetti inerenti la disciplina delle organizzazioni di volontariato di protezione civile.

Precisato che con Decreto del Ministero del lavoro dovranno essere definiti i termini e le modalità per il concreto esercizio della vigilanza (co. 4) e che da tutto ciò non dovranno derivare “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica” (co. 5), l’articolo dispone che sarà lo stesso Ministero del lavoro a dover promuovere l’adozione di “adeguate ed efficaci forme di autocontrollo degli enti del Terzo settore anche attraverso l’utilizzo di strumenti atti a garantire la più ampia trasparenza e conoscibilità delle attività svolte dagli enti medesimi“. Non solo: sentito l’Organismo di cui abbiamo parlato QUI sarà compito del Ministero anche quello di predisporre “linee guida in materia di bilancio sociale e di sistemi di valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte dagli enti del Terzo settore“, sia essa “qualitativa e quantitativa, sul breve, medio e lungo periodo” nonché sugli “effetti delle attività svolte sulla comunità di riferimento rispetto all’obiettivo individuato“.

Basterà tutto ciò a scoraggiare i troppi “furbetti” che sporcano il settore?

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