Riforma del Terzo Settore, ARTICOLO 10: Fondazione Italia Sociale

È istituita dalla riforma la Fondazione Italia Sociale con lo “scopo di sostenere … la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi da parte di enti del Terzo settore, caratterizzati dalla produzione di beni e servizi con un elevato impatto sociale e occupazionale”. Era quel che ci voleva oppure no?

La Riforma del Terzo settore si chiude con la formale istituzione della “Fondazione Italia Sociale“: se è chiaro che la finalità è nobile e condivisibile, per comprenderne l’effettiva portata (e le eventuali implicazioni, positive o negative) occorre pazientare ancora un pochino… Nel frattempo è possibile prendere atto degli obiettivi che si prefigge nonché dei principi previsti dal suo statuto:
a) l’adozione di “strumenti e modalità che consentano alla Fondazione di finanziare le proprie attività attraverso la mobilitazione di risorse finanziarie pubbliche e private, anche mediante il ricorso a iniziative donative per fini sociali e campagne di crowdfunding;
b) la previsione di strumenti e modalità di investimento, diretto o in partenariato con terzi, anche con riferimento alla diffusione di modelli di welfare integrativi rispetto a quelli già assicurati dall’intervento pubblico e allo sviluppo del microcredito e di altri strumenti di finanza sociale”;
c) “la nomina, nell’organo di governo della Fondazione, di un componente designato dal Consiglio nazionale del Terzo settore di cui all’articolo 5, comma 1, lettera g)”.

Gli interventi innovativi che questa Fondazione di diritto privato sarà chiamata a sostenere dovranno essere caratterizzati dalla produzione di beni e servizi con un elevato impatto sociale e occupazionale e rivolti, in particolare, ai territori e ai soggetti più svantaggiati.

Per il raggiungimento dei propri scopi, “nel rispetto del principio di prevalenza dell’impiego di risorse provenienti da soggetti privati”, potrà instaurare rapporti con omologhi enti o organismi in Italia e all’estero potendo contare per il 2016 su di una dotazione iniziale di un milione di euro grazie alla riduzione delle risorse che la legge di stabilità 2015 ha destinato alla Riforma del Terzo settore.

L’organizzazione, il funzionamento e la gestione della Fondazione dovranno essere ispirati a “principi di efficacia, efficienza, trasparenza ed economicità” ed a decorrere dall’anno successivo all’entrata in vigore della Riforma del Terzo settore, la Fondazione dovrà trasmettere alle Camere, entro il 31 dicembre di ogni anno, una “relazione sulle attività svolte per il perseguimento degli scopi istituzionali”, sia sui risultati conseguiti che sull’entità e articolazione del patrimonio, nonché sull’utilizzo della dotazione economica iniziale.

Con l’auspicio che tutto questo possa davvero essere d’aiuto al Terzo settore ed al mondo del non profit in generale, restiamo ora in trepidante attesa dei decreti attuativi 😉

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