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mercoledì 17 dicembre 2014

"La corretta ed efficace gestione di un ente non profit": secondo convegno nazionale FICSS - MOVIDA

Venerdì scorso, a pochi mesi dal primo convegno nazionale (di cui avevamo parlato QUI), direttamente presso la sede nazionale FICSS se ne è tenuto un secondo realizzato da MOVIDA e dallo Staff di Tutto Non Profit, segno evidente di come la "sete di conoscenza" sulle tematiche del non profit sia sempre in continua ed inarrestabile ascesa.

immagine "La corretta ed efficace gestione di un ente non profit": secondo convegno nazionale FICSS - MOVIDA

Questi i temi trattati, in estrema sintesi:
- dalla scheda di iscrizione, alla corretta compilazione dei registri verbali;
- dalla prima nota ai contratti con volontari e collaboratori;
- dal certificato medico al defibrillatore;
- utilizzo dei compensi sportivi (342/2000) alla luce delle sentenze;
- la simulazione gestionale in diretta: gli errori più comuni da evitare.

Come di consueto non sono mancati interventi e spunti di riflessione che hanno permesso di affrontare (e speriamo chiarire) anche aspetti "non in scaletta", per la miglior soddisfazione possibile dei numerosi partecipanti che cogliamo l'occasione di ringraziare per la viva attenzione mostrata.

Alla prossima ;-)

© riproduzione riservata

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4 commenti:

  1. Buongiorno,
    1.sarebbe regolare se un'associazione culturale e aps svolgesse la propria attività annuale in questo modo?:
    -avesse 20 soci che versano una quota associativa di 100 euro ciascuno
    - organizzasse due raccolte fondi che , al netto dei costi, facciano "guadagnare" all'associazione 10mila euro ciascuna ed incassarne 30mila ciascuna.
    -orgnizzasse vari eventi culturali e di intrattenimento, aperti a tutti, in modalità gratuita o con donazione libera
    -svolgesse attività commerciale come incassi da sponsorizzazioni ed eventi aperti a tutti con pagamento di biglietti di ingresso.
    - diffondesse la cultura pubblicando contenuti appositi sulle proprie pagine web.
    Tutte le attività sarebbero coerenti agli scopi dell'associazione.

    2. se il comportamento sopra indicato non fosse regolare, come adeguarlo?
    3.Se il comportamento fosse regolare. Quali sarebbe il limite di incasso e di guadagno per ogni sinogola raccolta fondi e per le attività commerciali?
    4.quando si ha la partita iva conviene sempre optare per la 398/91?
    grazie dell'aiuto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buongiorno. Le Associazioni senza finalità di lucro devovono essere mosse da una finalità ideale e non lucrativa, condizione imprescindibile per poter godere delle agevolazioni fiscali. In questa linea segnalo una nostra guida specifica sulle raccolte fondi (http://www.tuttononprofit.com/2013/11/focus-su-raccolte-fondi-tombole.html) ed un nostro articolo specifico sulla gestione delle attività commerciali marginali effettuate da un Ente non profit in 398 (il regime fiscale specifico per questi Enti) costituito in forma di associazione (http://www.tuttononprofit.com/2014/12/legge-39891-il-regime-fiscale-agevolato-enti-non-profit-associazioni-societa-sportive.html). Cordialità, Stefano Bertoletti

      Elimina
  2. Buonasera, e grazie per la risposta ma non so come interpretare quanto ha scritto.
    La nostra associazione non vuole avere fine di lucro e speravo che da quanto descritto si capisse la bontà delle nostre intenzioni.
    il nostro fine ideale è quello di svolgere promozione culturale e intrattenimento intelligente attraverso il web e in incontri GRATUITI aperti a tutti o , in alcuni casi,in eventi a pagamento.Per finanziare le nostre attività useremmo le due raccolte fondi (che dovrebbero essere consentite per legge) e faremmo un paio di eventi a pagamento sempre mantenendoci entro i limiti dei 250mila euro previsti dalla 398.
    Forse quello che le ha fatto interpretare male è il fatto che io abbia specificato il numero dei soci, ma quello sarebbe il numero inziale poi potrebbe aumentare.
    Quanto ho descritto sarebbe veramente irregolare?
    grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buongiorno. La mia risposta intendeva individuare i confini all'interno dei quali può/deve operare un ente non commerciale senza finalità di lucro, lungi dal voler far intendere che quanto prospettato fosse irregolare. In questa linea ed a conferma di ciò segnalo le previsioni dell'art. 149 del TUIR rubricato " Perdita della qualifica di ente non commerciale": "1. Indipendentemente dalle previsioni statutarie, l'ente perde la qualifica di ente non commerciale qualora eserciti prevalentemente attivita' commerciale per un intero periodo d'imposta.
      2. Ai fini della qualificazione commerciale dell'ente si tiene conto anche dei seguenti parametri: a) prevalenza delle immobilizzazioni relative all'attivita' commerciale, al netto degli ammortamenti, rispetto alle restanti attivita'; b) prevalenza dei ricavi derivanti da attivita' commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attivita' istituzionali; c) prevalenza dei redditi derivanti da attivita' commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le liberalita' e le quote associative; d) prevalenza delle componenti negative inerenti all'attivita' commerciale rispetto alle restanti spese.
      3. Il mutamento di qualifica opera a partire dal periodo d'imposta in cui vengono meno le condizioni che legittimano le agevolazioni e comporta l'obbligo di comprendere tutti i beni facenti parte del patrimonio dell'ente nell'inventario di cui all'articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. L'iscrizione nell'inventario deve essere effettuata entro sessanta giorni dall'inizio del periodo di imposta in cui ha effetto il mutamento di qualifica secondo i criteri di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1974, n. 689.
      4. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano agli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili ed alle associazioni sportive dilettantistiche". Appare pertanto evidente che, posta la finalità ideale dell'Ente, occorre che i proventi istituzionali risultino prevalenti rispetto a quelli commerciali, conferendo dunque a pieno titolo all'Ente lo status di "Ente non lucrativo", e come tale meritevole delle agevolazioni fiscali ad esso riservate dalla disciplina vigente. Gli altri link segnalati intendevano infine fornirLe un'analisi ampia ed organica della corretta gestione ed organizzazione delle raccolte fondi per le associazioni oltre che degli adempimenti connessi alla gestione di proventi commerciali (di certo possibili) per le stesse. Cordialità, Stefano Bertoletti

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