Come una Associazione ha vinto il ricorso contro l’Agenzia delle Entrate

Cari lettori, QUI
abbiamo elencato le contestazioni in base alle quali Agenzia Entrate ha
ritenuto di notificare ad una Associazione Sportiva Dilettantistica un avviso
di accertamento
(con il quale, in sintesi, si negava la
sua facoltà di godere dei benefici fiscali), precisando di seguito in relazione
ad esse le argomentazioni della ASD a tutela del proprio buon operato. Ci
eravamo quindi lasciati con la necessità di indicare i motivi a sostegno
dell’accoglimento del ricorso promosso dall’Ente Non Profit, che di
seguito, come promesso, andiamo a precisare.
Immagine Vittoria ricorso Associazione

Dopo la verifica
della presenza delle clausole statutarie fondamentali necessarie per permettere
ad una ASD di godere delle agevolazioni fiscali dal punto di vista formale (i
rischi di uno statuto “fai da te” li avevamo già approfonditi qui),
il Giudice così prosegue: “all’art. 1
della l. 16/12/1991, n. 398, “Disposizioni tributarie relative alle
associazioni sportive dilettantistiche, così si legge: “Le associazioni
sportive … non aventi scopo di lucro, affiliate alle federazioni sportive
nazionali o gli enti nazionali di promozione sportiva riconosciuti ai sensi
delle leggi vigenti, che svolgono attività sportive dilettantistiche … possano
optare per l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, dell’imposta sul
reddito delle persone giuridiche e dell’imposta locale sui redditi secondo le
disposizioni di cui all’art. 2”. E per l’art. 2: “I soggetti di cui
all’art.1 … sono esonerati dagli obblighi di tenuta delle scrittura contabili
… devono annotare nella distinta d’incasso o nella dichiarazione di incasso …
qualsiasi provento …”. Tali dettati vanno collegati col DPR 544/1999.
”.
Pertanto “nell’ambito di tali norme e disposizioni
deve esaminarsi la materia del contendere e pertanto verificare la sussistenza
dei presupposti per la fruizione del regime agevolativo
”.
Questa le argomentazioni
del Giudice: “secondo la circolare A.E.
n. 9/E del 24 aprile 2013 la norma di cui all’art 9, co. 3, DPR 544/99 non
prevede la decadenza dai benefici fiscali di cui alla l. 398/91 nel caso di
mancato rispetto dell’obbligo di tenuta del modello di cui al D.M. 11 febbraio1997, fermo ovviamente il permanere della sussistenza dei requisiti sostanziali
richiesti dalla specifica normativa, così come non la prevede il mancato
rispetto degli altri adempimenti presenti nel medesimo articolo di legge, quale
la conservazione e numerazione progressiva delle fatture di acquisto. Considerato
che nella fattispecie il rilievo dell’ufficio è in merito alla omessa
numerazione di queste ultime e che tale inosservanza è sanzionata da specifiche
disposizioni previste dal D. Lgs 471/97, deve concludersi che non è corretto
far discendere da tale inadempimento la decadenza dal regime tributario
agevolato
”. Non solo: “… non sono
fondati … gli ulteriori rilievi ad oggetto la mancanza di democraticità nella
gestione della vita associativa
. Invero, nel momento in cui l’Amministrazione
Finanziaria ha effettuato l’accesso, nella bacheca … ha rinvenuto l’avviso di convocazione dell’assemblea … Tale forma di convocazione deve ritenersi
assolutamente efficace ed idonea a garantire il principio di democraticità
nello svolgimento dell’attività sociale, atteso che è lo Statuto … a
prevederla. Similmente non esistono altri elementi che possano confortare il
predetto rilievo dell’ufficio, non essendo emerso né una disparità di trattamento tra i soci, né regole che diversifichino la partecipazione sociale degli
associati e neppure economica se non, per quest’ultima, quale conseguenza del
godimento di prestazioni diverse. Neppure – considerato che la partecipazione
alle assemblee e alle cariche sociali è volontaria – è emersa l’esistenza di un
gruppo predominante e ancora i verbali delle assemblee sono redatti
correttamente secondo le indicazioni sia codicistiche che della già menzionata
circolare n. 9/E dell’Agenzia delle Entrate. Le stesse interviste, considerate
nel loro insieme, escludono l’omessa applicazione del principio di
democraticità nelle scelte e nella vita sociale, principio di democraticità che
a contrario appare ben radicato nella vita associativa e ciò ancora a
prescindere dal fatto che la constante e continuativa presenza alle attività
non costituisce dovere dell’associato. Corretta è poi la modalità di
assunzione della qualifica di socio e così quella della partecipazione
economica di questi all’attività sociale, costituita da quota paritaria e da
ulteriore importo per il servizio di cui usufruisce, rapportato alla
particolarità dello stesso
”.
In conclusione:
rilevato … che: a) lo Statuto risulta
pienamente rispettato; b) non esistono violazioni, né formali né sostanziali,
nella gestione della vita sociale; c) i rimborsi non debbono essere esposti
nella dichiarazione dei redditi sia per la loro natura sostanziale, sia per non
apparire nelle note esplicative dell’anno … tra gli importi da ivi
considerarsi; d) per i corrispettivi trova applicazione l’art. 148 TUIR nel
combinato disposto con l’art. 143 TUIR, per il quale … non si considerano
commerciali le attività svolte in favore dei soci in diretta attuazione degli
scopi istituzionali, seppur subordinate al pagamento di corrispettivo correlato
ai costi sostenuti per l’offerta delle prestazioni; e) la lettura dello Statuto
dà contezza dell’integrazione dei requisiti richiesti dal coma 8 dell’art. 148,
DPR 917/86 … il ricorso deve essere accolto
”.
Tutto questo per
dire cosa? Creare un’Associazione è relativamente semplice, gestirla
nel modo corretto
è impegnativo, ma dimostrare la bontà
della propria gestione è fondamentale!

© riproduzione riservata

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