Lavoro in nero nella Associazioni non profit e nelle Società Sportive: ecco cosa si rischia!

Cari lettori
… prima di tutto buon anno! Il 2014 si preannuncia portatore sano di una
ventata di belle novità per il non profit … speriamo!

In ogni
caso, per quanto non ci siano “buone nuove” all’orizzonte al momento, nella
linea che ha caratterizzato il nostro blog sin dalla sua nascita (affrontare e
chiarire nella maniera più esauriente possibile singole problematiche
specifiche degli Enti non profit), cerchiamo con questo articolo di precisare cosa
rischia un Ente non profit (sia esso un’Associazione culturale, sportiva
dilettantistica, di promozione sociale oppure anche una Società Sportiva
Dilettantistica a responsabilità limitata) qualora gli venga contestata la presenza
di lavoro in nero.
Immagine lavoro nero tutto non profit

 

Ecco le
novità in breve:

  1. aumento del 30% delle sanzioni per chi impiega
    lavoratori in nero (contestazione tipica nell’ipotesi in cui un collaboratore
    presti la propria opera tutti i giorni, sempre nel medesimo orario e con le
    stesse modalità operative, nel rispetto del potere datoriale esercitato da
    terzi);  
  2. raddoppio delle sanzioni inflitte per
    coloro che violano le norme sulla durata e sui riposi, quindi: il superamento della
    durata media dell’orario di lavoro, fissata a 48 ore (incluso
    straordinario); le sanzioni per le violazioni sul riposo settimanale, cui
    ha diritto il lavoratore dipendente ogni 7giorni di lavoro, della
    durata di 24 ore consecutive di regola coincidenti con l’ultimo giorno della settimana; le
    sanzioni per le violazioni delle norme sul riposo giornaliero cui ha
    diritto il lavoratore ogni 24 ore per la durata di undici ore.
Nello
specifico:

  1. in caso di impiego di lavoratori subordinati senza preventiva
    comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di
    lavoro (la “CO” telematica), la sanzione è passata dal precedente minimo di
    1.500 euro e massimo di 12.000 euro ad un minimo di 1.950 euro ed un massimo di
    15.600 euro;
  2. la sanzione che segue la chiusura dell’attività
    qualora più di 1/3 dei dipendenti risulti irregolare passa da 1.500 euro a
    1.950 euro;
  3. la sanzione base per violazioni al riposo giornaliero
    (che andava da 50 euro a 150 euro), ora è compresa tra 100 euro e 300 euro;
  4. le sanzioni base per violazioni alla durata
    dell’orario di lavoro e al riposo settimanale, i cui importi antecedentemente
    erano compresi tra i 100 euro ed i 750 euro, ora sono decuplicati, passando dai 200 euro ai 1.500 euro.
Stanti tutte
le considerazioni di cui sopra, necessarie sono a nostro avviso due
precisazioni:
  1. appare evidente la necessità di rispettare le
    prescrizioni di legge relative alle modalità di instaurazione/gestione dei
    rapporti di lavoro a prescindere dall’entità della sanzione;
  2. ferma la considerazione di cui al punto 1,
    l’aggravio delle sanzioni (ed il conseguente implemento del personale
    ispettivo deputato ai controlli in oggetto) deve in ogni caso spingere gli
    attenti gestori ad utilizzare forme contrattuali idonee alle prestazioni
    fornite dai propri dipendenti/collaboratori/volontari. Per ulteriori
    approfondimenti sul tema Vi consigliamo la lettura di questo
    articolo
    .
Si precisa che il riferimento normativo è l’articolo 14 del D.L. 145/2013.

AGGIORNAMENTO del 29.07.14 successivo alla Risoluzione 70/E del 24.07.2014: un nuovo codice tributo (79AT) da indicarsi nel modello F23 (campo 11) dovrà essere utilizzato per far confluire le somme dovute a titolo di incremento delle sanzioni amministrative per la violazione delle norme in materia di lavoro nero e di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro in apposito fondo dedicato all’occupazione e alla formazione.

AGGIORNAMENTO del 24.10.14 la Nota 9 ottobre 2014, n.16920 (prot. n. 37/0016920/MA007.A001) del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha indicato quanto segue: “…anche il lavoro autonomo per il quale sia stata emessa regolare ritenuta d’acconto, trascritta nella documentazione fiscale obbligatoria, non può essere considerato lavoro “in nero”, pur a fronte della riqualificazione della prestazione di lavoro come prestazione di lavoro subordinato, non dovendosi procedere, in tal caso, all’applicazione della relativa maxisanzione.“.

AGGIORNAMENTO del 13 novembre 2014: la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 254 del 13 novembre 2014, ha deciso che la sanzione fissa di 3.000 euro prevista dal governo Prodi per ciascun lavoratore in nero (indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa) è incostituzionale, in quanto arbitraria e irragionevole.

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4 commenti

  1. salve,
    vorrei prendere in gestione un circolo Arci, ma prima vorrei essere sicuro di chi può versare da bere all'interno……ossia devo versare solo io, oppure anche altri soci, oppure solo uno addetto a fare quello?
    grazie.

    1. salve,
      ho ancora un dubbio riguardo la destinazione degli utili eventuali e sul versamento dell'Iva….come mi devo comportare?
      grazie.